Chi ha ucciso Chiara Poggi? 19 anni dopo Garlasco si ritrova davanti a due ricostruzioni completamente incompatibili
Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco è arrivato in una situazione che nel 2015 sarebbe sembrata quasi impossibile. Alberto Stasi resta l’unico uomo…
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Vedi tutte →Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco è arrivato in una situazione che nel 2015 sarebbe sembrata quasi impossibile. Alberto Stasi resta l’unico uomo condannato in via definitiva per il delitto e quella sentenza, oggi 13 agosto 2026, è ancora pienamente valida. Nello stesso momento, però, la Procura di Pavia sostiene che a uccidere Chiara sia stato Andrea Sempio, amico del fratello della ragazza, e ha trasmesso materiale alla Procura generale di Milano perché venga valutata anche una possibile revisione del processo Stasi.
Non è quindi corretto dire che Stasi sia stato scagionato.
Non è corretto neppure presentare Sempio come l’assassino già accertato.
La situazione è molto più complicata: esiste una verità giudiziaria definitiva e, parallelamente, una nuova indagine che propone una ricostruzione incompatibile con quella sentenza.
Per capire come si sia arrivati fin qui bisogna tornare alla mattina del 13 agosto 2007.
13 agosto 2007: Chiara Poggi viene uccisa nella sua casa
Chiara ha 26 anni, è laureata in Economia e vive con i genitori a Garlasco, in provincia di Pavia.
Quel giorno la famiglia è in vacanza. Lei è rimasta nella villetta di via Pascoli.
A dare l’allarme è il fidanzato Alberto Stasi, allora 24enne e studente alla Bocconi. Chiara viene trovata senza vita nei pressi della scala che porta alla cantina. È stata colpita ripetutamente alla testa e al volto con un oggetto contundente.
L’arma non verrà mai ritrovata con certezza.
Il nome di Stasi entra immediatamente nell’indagine. Il 24 settembre viene fermato, anche dopo il ritrovamento sui pedali di una sua bicicletta di tracce genetiche compatibili con Chiara. Il gip, però, non convalida il fermo: gli elementi non vengono considerati sufficienti per mantenerlo in custodia.
È l’inizio di un percorso giudiziario che durerà anni e produrrà prima due assoluzioni e poi una condanna definitiva.
Il computer di Stasi diventa uno dei grandi protagonisti del caso
Alberto racconta di aver trascorso parte della mattina lavorando alla propria tesi.
Il computer conferma un’attività significativa, ma le tempistiche diventano uno dei nodi delle successive ricostruzioni processuali. I giudici che arriveranno alla condanna riterranno possibile collocare l’omicidio in un intervallo compatibile con gli spostamenti di Stasi.
Per anni si discuterà anche di ciò che Chiara avrebbe eventualmente visto sul suo computer la sera precedente.
La famiglia Poggi ha continuato a sostenere che la ragazza avesse avuto accesso a una cartella contenente materiale pornografico. Nel gennaio 2026 i consulenti della famiglia hanno affermato che nuove analisi informatiche avrebbero confermato la visualizzazione dell’anteprima di quei file.
La difesa di Stasi è arrivata però a una conclusione opposta.
Una propria consulenza depositata nel marzo 2026 sostiene che Chiara, tra le 21:59 e le 22:09 del 12 agosto 2007, stesse invece modificando la tesi del fidanzato e che non vi sarebbe stato alcun accesso umano alla cartella contestata. Secondo i consulenti di Stasi, una traccia automatica generata da Windows XP sarebbe stata interpretata in passato come un’apertura effettuata da una persona.
Diciannove anni dopo, persino gli ultimi minuti trascorsi davanti a quel computer continuano quindi a essere letti in due modi completamente diversi.
Le scarpe pulite e il percorso nella villetta
Un’altra domanda accompagna il caso fin dalle prime indagini.
Stasi racconta di essere entrato in casa e di aver raggiunto la zona nella quale vede il corpo di Chiara. La villetta presenta però numerose tracce di sangue.
Le sue scarpe vengono trovate pulite.
Durante i processi questo elemento assumerà un’importanza crescente. Gli esperimenti effettuati sul possibile percorso all’interno dell’abitazione contribuiranno alla tesi secondo cui sarebbe stato estremamente difficile muoversi come descritto senza sporcarsi le suole.
Anche la ricostruzione delle impronte di scarpa diventerà oggetto di scontri tra consulenti.
Non esiste una singola prova che, da sola, spieghi la condanna di Stasi.
I giudici arriveranno invece a considerare decisiva la combinazione degli indizi, valutati insieme.
La bicicletta e il DNA di Chiara sui pedali
La bicicletta è un altro elemento che ancora oggi compare puntualmente ogni volta che si torna a parlare di Garlasco.
Alcuni testimoni dissero di aver notato una bicicletta da donna vicino alla casa dei Poggi.
Nella disponibilità della famiglia Stasi esisteva una bicicletta femminile nera. Nel corso degli accertamenti, però, venne inizialmente sequestrata un’altra bici, sulla quale fu rilevato DNA compatibile con Chiara sui pedali.
Anche questo dato finirà dentro il mosaico accusatorio che porterà alla condanna.
Preso isolatamente, però, presenta un problema evidente: Alberto frequentava Chiara e la sua famiglia.
Per questo il processo non si baserà mai soltanto sul DNA trovato sulla bicicletta.
2009: Alberto Stasi viene assolto
La Procura chiede il rinvio a giudizio nel novembre 2008.
Stasi sceglie il rito abbreviato.
Il 17 dicembre 2009 arriva la prima sentenza: assoluzione.
Il giudice considera il quadro istruttorio “contraddittorio e altamente insufficiente”.
È un passaggio fondamentale.
Non abbiamo quindi una storia nella quale un uomo viene individuato, processato e condannato immediatamente.
La prima valutazione giudiziaria dice esattamente il contrario: gli indizi non bastano per dichiararlo colpevole oltre ogni ragionevole dubbio.
2011: Stasi viene assolto anche in appello
L’accusa non si arrende.
Nel novembre 2011 parte il processo davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Milano. La procura generale chiede 30 anni.
Il 6 dicembre arriva però una seconda assoluzione.
A quel punto sembra che per Alberto Stasi la vicenda giudiziaria possa essere vicina alla fine.
Due giudizi.
Due assoluzioni.
La Cassazione, però, cambia nuovamente la direzione del caso.
2013: la Cassazione ordina un nuovo processo
Il 18 aprile 2013 la Suprema Corte annulla la sentenza d’appello e dispone un nuovo giudizio.
Secondo la Cassazione è necessario rivalutare diversi elementi in maniera più completa, evitando di analizzarli come indizi indipendenti e scollegati tra loro.
Il processo torna quindi davanti a una nuova Corte d’Assise d’Appello.
Vengono riesaminati il computer.
Le tempistiche.
Le scarpe.
La bicicletta.
Le tracce biologiche.
Il percorso dentro casa.
Lo stesso materiale che aveva prodotto due assoluzioni viene letto da un’altra prospettiva.
2014: il ribaltamento e la condanna a 16 anni
Il 17 dicembre 2014 Alberto Stasi viene condannato a 16 anni di reclusione.
La nuova Corte considera il quadro indiziario sufficientemente solido se letto nel suo insieme.
Il movente, però, resta uno dei grandi vuoti.
La sentenza ritiene che Chiara fosse diventata per Stasi una presenza “pericolosa e scomoda”, ma non riesce a stabilire con certezza per quale ragione. La mancanza di un movente dimostrato non impedisce comunque la condanna.
Il 12 dicembre 2015 la Cassazione conferma definitivamente i 16 anni.
Stasi si costituisce nel carcere di Bollate.
Per la giustizia italiana, da quel momento, è lui l’assassino di Chiara Poggi.
Ed è ancora questa, al 13 agosto 2026, la verità stabilita da una sentenza definitiva.
2016: entra in scena Andrea Sempio
La storia sembra chiusa.
Poi compare un altro nome.
Nel dicembre 2016 la difesa di Stasi presenta nuovi accertamenti sulle tracce genetiche ritrovate sotto le unghie di Chiara. L’attenzione si concentra su Andrea Sempio, all’epoca dell’omicidio diciannovenne e amico di Marco Poggi.
Il 23 dicembre viene iscritto nel registro degli indagati.
Sempio frequentava casa Poggi perché apparteneva alla compagnia del fratello di Chiara.
La sua posizione viene però archiviata il 28 marzo 2017.
Il DNA viene ritenuto problematico e non sufficiente a collegarlo all’omicidio. Viene presa in considerazione anche la possibilità di un trasferimento indiretto attraverso oggetti presenti nella casa, come computer e tastiera utilizzati dagli amici di Marco.
Per anni Sempio esce dalla vicenda.
Anche i tentativi di revisione di Stasi falliscono
La difesa di Alberto prova nel frattempo a riaprire il processo.
Nel gennaio 2017 la Corte d’Appello di Brescia respinge una prima istanza di revisione.
Un nuovo tentativo viene presentato nel 2020 e anche quello viene dichiarato inammissibile.
La condanna continua quindi a resistere.
Persino la Corte europea dei diritti dell’uomo, nel febbraio 2025, dichiara irricevibile il ricorso di Stasi.
Poi, poche settimane dopo, accade ciò che rimette in moto l’intera storia.
Marzo 2025: Andrea Sempio viene nuovamente indagato
L’11 marzo 2025 la Procura di Pavia riapre il caso nei confronti di Andrea Sempio.
L’ipotesi iniziale è omicidio in concorso con ignoti o con Alberto Stasi.
Gli investigatori tornano sui vecchi reperti sfruttando nuove tecniche.
Vengono eseguiti prelievi genetici.
Si riapre la villetta.
Si analizzano nuovamente impronte e tracce.
Si studiano gli spostamenti del 13 agosto 2007.
Vengono sequestrati telefoni e computer.
A maggio 2025 vengono perquisite anche le abitazioni di familiari e amici di Sempio, mentre un canale viene dragato nella ricerca dell’arma del delitto. Un martello recuperato durante le operazioni viene sottoposto ad analisi.
Da quel momento Garlasco torna quasi quotidianamente sulle prime pagine.
Il DNA sotto le unghie di Chiara torna decisivo, ma non identifica da solo Sempio
Il nuovo incidente probatorio genetico diventa uno degli snodi principali.
La perita nominata dal giudice, Denise Albani, conclude che il profilo maschile rilevato sotto le unghie di Chiara è compatibile con la linea genetica maschile della famiglia Sempio. L’ultimo confronto davanti al giudice si tiene il 18 dicembre 2025.
La formulazione va però spiegata bene.
Non significa che il DNA identifichi Andrea Sempio in maniera univoca.
Si tratta di un profilo del cromosoma Y, condiviso dagli uomini appartenenti alla stessa linea paterna. Esistono inoltre limiti derivanti dalle modalità con cui i campioni vennero originariamente raccolti e analizzati.
La difesa sostiene inoltre che, considerando la frequentazione della casa da parte di Sempio, il materiale potrebbe essere arrivato sulle mani di Chiara attraverso un trasferimento indiretto.
La Procura attribuisce invece alla traccia un peso maggiore perché la inserisce insieme agli altri elementi raccolti.
L’impronta 33 cambia proprietario secondo la nuova indagine
Il secondo grande elemento è la famosa impronta 33.
La traccia palmare era stata repertata su una parete nei pressi della scala della cantina.
Durante le nuove indagini, i carabinieri arrivano ad attribuirla ad Andrea Sempio attraverso il confronto delle minuzie dattiloscopiche.
Anche in questo caso esiste però una distinzione fondamentale.
L’impronta non è databile.
Non dimostra da sola che Sempio fosse presente durante l’omicidio.
La difesa osserva che il ragazzo frequentava casa Poggi e contesta inoltre il valore della traccia rispetto alla dinamica dell’aggressione.
Per l’accusa, invece, l’impronta acquista significato se letta insieme al DNA, alle telefonate, agli spostamenti e alle dichiarazioni dell’indagato.
Le nuove analisi dicono che Chiara avrebbe lottato
Nel 2025 la Procura affida una nuova consulenza medico-legale all’anatomopatologa Cristina Cattaneo.
La relazione viene depositata nel febbraio 2026.
Secondo la nuova lettura delle lesioni, Chiara non avrebbe subito passivamente un’aggressione rapidissima: avrebbe cercato di difendersi e avrebbe lottato con chi la stava colpendo. Lividi, abrasioni ed ecchimosi su braccia e gambe vengono interpretati in questa direzione.
Anche la finestra temporale della morte viene ampliata.
La relazione colloca il decesso tra le 7 e le 12:30, da mettere in relazione con il disinserimento dell’allarme della casa alle 9:12.
Questo allargamento assume enorme importanza perché modifica la discussione sugli alibi e sui possibili spostamenti.
Anche la scena del crimine viene ricostruita in 3D
Le nuove indagini non si limitano ai vecchi verbali.
Il Ris di Cagliari torna nella villetta ed esegue una Bloodstain Pattern Analysis, studiando la distribuzione delle macchie di sangue e realizzando una ricostruzione tridimensionale.
La conclusione della consulenza depositata nel settembre 2025 è significativa: la dinamica delle tracce non richiederebbe la presenza di più assassini.
Quell’esito diventa particolarmente importante mesi dopo.
L’accusa iniziale contro Sempio parlava infatti di omicidio in concorso.
Nell’aprile 2026 la Procura cambia completamente impostazione.
Aprile 2026: per i pm Sempio avrebbe agito da solo
Il 29 aprile arriva una delle svolte più forti dell’intera nuova inchiesta.
La Procura di Pavia modifica il capo d’accusa: Andrea Sempio avrebbe ucciso Chiara da solo. Alberto Stasi sparisce dalla nuova ricostruzione del delitto.
I magistrati ipotizzano che Sempio sia entrato nella casa sapendo che Chiara fosse sola.
Secondo l’accusa avrebbe tentato un approccio sessuale, sarebbe stato respinto e avrebbe reagito violentemente.
Chiara avrebbe provato a difendersi.
Sarebbe stata colpita ripetutamente alla testa e al volto, trascinata verso la scala della cantina e nuovamente colpita anche quando era ormai incosciente.
I pm contestano omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti.
Sempio e i suoi avvocati respingono completamente questa ricostruzione.
L’indagato sostiene di non avere avuto un rapporto personale con Chiara tale da rendere plausibile quel movente.
Il possibile movente e i video intimi di Chiara e Alberto
La parte più delicata della nuova ipotesi riguarda alcuni video privati della coppia.
Secondo gli accertamenti informatici della Procura, filmati intimi di Chiara e Alberto erano stati copiati tra computer e supporti esterni e almeno uno sarebbe rimasto per un certo periodo su una chiavetta USB appartenente a Chiara.
I consulenti hanno inoltre documentato un accesso di Sempio al computer utilizzato in casa Poggi il 20 luglio 2007.
Da questi elementi la Procura costruisce l’ipotesi che Sempio possa aver visto i filmati e sviluppato un interesse sessuale per Chiara.
È però importante distinguere ciò che è documentato da ciò che viene dedotto.
La presenza dei file sui dispositivi è un dato tecnico.
Che Sempio li abbia effettivamente guardati e che da ciò sia nato il movente è una ricostruzione accusatoria, contestata dalla difesa.
Marco Poggi ha inoltre dichiarato ai magistrati di non aver mai visto video intimi della sorella.
Lo scontrino di Vigevano torna sotto esame
Andrea Sempio ha sempre sostenuto che quella mattina fosse andato a Vigevano.
Come elemento a sostegno del racconto esiste uno scontrino di un parcheggio.
Anche questo documento, però, è tornato al centro dell’indagine.
In un’intercettazione del 2025, il padre Giuseppe Sempio dice alla moglie, parlando dello scontrino: “lo hai fatto tu”.
La frase viene interpretata dagli investigatori come un possibile elemento capace di indebolire la ricostruzione dell’alibi.
La difesa continua invece a sostenere che lo scontrino appartenga ad Andrea e che gli spostamenti raccontati siano compatibili con i tempi.
I pm contestano anche il passaggio davanti alla casa nel pomeriggio
Sempio raccontò che nel pomeriggio del 13 agosto passò nei pressi di via Pascoli e notò mezzi di soccorso e persone.
La Procura oggi considera poco credibile anche questo passaggio.
Dalle mappe e dai percorsi ricostruiti, secondo i magistrati, non sarebbe stato naturale transitare proprio davanti alla villetta durante lo spostamento che Sempio disse di aver effettuato insieme al padre.
Per l’accusa, quel ritorno potrebbe quindi essere stato consapevole.
Per la difesa, naturalmente, si tratta di un’interpretazione e non di una prova della presenza di Sempio durante il delitto.
Gli strani soliloqui intercettati
Altro capitolo sono le intercettazioni.
In alcuni audio Andrea Sempio parla da solo in macchina.
Una frase del 2017 contiene un riferimento alle “nove e mezza”, che secondo la Procura potrebbe essere collegato all’orario in cui sarebbe arrivato da Chiara.
La difesa respinge questa lettura.
I legali sostengono che i cosiddetti soliloqui siano stati estrapolati dal contesto e non abbiano alcuna natura confessoria. A maggio 2026 hanno depositato una memoria accompagnata dagli audio completi proprio per contestare l’interpretazione dei magistrati.
È uno degli esempi più chiari di come quasi ogni elemento di Garlasco abbia oggi due letture radicalmente diverse.
7 maggio 2026: la Procura annuncia la conclusione delle indagini
Il 7 maggio la Procura di Pavia notifica l’avviso di conclusione delle indagini.
Per i magistrati l’autore dell’omicidio è Andrea Sempio.
L’atto preannuncia normalmente il passaggio verso una richiesta di rinvio a giudizio.
Sembra che l’inchiesta sia pronta a trasformarsi in un processo.
In realtà, nelle settimane successive succede qualcosa che allunga nuovamente i tempi.
La difesa deposita cinque consulenze e l’indagine riparte
Gli avvocati di Sempio presentano diverse consulenze tecniche.
Contestano l’impronta 33.
Contestano la compatibilità delle impronte di scarpa.
Contestano la valutazione genetica.
Contestano i soliloqui.
Contestano il movente.
A quel punto la Procura decide di effettuare indagini integrative.
Il 28 maggio il procuratore Fabio Napoleone annuncia ulteriori verifiche sulle consulenze della difesa e precisa un dato importante: i termini delle indagini preliminari scadono il 28 settembre 2026.
Questo significa che oggi, 13 agosto, il procedimento non è ancora arrivato alla richiesta definitiva di processo.
La consulenza psichiatrica richiesta dalla Procura
Tra gli approfondimenti integrativi c’è anche una consulenza affidata allo psichiatra Roberto Catanesi.
L’incarico serve a valutare se Sempio presentasse all’epoca eventuali condizioni patologiche capaci di incidere sulla capacità di intendere e di volere e se vi siano elementi rilevanti sul piano della pericolosità sociale.
La difesa reagisce duramente e comunica che Sempio non intende sottoporsi personalmente all’esame.
Anche questo passaggio ha contribuito a spostare più avanti la conclusione effettiva dell’inchiesta.
Giugno 2026: Alberto Stasi esce dal carcere, ma non viene assolto
Il 13 giugno arriva una notizia che può generare facilmente confusione.
Alberto Stasi lascia il carcere di Bollate dopo aver ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali. Aveva già trascorso oltre dieci anni in detenzione ed era da tempo in semilibertà.
Questo non ha nulla a che vedere con un’assoluzione.
La sua condanna resta valida.
La misura riguarda esclusivamente il modo in cui termina l’esecuzione della pena.
Se Stasi dovesse essere riconosciuto innocente, servirebbe un procedimento di revisione separato.
La Procura di Pavia vuole che venga rivalutata la condanna di Stasi
Già ad aprile i magistrati pavesi hanno incontrato la Procura generale di Milano proprio per discutere gli effetti della nuova indagine sulla posizione di Alberto Stasi.
È un passaggio inevitabile.
Se la tesi di Pavia è che Sempio abbia ucciso Chiara da solo, Stasi non può contemporaneamente essere l’autore materiale unico indicato dalla sentenza definitiva.
La Procura generale deve però esaminare autonomamente gli atti.
Non basta che i pm di Pavia abbiano cambiato ricostruzione per cancellare una sentenza passata in giudicato.
La difesa di Stasi sta preparando una nuova istanza di revisione.
Sarebbe il terzo tentativo.
Luglio 2026: la difesa di Sempio torna fisicamente sui percorsi di Garlasco
Le novità non si fermano a maggio e giugno.
All’inizio di luglio il pool difensivo di Andrea Sempio torna a Garlasco per eseguire una serie di “esperimenti empirici” sui percorsi e sui tempi degli spostamenti del 13 agosto 2007.
Gli avvocati cercano di verificare materialmente quanto servisse per muoversi tra casa Poggi, Vigevano e gli altri luoghi citati nei verbali.
La stessa difesa conferma il 4 luglio di aver lavorato sul posto proprio per ricostruire tecnicamente quei tragitti.
È un dettaglio meno spettacolare del DNA, ma importante.
Gran parte dell’accusa si gioca infatti sulla possibilità che Sempio avesse tempo sufficiente per trovarsi nella villetta durante la finestra individuata dai consulenti.
Misurare quei minuti significa quindi attaccare uno dei pilastri temporali della nuova ricostruzione.
A fine luglio torna sotto osservazione anche la vecchia indagine del 2017
Un altro filone continua a svilupparsi parallelamente.
La Procura di Brescia sta verificando la gestione della precedente indagine su Sempio e il comportamento dell’ex procuratore pavese Mario Venditti.
A fine luglio RaiNews ha riferito di approfondimenti su appunti che non sarebbero comparsi nella richiesta di archiviazione del 2017.
Va però tenuta separata questa vicenda dall’inchiesta sull’omicidio.
Un’eventuale irregolarità nelle vecchie indagini non dimostrerebbe automaticamente che Sempio abbia ucciso Chiara.
Allo stesso modo, le iniziali ipotesi di corruzione nei confronti di Venditti non possono essere presentate come accertate: gli sviluppi investigativi hanno prodotto anche elementi che hanno ridimensionato quella ricostruzione.
Garlasco ormai contiene processi dentro altri processi.
Ed è uno dei motivi per cui raccontarlo senza confondere ipotesi, indizi e sentenze è diventato così difficile.
Ad agosto 2026 non c’è ancora un rinvio a giudizio
Arriviamo finalmente a oggi.
13 agosto 2026.
Diciannovesimo anniversario dell’omicidio.
Non risulta, fino a questo momento, una richiesta definitiva di rinvio a giudizio già decisa da un giudice nei confronti di Andrea Sempio.
Non esiste una nuova sentenza.
Non è stata annullata la condanna di Alberto Stasi.
La Procura di Pavia sta ancora completando gli approfondimenti integrativi disposti dopo le consulenze della difesa, con termini indicati al 28 settembre 2026.
Questa è forse la fotografia più corretta del caso oggi.
Siamo dopo una svolta investigativa gigantesca, ma prima del momento in cui quella svolta dovrà essere verificata davanti a un giudice.
La famiglia Poggi continua a credere nella condanna di Stasi
Esiste poi una posizione che spesso viene schiacciata tra i due fronti giudiziari.
Quella della famiglia di Chiara.
I Poggi continuano a considerare valida la ricostruzione che ha portato alla condanna di Alberto Stasi.
Marco Poggi conosce Andrea Sempio da molti anni e ha pubblicamente manifestato la propria convinzione che l’amico non abbia ucciso la sorella. Nel giugno 2026 ha parlato per la prima volta a lungo anche del dolore accumulato in questi 19 anni e del rimpianto per la vita che Chiara non ha potuto avere.
Per una famiglia che aveva già attraversato cinque gradi di giudizio e ottenuto una condanna definitiva, vedere riaprire ogni dettaglio significa rivivere nuovamente il 13 agosto 2007.
Il paese stesso mostra segni di stanchezza.
A giugno diversi abitanti e il sindaco hanno chiesto di abbassare l’esposizione mediatica che ha trasformato Garlasco in un set permanente per televisioni, podcast e curiosi.
Il grande problema: non esiste ancora una prova che chiuda ogni discussione
Dopo diciannove anni continuiamo a parlare di un caso nel quale manca l’arma.
Il movente della sentenza Stasi non è mai stato individuato con certezza.
Il movente attribuito oggi a Sempio è una ricostruzione investigativa ancora da sottoporre al vaglio processuale.
Il DNA sulle unghie è compatibile con la linea paterna Sempio, ma non identifica esclusivamente Andrea.
L’impronta 33 viene attribuita a lui dalla nuova indagine, ma non può essere datata.
Lo scontrino di Vigevano viene messo in dubbio, mentre la difesa continua a difenderne la validità.
Le intercettazioni possono sembrare inquietanti a chi le legge secondo l’ipotesi dell’accusa e completamente innocue a chi le colloca nel contesto sostenuto dagli avvocati.
È proprio questo che renderà decisivo un eventuale processo.
Perché il compito di un giudice non sarà chiedersi quale versione sia più affascinante o quale funzioni meglio in televisione.
Dovrà stabilire se quegli elementi dimostrino la responsabilità di Sempio oltre ogni ragionevole dubbio.
E Alberto Stasi?
Anche per lui la questione è molto più complessa di quanto sembri.
La nuova inchiesta non lo assolve automaticamente.
La sentenza del 2015 rimane.
Se la Procura generale di Milano o la difesa presenteranno una nuova istanza di revisione, i giudici dovranno prima stabilire se esistano prove nuove abbastanza forti da riaprire il processo.
Solo dopo potrebbe essere rivalutata la sua responsabilità.
Una eventuale condanna di Sempio come unico assassino avrebbe naturalmente conseguenze enormi.
Ma siamo ancora lontani da quel momento.
Diciannove anni dopo dovremmo ricordare prima di tutto Chiara
C’è un rischio evidente.
Parlare talmente tanto di Stasi e Sempio da trasformare Chiara in una comparsa della propria storia.
Chiara Poggi aveva 26 anni.
Era una giovane donna laureata, con una famiglia, un fidanzato, amici e una vita che il 13 agosto 2007 si è interrotta dentro casa sua.
Da allora il suo nome è stato associato a biciclette, computer, impronte, DNA, scarpe, scontrini e intercettazioni.
Sono elementi necessari per cercare la verità.
Ma dietro ognuno di quei reperti esiste una persona che non ha potuto raccontare ciò che accadde quella mattina.
Diciannove anni dopo, la giustizia italiana si trova davanti a una situazione rarissima: un uomo condannato definitivamente e una Procura che sostiene di avere individuato un altro unico assassino.
La nuova indagine potrebbe crollare davanti a un giudice.
Potrebbe invece produrre un processo e una condanna.
Potrebbe portare alla revisione del caso Stasi.
Potrebbero emergere ancora elementi che oggi non conosciamo.
Una sola cosa è certa.
Il caso di Garlasco, che per anni abbiamo chiamato “chiuso”, il 13 agosto 2026 è tornato a essere una storia senza un finale condiviso.
Secondo voi le nuove indagini sono sufficientemente solide per rimettere in discussione la condanna di Alberto Stasi oppure bisogna aspettare un eventuale processo ad Andrea Sempio prima di riscrivere il caso di Garlasco? Scrivetecelo nei commenti.