Prima di diventare Thor, Chris Hemsworth interpretò uno degli uomini più sospetti di A Perfect Getaway – Una perfetta via di fuga, thriller del 2009 ambientato tra i paesaggi delle Hawaii. Accanto a lui c’erano Milla Jovovich, Steve Zahn e Timothy Olyphant, impegnati in una vacanza che si trasforma rapidamente in una caccia ai possibili assassini.
Il film è tornato a far parlare di sé perché, a distanza di anni, conserva un colpo di scena capace di sorprendere anche chi conosce bene le regole del genere. Raccontarne il funzionamento senza rovinarlo non è semplice, ma vale la pena riscoprire un titolo rimasto nell’ombra rispetto alle carriere dei suoi protagonisti.
Tre coppie, due assassini e un’isola in cui nessuno sembra innocente
Cliff e Cydney, interpretati da Steve Zahn e Milla Jovovich, arrivano alle Hawaii per trascorrere la luna di miele. Il loro programma prevede una lunga escursione verso una spiaggia isolata dell’isola di Kauai, lontana dagli alberghi e dalle zone più frequentate.
Lungo il cammino incontrano Nick e Gina, interpretati da Timothy Olyphant e Kiele Sanchez. Lui racconta storie incredibili sulla propria esperienza militare e possiede una sicurezza che mette Cliff a disagio. Gina appare più concreta, ma anche lei dimostra di sapersela cavare in situazioni pericolose.
Poco prima, i due sposi avevano incrociato anche Kale e Cleo, i personaggi affidati a Chris Hemsworth e Marley Shelton. Kale ha modi aggressivi, uno sguardo poco rassicurante e sembra infastidito da qualsiasi domanda. Il film lo presenta subito come il sospettato più ovvio.
La tensione aumenta dopo la notizia dell’omicidio di una coppia di novelli sposi. Secondo le informazioni diffuse sull’isola, i responsabili sarebbero un uomo e una donna ancora in fuga. Il problema è evidente: tra i sentieri isolati si trovano proprio tre coppie, e ognuna potrebbe nascondere qualcosa.
Chris Hemsworth era ancora lontano dal successo di Thor
A Perfect Getaway – Una perfetta via di fuga arrivò nelle sale statunitensi nell’agosto 2009, circa due anni prima del debutto di Hemsworth nel Marvel Cinematic Universe. All’epoca l’attore australiano non era ancora una star internazionale e il film sfruttava soprattutto l’immagine minacciosa del suo personaggio.
Kale sembra costruito apposta per attirare i sospetti dello spettatore. È impulsivo, fisicamente imponente e compare sempre nei momenti meno rassicuranti. David Twohy, autore e regista del film, usa però ogni personaggio per disseminare false piste. Persino i dialoghi fanno riferimento agli espedienti delle sceneggiature, con battute sui “red herring”, gli indizi usati per portare il pubblico nella direzione sbagliata. Roger Ebert apprezzò proprio questa consapevolezza e assegnò al film tre stelle su quattro, ammettendo di essere stato sorpreso dalla soluzione.
Rivelare quale coppia sia responsabile degli omicidi rovinerebbe gran parte dell’esperienza. Si può però dire che il film modifica la prospettiva con cui abbiamo osservato alcune scene e ci obbliga a riconsiderare dettagli apparentemente innocui. La svolta non è inserita soltanto per stupire: cambia il ritmo, il tono e persino il modo in cui vengono mostrati i protagonisti.
Timothy Olyphant si diverte con un personaggio imprevedibile
Una delle ragioni per cui il thriller funziona è Timothy Olyphant. Il suo Nick passa con naturalezza dalla simpatia alla minaccia. In alcuni momenti sembra il compagno perfetto per affrontare un’escursione difficile; in altri appare troppo preparato, troppo sicuro e forse troppo interessato alle vicende di Cliff.
Olyphant aveva già concluso la sua esperienza in Deadwood, mentre Justified sarebbe iniziata l’anno successivo. Milla Jovovich era invece il nome più riconoscibile del cast, grazie soprattutto ai primi tre capitoli di Resident Evil.
La presenza di interpreti così diversi aiuta il film a mantenere l’ambiguità. Steve Zahn dà a Cliff un’aria nervosa e poco atletica. Jovovich rende Cydney apparentemente vulnerabile. Kiele Sanchez evita di trasformare Gina in una semplice compagna del personaggio maschile. Nessuno resta confinato nella prima impressione.
Un piccolo thriller che al cinema non trovò un grande pubblico
Il film costò circa 14 milioni di dollari e ne incassò poco meno di 23 milioni nel mondo. Non fu un disastro economico, ma nemmeno un successo capace di lasciare un segno forte al botteghino.
La campagna promozionale tentò anche una strada insolita per il 2009. Universal diffuse su YouTube alcuni falsi servizi di un’emittente locale, dedicati alla scomparsa e all’omicidio di coppie in luna di miele. I video non presentavano chiaramente il film e cercavano di dare alla storia un’apparenza più realistica, in modo simile alle campagne virali nate dopo The Blair Witch Project.
Le recensioni furono complessivamente discrete. A Perfect Getaway mantiene un indice di gradimento del 62% su Rotten Tomatoes, basato su 138 recensioni, e un punteggio di 63 su Metacritic. Diversi critici ne apprezzarono la capacità di giocare con le aspettative, pur riconoscendo che l’ultima parte diventa più violenta e convenzionale.
Il risultato resta un thriller compatto, lungo meno di cento minuti, che sfrutta bene il contrasto tra la bellezza dei paesaggi e la crescente paranoia. Chris Hemsworth non occupa la parte più estesa, ma il suo Kale è essenziale per guidare i sospetti e mostra già una presenza scenica difficile da ignorare.
Avevate intuito il colpo di scena di A Perfect Getaway – Una perfetta via di fuga oppure il film era riuscito a ingannarvi? Scriveteci la vostra opinione nei commenti.


