CIA parte da una situazione semplice da capire: due uomini che lavorano per agenzie diverse sono costretti a collaborare, anche se hanno un modo quasi opposto di affrontare le indagini. Da una parte c’è Colin Glass, agente della CIA interpretato da Tom Ellis, abituato a prendere decisioni rapide e a muoversi anche fuori dagli schemi. Dall’altra c’è Bill Goodman, uomo dell’FBI interpretato da Nick Gehlfuss, molto più prudente e legato alle procedure.
La prima stagione, disponibile su Mediaset Infinity, prova quindi a costruire buona parte delle sue storie sul contrasto tra questi due personaggi. Colin vuole arrivare al risultato anche rischiando molto, Bill preferisce capire prima quali conseguenze potrebbe avere una scelta sbagliata.
L’idea non è nuova, e questo si nota abbastanza presto.
Nel primo episodio la squadra deve recuperare un software legato a un’arma segreta. Negli episodi successivi arrivano terrorismo, agenti infiltrati, rapimenti, minacce internazionali e persone che nascondono informazioni importanti.
Le situazioni cambiano, ma il modo in cui vengono raccontate resta spesso simile.
C’è una minaccia.
Colin vuole intervenire subito.
Bill prova a fermarlo oppure a trovare un’altra strada.
Poi emerge un elemento nascosto e la squadra arriva alla soluzione.
Questo rende CIA molto facile da seguire, ma anche poco sorprendente.
Non è necessariamente un difetto grave. Una serie di questo tipo può essere piacevole proprio perché ogni episodio racconta un caso diverso e non obbliga lo spettatore a ricordare decine di sottotrame.
Il problema nasce quando i singoli episodi non riescono a lasciare un ricordo preciso.
Alcuni casi sono interessanti, ma altri sembrano costruiti soprattutto per accompagnare i protagonisti da una scena all’altra.
La parte migliore resta Tom Ellis.
Colin Glass è un personaggio scritto in modo abbastanza semplice, ma Ellis riesce a dargli più personalità grazie al suo modo di parlare e alla sicurezza con cui affronta quasi ogni situazione.
Il rischio di pensare subito a Lucifer esiste, soprattutto nei momenti in cui Colin usa l’ironia o mostra di sapere più degli altri.
La differenza è che qui il personaggio è molto più trattenuto.
Non deve essere continuamente brillante o provocatorio. In alcuni episodi si vede meglio anche il lato meno sicuro di Colin, soprattutto quando una missione tocca qualcosa di personale.
Nick Gehlfuss ha un compito diverso.
Bill Goodman è meno appariscente e all’inizio sembra quasi avere il solo compito di ricordare a Colin che esistono delle regole.
Con il passare degli episodi, però, diventa più interessante perché smette di essere soltanto quello prudente.
Comincia a capire il modo di ragionare del collega, anche quando non lo condivide, e impara a scegliere da solo quali rischi vale la pena correre.
Il rapporto tra i due migliora proprio quando la serie smette di presentarli come opposti in modo troppo rigido.
Avrei voluto vedere più spesso questo lato.
Anche i personaggi secondari avrebbero meritato maggiore attenzione.
Nikki Reynard e Gina Gosian hanno spazio in diversi episodi, ma spesso vengono utilizzate soprattutto per fornire informazioni, aprire una nuova pista o aiutare i protagonisti a proseguire l’indagine.
In una serie corale sarebbe stato interessante conoscere meglio anche loro, invece di tornare quasi sempre su Colin e Bill.
Un altro limite riguarda il modo in cui vengono raccontati alcuni scenari internazionali.
La serie affronta terrorismo, servizi segreti, radicalizzazione e operazioni in paesi stranieri, ma spesso deve chiudere tutto dentro una quarantina di minuti.
Per questo alcune spiegazioni vengono semplificate molto.
Non serve trasformare ogni episodio in una lezione di politica internazionale, ma in certi casi si sente che la storia avrebbe avuto bisogno di più tempo per essere credibile.
Anche il tono poteva essere gestito meglio.
Tom Ellis e Nick Gehlfuss avrebbero potuto creare momenti più leggeri, soprattutto considerando quanto siano diversi i loro personaggi.
Invece la serie sceglie quasi sempre una strada molto seria.
Ogni tanto una battuta arriva, ma raramente cambia davvero il ritmo della puntata.
CIA si lascia vedere con facilità perché non perde troppo tempo e mantiene un ritmo abbastanza regolare.
Ci sono inseguimenti, operazioni sotto copertura, sparatorie e interrogatori.
Non manca quasi mai qualcosa che faccia avanzare la storia.
Il problema è che spesso si capisce con largo anticipo dove vuole arrivare.
Questo vale soprattutto per alcuni tradimenti, sospetti e colpi di scena che vengono preparati in modo troppo evidente.
Dopo qualche episodio si impara anche a riconoscere certi meccanismi.
Se un personaggio appare improvvisamente troppo disponibile, probabilmente sta nascondendo qualcosa.
Se Colin insiste su una pista che tutti considerano sbagliata, quasi sicuramente avrà ragione.
Se Bill gli dice di non fare una cosa, sappiamo già che Colin la farà.
Sono dettagli che rendono la serie rassicurante per chi ama questo genere di programmi, ma limitano la sorpresa.
Alla fine della stagione mi è rimasta quindi una sensazione abbastanza semplice.
CIA non è una serie riuscita male, ma non riesce nemmeno a distinguersi abbastanza.
Tom Ellis è bravo, Nick Gehlfuss cresce episodio dopo episodio e ci sono casi che intrattengono.
Però manca quella puntata capace di farti pensare che la serie abbia trovato una propria identità precisa.
Si arriva alla fine senza fatica, ma anche senza quella voglia immediata di ricominciare da capo o consigliare un episodio particolare.
Voi avete visto la prima stagione di CIA su Mediaset Infinity? Tom Ellis vi ha convinto anche in questo ruolo oppure vi è sembrato troppo vicino ai personaggi che ha già interpretato in passato? Scrivetecelo nei commenti.
La Recensione
CIA - Stagione 1
CIA - Stagione 1 è una serie discreta, facile da seguire e sostenuta soprattutto dai suoi due protagonisti. Tom Ellis porta carisma, Nick Gehlfuss dà equilibrio e alcuni casi tengono bene l’attenzione. Il limite più evidente è la prevedibilità: molte situazioni sembrano già viste e alcuni personaggi restano poco approfonditi.
PRO
- Tom Ellis è convincente e riesce a dare personalità a Colin Glass.
- Il rapporto tra Colin e Bill migliora nel corso della stagione.
CONTRO
- Molti sviluppi sono facili da prevedere.
- Il contrasto tra l’agente impulsivo e quello prudente è già stato usato moltissime volte.


