“O.J. la braccava ovunque, ho nascosto tutto in una valigetta”: il fidanzato segreto di Nicole Brown Simpson rompe il silenzio dopo 33 anni
Joseph Perrulli, ex fidanzato di Nicole Brown Simpson, ha deciso di raccontare dopo 33 anni una storia rimasta chiusa in una valigetta. Dentro c’erano lettere, fotografie, diari e…
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Vedi tutte →Joseph Perrulli, ex fidanzato di Nicole Brown Simpson, ha deciso di raccontare dopo 33 anni una storia rimasta chiusa in una valigetta. Dentro c’erano lettere, fotografie, diari e ricordi della sua relazione con Nicole, iniziata dopo la separazione da O.J. Simpson e rimasta per decenni fuori dal grande racconto pubblico sul caso. Ora Perrulli, 65 anni, ha pubblicato il memoir The Forgotten Briefcase e ha spiegato a People perché ha scelto di parlare solo adesso.
La ragione, almeno secondo il suo racconto, è legata a un’esperienza al limite. Nel 2024, mentre stava iniziando a trascrivere quei ricordi, Perrulli è stato colpito da un grave ictus ischemico. Si è ritrovato vicino alla morte e da quel momento ha sentito di dover finire il libro. Non solo per sé. Soprattutto per Nicole.
Perché, nelle sue parole, la donna che lui aveva conosciuto era molto diversa dall’immagine rimasta schiacciata per anni dal processo, dai titoli dei giornali e dall’ombra enorme di O.J. Simpson.
La relazione con Nicole Brown Simpson
Joseph Perrulli racconta di aver incontrato Nicole per la prima volta nel 1989 grazie a Kris Jenner, quando lei era ancora sposata con O.J. Simpson. Non nacque subito una storia. Anzi, in quel primo incontro Perrulli ricorda soprattutto una sensazione: Nicole gli sembrò triste, come se portasse addosso qualcosa di pesante.
I due si ritrovarono nel 1992, dopo la separazione di Nicole da Simpson. Da lì sarebbe iniziata una relazione intensa, vissuta almeno per un periodo con la voglia di uscire finalmente allo scoperto. Perrulli racconta che durante un viaggio a Cabo San Lucas, in Messico, si confessarono il loro amore.
Nel suo ricordo, Nicole stava provando a riprendersi la vita. Non era solo “l’ex moglie di”. Era una donna che voleva respirare, scegliere, amare, sentirsi libera. Perrulli la descrive come spirituale, concreta, molto più profonda di quanto la narrazione mediatica abbia spesso lasciato intendere.
Ed è forse questo l’aspetto più doloroso della sua testimonianza: non parla solo di una relazione romantica. Parla di una donna che, secondo lui, stava cercando di uscire da una gabbia.
L’ombra di O.J. Simpson
Il racconto di Perrulli diventa più inquietante quando parla della presenza di O.J. Simpson durante quella relazione. Secondo lui, l’ex campione di football era una presenza costante, opprimente, difficile da ignorare.
Perrulli sostiene di aver avvertito più volte la sensazione di essere osservato. Racconta episodi in cui O.J. sarebbe apparso all’improvviso o avrebbe fatto sentire la propria presenza in modo minaccioso. In un passaggio riportato da People ed Entertainment Weekly, Perrulli parla di Simpson come di qualcuno che “si aggirava ovunque”, una presenza capace di trasformare la relazione con Nicole in qualcosa di sempre più pericoloso.
Nicole, secondo il suo racconto, gli avrebbe confidato anche dettagli sugli abusi subiti durante il matrimonio. Perrulli dice di non essere stato preparato ad ascoltare una confessione del genere. E qui bisogna ricordare il contesto: nei primi anni ’90 il tema della violenza domestica veniva raccontato molto meno, soprattutto quando riguardava personaggi famosi, ricchi, protetti da un’immagine pubblica fortissima.
La paura, alla fine, avrebbe avuto la meglio. Perrulli racconta di aver interrotto la relazione proprio perché non riusciva più a vivere con la sensazione di essere braccato. Una scelta che, riletta oggi, suona tragica. Perché due anni dopo Nicole sarebbe stata uccisa.
La notte dell’omicidio e il processo che divise l’America
Nicole Brown Simpson e Ron Goldman furono uccisi il 12 giugno 1994 a Los Angeles, fuori dalla casa di lei a Brentwood. Il caso diventò uno dei procedimenti giudiziari più seguiti della storia americana. Non solo un processo. Un evento televisivo, culturale, razziale, mediatico. L’America si spaccò davanti alla TV.
O.J. Simpson venne accusato dei due omicidi, ma il 3 ottobre 1995 fu assolto nel processo penale. Due anni dopo, nel 1997, una giuria civile lo ritenne invece responsabile della morte di Nicole e Ron Goldman, condannandolo a pagare un risarcimento alle famiglie.
Perrulli racconta che, quando seppe dell’omicidio, la sua prima reazione fu pensare a O.J. Simpson. È una sua dichiarazione, non una sentenza penale. Ma rende bene il clima di paura che, stando al suo racconto, aveva accompagnato la relazione con Nicole.
Il libro di Perrulli arriva molti anni dopo la morte di Simpson, avvenuta nel 2024, e dopo decenni in cui il caso è stato raccontato in ogni forma possibile: documentari, serie, libri, interviste, ricostruzioni, dibattiti. Eppure questa testimonianza prova a spostare l’attenzione su una cosa che spesso si perde: Nicole Brown Simpson non era solo la vittima di un caso celebre. Era una persona.
La valigetta dimenticata
Il titolo del memoir, The Forgotten Briefcase, nasce da un oggetto reale: una valigetta in cui Perrulli aveva chiuso lettere, fotografie, diari e ricordi della sua storia con Nicole.
Dopo la fine della relazione, aveva deciso di mettere tutto lì dentro e provare a dimenticare. Una scelta quasi fisica: chiudere il dolore in un contenitore, spostarlo fuori dalla vista, convincersi che bastasse non guardarlo per smettere di sentirlo.
La valigetta, secondo il suo racconto, fu anche smarrita per anni e poi ritrovata alla fine degli anni ’90. Ma Perrulli continuò a tenerla chiusa. Fino al 2024.
Riaprirla, ha raccontato, gli ha dato la sensazione di tornare indietro nel tempo. Ha iniziato a leggere, ricordare, piangere. Non solo la relazione. Anche la morte di Nicole, che forse non aveva mai elaborato fino in fondo.
Poco dopo arrivò l’ictus. Una parte del corpo rimase colpita, ma lui decise di andare avanti comunque. Ha raccontato che, anche se avesse dovuto scrivere con una sola mano, avrebbe finito il libro.
È una frase forte, quasi da film. Ma dentro c’è anche una cosa molto umana: a volte certi ricordi restano sepolti per anni e poi, appena li tocchi, non puoi più rimetterli al loro posto.
Un libro per riportare Nicole al centro
Perrulli dice di voler restituire al pubblico un’immagine più vera di Nicole. Non la figura schiacciata dalla cronaca nera. Non solo l’ex moglie di O.J. Simpson. Non solo il nome ripetuto all’infinito nei processi, nei documentari e nelle ricostruzioni televisive.
La Nicole che racconta lui era una donna spirituale, semplice, con i piedi per terra, desiderosa di ricostruirsi una vita. Una persona che cercava amore e libertà, ma che continuava a essere inseguita dal passato.
E qui la storia smette di essere solo gossip o memoria privata. Diventa un promemoria su quanto la violenza domestica possa continuare anche dopo una separazione. Non sempre finisce quando finisce una relazione. A volte cambia forma. Diventa controllo, paura, presenza, minaccia, isolamento.
Perrulli racconta la sua versione dopo decenni. Come sempre, davanti a testimonianze così personali, bisogna distinguere tra ricordo, emozione e fatti accertati. Ma il valore del suo racconto sta anche nel riportare l’attenzione sulla donna dietro il caso.
Nicole Brown Simpson aveva 35 anni quando fu uccisa. Da allora il suo nome è diventato parte di una storia enorme, quasi ingombrante. Una storia in cui spesso si parla del processo, degli avvocati, dei guanti, delle telecamere, dell’assoluzione, della fuga in Bronco, del mito sportivo crollato.
Molto meno spesso si parla di lei.
The Forgotten Briefcase prova a fare questo: aprire una valigetta rimasta chiusa troppo a lungo e far uscire non solo il dolore, ma anche un pezzo di vita.
Tu cosa ne pensi di questa nuova testimonianza su Nicole Brown Simpson? È giusto riaprire ricordi così personali dopo tanti anni o serve proprio a restituire voce a chi non può più parlare? Scrivilo nei commenti.