Quando “Io prima di te” è uscito nelle sale nel 2016, migliaia di spettatori sono corsi al cinema con i fazzoletti in mano, pronti a commuoversi davanti alla storia d’amore tra Louisa e Will. Ma fuori dai cinema, in diverse città del mondo, c’erano cartelli di protesta e persone su sedie a rotelle che manifestavano contro il film. Netflix lo ha appena riportato in tendenza, e la controversia è riesplosa sui social media. Ma cosa è successo davvero? Perché un film romantico ha scatenato così tanta rabbia?
L’hashtag che ha fatto tremare Hollywood
Nei giorni precedenti all’uscita del film, su Twitter è comparso l’hashtag #MeBeforeEuthanasia. Migliaia di persone con disabilità hanno iniziato a condividere le proprie storie, foto delle loro vite felici, dei loro matrimoni, dei loro successi professionali. Il messaggio era chiaro: “Guardate, noi viviamo vite piene e significative, nonostante la disabilità”.
Le associazioni per i diritti delle persone disabili hanno organizzato manifestazioni davanti ai cinema in diverse città americane e britanniche. Not Dead Yet, una delle organizzazioni più attive, ha definito il film “pericoloso” perché rafforza lo stereotipo che una vita con disabilità grave non valga la pena di essere vissuta. I manifestanti portavano cartelli con scritto “La mia vita vale” e “La disabilità non è una condanna a morte”.
La scrittrice Jojo Moyes, che ha lavorato come assistente in una struttura per persone con gravi disabilità prima di scrivere il romanzo, si è trovata sotto attacco. Lei si è difesa spiegando che voleva raccontare una storia specifica, quella di Will, non fare un discorso universale sulla disabilità. Ma le sue parole non hanno placato le proteste.
Perché il film ha fatto così arrabbiare le persone disabili
Il problema principale è la rappresentazione della disabilità come tragedia insopportabile. Nel film, Will Traynor ha tutto: soldi, una famiglia amorevole, assistenza medica di altissimo livello, persino una ragazza che lo ama perdutamente. Eppure sceglie di morire. Il messaggio implicito sembra essere: se anche con tutte queste risorse la vita non vale la pena, come può valerne per chi ha meno?
Gli attivisti hanno sottolineato che Hollywood raramente mostra persone con disabilità che vivono vite ordinarie e felici. Quando compaiono sullo schermo, sono quasi sempre personaggi tragici destinati a morire oppure eroi sovrumani che “superano” la disabilità. Non esistono vie di mezzo, e questo crea aspettative irrealistiche e dannose nella società.
Un altro punto controverso è che Will prende la decisione di ricorrere al suicidio assistito dopo solo due anni dall’incidente. Molte persone con lesioni spinali hanno raccontato che i primi anni sono i più duri, ma che con il tempo e il giusto supporto psicologico si può trovare un nuovo equilibrio. Il film non mostra questo processo di adattamento, ma presenta la morte come unica via d’uscita dignitosa.
La risposta di Emilia Clarke e Sam Claflin
Durante la promozione del film, Emilia Clarke è stata bombardata di domande sulla controversia. L’attrice, visibilmente a disagio, ha spiegato che lei ha interpretato un personaggio e una storia, non un manifesto politico. In un’intervista ha detto: “Capisco la rabbia, davvero. Ma io come attrice dovevo essere fedele alla storia che stavamo raccontando. Louisa fa di tutto per convincere Will a restare, e questa è la parte importante”.
Sam Claflin ha ammesso di aver avuto dubbi sul ruolo. Ha rivelato che prima di accettare ha parlato con persone tetraplegiche per capire se la rappresentazione fosse offensiva. Alcuni gli hanno detto che la storia di Will era plausibile, altri che era problematica. Alla fine ha accettato perché credeva nella sincerità emotiva del personaggio.
Un dettaglio interessante: Claflin ha rifiutato il ruolo tre volte prima di dire sì. Non si sentiva all’altezza di interpretare un uomo con una disabilità così grave e temeva di fare un lavoro superficiale. È stata la regista Thea Sharrock a convincerlo, spiegandogli che il personaggio di Will non era definito dalla sedia a rotelle ma dalla sua personalità complessa e contraddittoria.
Le scene che hanno fatto discutere di più
C’è una scena in particolare che ha scatenato le critiche più feroci. Will e Louisa vanno a un concerto, e Will ha un attacco di disreflessia autonomica, una complicazione medica grave. Torna a casa umiliato e distrutto, e questa esperienza sembra confermare la sua decisione di morire. Gli attivisti hanno sottolineato che episodi medici del genere capitano, ma non sono la norma quotidiana, e soprattutto non sono motivi sufficienti per desiderare la morte.
Un’altra scena controversa è quella in cui la madre di Will, interpretata da Janet McTeer, sostiene la decisione del figlio di andare in Svizzera per il suicidio assistito. Molti spettatori hanno trovato straziante questa scena, vedendola come l’amore di una madre che rispetta il figlio. Ma le associazioni per i diritti dei disabili hanno evidenziato che nella realtà molte famiglie spingono – consciamente o inconsciamente – i loro cari con disabilità verso la depressione, facendoli sentire un peso.
Le curiosità sul set che non tutti conoscono
Emilia Clarke ha raccontato che girare “Io prima di te” è stato emotivamente devastante. In diverse scene ha pianto per davvero, anche quando non era previsto dal copione. La scena finale in Svizzera, dove Louisa tiene la mano di Will mentre lui muore, è stata girata in un solo ciak perché entrambi gli attori erano completamente distrutti. La regista ha deciso di non farla ripetere.
Il castello dove vive Will esiste davvero: si chiama Pembroke Lodge e si trova a Richmond Park, a Londra. Dopo l’uscita del film, migliaia di fan hanno iniziato a visitarlo per scattare foto nei luoghi dove è stata girata la storia. La casa più moderna e minimalista degli interni, invece, è stata costruita in studio.
Un dettaglio che molti non sanno: Jojo Moyes ha scritto il romanzo basandosi sulla sua esperienza reale. Prima di diventare scrittrice, ha lavorato come assistente per persone con gravi disabilità. Una delle persone che seguiva le raccontò di voler morire, e questa confessione la colpì profondamente. Anni dopo, quel ricordo è diventato il seme della storia di Will e Louisa.
Gli abiti coloratissimi di Louisa non sono casuali. La costumista ha spiegato che ogni vestito è stato scelto per rappresentare visivamente la personalità luminosa del personaggio e il contrasto con il mondo grigio di Will. Le famose calze a righe gialle e nere sono diventate un simbolo del film, tanto che dopo l’uscita nelle sale sono andate a ruba nei negozi.
Il dibattito sul suicidio assistito
Al di là della rappresentazione della disabilità, il film ha riacceso il dibattito sul suicidio assistito e sull’eutanasia. In molti paesi, inclusa l’Italia, questa pratica è illegale. Will deve andare in Svizzera, uno dei pochi paesi dove è consentita in determinate condizioni.
Il film mostra la procedura in modo abbastanza realistico: i colloqui con gli psichiatri, le valutazioni mediche, i tempi di attesa. Will deve dimostrare di essere mentalmente lucido e che la sua decisione è ferma e consapevole. Non è un gesto impulsivo, ma il risultato di due anni di riflessione.
Alcuni spettatori hanno apprezzato che il film affronti un tema così delicato senza moralismi. Altri hanno criticato il fatto che si presenti il suicidio assistito come una scelta “romantica” e nobile, quando in realtà è un fallimento del sistema di supporto psicologico e sociale.
Le differenze tra libro e film
Nel romanzo di Jojo Moyes ci sono diversi dettagli che il film ha tagliato o modificato. Nel libro, per esempio, si parla molto di più delle complicazioni mediche quotidiane che Will affronta: infezioni, dolori cronici, problemi digestivi. Queste parti sono state eliminate dal film per non renderlo troppo crudo.
C’è anche una scena, presente nel libro, in cui Louisa scopre che Will si era già informato sul suicidio assistito prima ancora di conoscerla. Questo dettaglio è importante perché dimostra che la sua decisione non dipende dall’amore di lei, ma è qualcosa che aveva già scelto. Nel film questo passaggio non è così chiaro, e molti spettatori credono che Louisa avrebbe potuto salvarlo se solo avesse fatto di più.
Il personaggio del fidanzato di Louisa, Patrick, è molto più sviluppato nel libro. È un patito della corsa che non capisce minimamente cosa sta passando la sua ragazza. Nel film è ridotto a una presenza marginale, quasi comica.
L’eredità controversa del film
A distanza di otto anni, “Io prima di te” continua a dividere. Su TikTok e Instagram ci sono migliaia di video di ragazze che piangono guardando il film, con la colonna sonora in sottofondo. Ma nei commenti arrivano sempre le critiche di chi sottolinea i problemi nella rappresentazione della disabilità.
Alcune persone con disabilità hanno condiviso le loro reazioni al film, spiegando quanto sia doloroso vedere sullo schermo l’idea che la loro vita non valga la pena. Altri hanno difeso il film dicendo che racconta una storia specifica, non tutte le storie possibili.
Il vero problema, secondo molti esperti, è che Hollywood produce pochissimi film con protagonisti disabili che vivono vite normali. Se “Io prima di te” fosse uno dei tanti film sulla disabilità, con narrazioni diverse, probabilmente non avrebbe suscitato tanta rabbia. Ma quando è uno dei pochi disponibili, diventa automaticamente una rappresentazione simbolica di tutte le persone con disabilità, e questo è un peso troppo grande per una singola storia.
Il ritorno su Netflix e le nuove polemiche
Adesso che il film è tornato in tendenza su Netflix, le polemiche sono riesplose. Sui social media gli utenti si dividono tra chi lo considera un capolavoro romantico e chi lo definisce “abilista” e dannoso. Alcuni creator hanno fatto video analizzando tutte le problematiche del film, altri hanno risposto difendendolo.
La cosa interessante è che molti giovani spettatori, che avevano 10-12 anni quando il film è uscito, lo stanno vedendo per la prima volta adesso. E le loro reazioni sono diverse: alcuni piangono e lo adorano, altri restano perplessi dal messaggio finale.
E tu, hai visto “Io prima di te”? Cosa ne pensi della controversia? Credi che il film sia davvero problematico o pensi che le critiche siano esagerate? Scrivi nei commenti la tua opinione, ci interessa sapere cosa ne pensi!


