Prima di diventare Spider-Man per milioni di spettatori, Tom Holland era un giovane mozzo terrorizzato in mezzo all’oceano, accanto a Chris Hemsworth, in un film d’avventura molto più cupo di quanto il cast “da blockbuster” possa far pensare. Il film è Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick, diretto da Ron Howard nel 2015, ed è disponibile in Italia per noleggio o acquisto su Prime Video e TIMVISION.
E sì, visto oggi fa un effetto curioso. Perché dentro ci trovi Thor, il futuro Spider-Man, Cillian Murphy prima dell’esplosione definitiva con Oppenheimer, Ben Whishaw e Brendan Gleeson. Sembra quasi uno di quei cast che rileggi anni dopo e pensi: “Aspetta, ma erano tutti lì?”. Solo che il film non è una festa da grandi nomi. È una storia di mare, fame, paura e sopravvivenza.
Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick non adatta direttamente il romanzo di Herman Melville. Fa una cosa diversa: racconta la vera vicenda della baleniera Essex, affondata nel 1820 dopo l’attacco di un enorme capodoglio. Quella tragedia avrebbe poi ispirato Melville per scrivere Moby Dick. In pratica, Ron Howard sceglie di raccontare la storia prima della leggenda.
Tom Holland prima della fama Marvel
Nel film Tom Holland interpreta Thomas Nickerson da giovane, un ragazzo imbarcato sulla Essex come mozzo. La storia viene raccontata anni dopo proprio da Nickerson, ormai anziano e interpretato da Brendan Gleeson, allo scrittore Herman Melville, interpretato da Ben Whishaw.
È una scelta narrativa abbastanza classica: il sopravvissuto che, dopo anni di silenzio, decide di raccontare ciò che ha visto. Però funziona perché trasforma la storia in una confessione. Non stiamo guardando solo un’avventura in mare. Stiamo ascoltando un trauma che qualcuno ha provato a seppellire per decenni.
Tom Holland, all’epoca, non era ancora il volto del Peter Parker del Marvel Cinematic Universe. Aveva già mostrato talento in The Impossible, ma non era ancora diventato quella presenza pop riconoscibilissima che conosciamo oggi. In Heart of the Sea ha un ruolo diverso da quelli a cui molti lo associano: meno battute, meno leggerezza, più sguardi spaventati e corpo minuto dentro un mondo troppo grande.
E forse proprio per questo colpisce. Lo vedi giovanissimo, fragile, spaesato, costretto a osservare uomini adulti crollare davanti a qualcosa che non sanno controllare.
Chris Hemsworth non fa il supereroe
Chris Hemsworth interpreta Owen Chase, primo ufficiale della Essex. Non è il capitano, anche se avrebbe più esperienza di chi comanda davvero la nave. Il capitano è George Pollard, interpretato da Benjamin Walker, uomo di famiglia importante ma meno preparato di Chase.
Questa tensione è uno dei motori del film. Da una parte c’è Chase, pratico, ambizioso, legato al lavoro e alla competenza. Dall’altra c’è Pollard, che porta addosso il peso del nome e della posizione sociale. La nave parte già con una frattura interna. E su una baleniera dell’Ottocento, in mezzo all’oceano, una frattura del genere non è proprio il massimo della vita.
Hemsworth, va detto, è perfetto per il ruolo fisico. Ha la presenza dell’uomo abituato alla fatica, al vento, alle corde, alla rabbia trattenuta. Però Ron Howard non lo usa come eroe invincibile. Anzi, la parte più interessante del film arriva quando quel corpo da protagonista d’avventura viene svuotato dalla fame, dalla sete e dalla disperazione.
Il mare, in questo film, non si impressiona per i muscoli.
Non è Moby Dick, ma la sua ombra
La cosa più particolare di Heart of the Sea è proprio il rapporto con Moby Dick. Il film non vuole sostituirsi al romanzo di Melville. Vuole raccontare il fatto storico che lo ha alimentato.
Nel 1820 la baleniera Essex salpò da Nantucket per una spedizione di caccia alle balene. Dopo mesi difficili e scarsi risultati, l’equipaggio si spinse nel Pacifico, molto lontano dalla terraferma. Poi arrivò l’attacco del capodoglio. La nave venne distrutta e gli uomini si ritrovarono su piccole imbarcazioni, senza vere possibilità, con provviste limitate e un oceano immenso attorno.
Da lì, il film diventa un racconto di sopravvivenza. Non sempre comodo. Non sempre spettacolare nel senso facile del termine. La storia porta i personaggi verso fame, disidratazione, panico e decisioni estreme. C’è anche il tema del cannibalismo, trattato senza compiacimento, ma abbastanza da far capire quanto la vicenda fosse terribile.
Il problema, secondo molti critici, è che Ron Howard sembra quasi trattenersi. La materia è durissima, ma il film resta a metà tra grande avventura marinaresca, dramma storico e racconto cupo sulla natura. Non diventa mai davvero brutale come potrebbe. Non diventa nemmeno un’epica marina travolgente. Resta in una zona strana, affascinante ma non sempre potentissima.
Un film criticato, ma più interessante di quanto si ricordi
Alla sua uscita Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick non fu un grande successo. Costò molto e incassò meno di quanto ci si aspettava. Anche la critica fu tiepida. Molti rimproverarono al film una certa freddezza, una fotografia spesso scura e una regia d’azione non sempre chiarissima.
Capisco le critiche. Ci sono momenti in cui il film sembra voler essere enorme, ma non riesce a travolgere come dovrebbe. Il mare dovrebbe farti sentire piccolo, schiacciato, senza via d’uscita. A tratti succede. In altri momenti, invece, gli effetti digitali e il montaggio tolgono peso alla scena.
Però liquidarlo come un film minore e basta sarebbe ingeneroso. Ha un cast fortissimo, un soggetto affascinante e una storia vera che resta impressionante anche se la conosci già. Il fatto che sia collegato alla nascita immaginaria di Moby Dick aggiunge un livello in più: guardi la sofferenza di quegli uomini e capisci come possa trasformarsi, anni dopo, in letteratura.
C’è qualcosa di gelido in questa idea. Persone reali vivono l’inferno, sopravvivono a fatica, portano addosso colpa e vergogna. Poi uno scrittore prende quella materia e la trasforma in uno dei romanzi più importanti della storia americana. È arte, certo. Ma anche dolore messo su carta.
Perché recuperarlo oggi
Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick vale la pena di essere recuperato soprattutto per chi ama le storie d’avventura con un lato oscuro. Non è un film da vedere aspettandosi una corsa marina piena di adrenalina e battute. È più triste, più lento, più sporco.
E poi c’è il piacere quasi cinefilo di vedere Tom Holland prima di Spider-Man e Chris Hemsworth fuori dalla comfort zone del supereroe. Aggiungiamoci Cillian Murphy nel ruolo del secondo ufficiale Matthew Joy, Ben Whishaw nei panni di Melville e Brendan Gleeson come Nickerson anziano, e il cast diventa uno dei motivi migliori per dargli una possibilità.
Non è il film più riuscito di Ron Howard. Apollo 13 resta su un altro pianeta, per ritmo, tensione e chiarezza. Però Heart of the Sea ha qualcosa che continua a incuriosire: racconta una storia vera così assurda e feroce da sembrare già mito prima ancora di diventare Moby Dick.
Forse il suo limite è proprio questo. Vuole stare tra realtà e leggenda, ma non sempre trova il modo giusto per farle convivere. Però, se lo guardi sapendo cosa cercare, resta un film più interessante del suo vecchio insuccesso al botteghino.
E se ti capita di noleggiarlo su Prime Video o TIMVISION, preparati: non troverai solo “Thor e Spider-Man contro una balena”. Troverai un racconto cupo su uomini convinti di dominare la natura, finché la natura decide di rispondere.
Tu cosa ne pensi? Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick merita una seconda occasione o Ron Howard avrebbe dovuto adattare direttamente Moby Dick? Scrivilo nei commenti.


