Elisa rivela per la prima volta la violenza sessuale subita a 8 anni: “Mi ha segnata per sempre. Solo a 48 anni ho chiesto aiuto”

Elisa rivela per la prima volta la violenza sessuale subita a 8 anni Mi ha segnata per sempre. Solo a 48 anni ho chiesto aiuto
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Elisa rivela per la prima volta la violenza sessuale subita a 8 anni: “Mi ha segnata per sempre. Solo a 48 anni ho chiesto aiuto”

Elisa ha raccontato per la prima volta pubblicamente di aver subito una violenza sessuale quando aveva soltanto otto anni. Una confessione dolorosa, arrivata dopo decenni di silenzio, durante…

Wonder Channel Redazione Redazione Wonder Channel ▣ 3 Novembre 2026 ◷ 4 min di lettura
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Elisa ha raccontato per la prima volta pubblicamente di aver subito una violenza sessuale quando aveva soltanto otto anni. Una confessione dolorosa, arrivata dopo decenni di silenzio, durante una lunga intervista concessa a Walter Veltroni per il Corriere della Sera, pubblicata martedì 3 novembre 2026.

La cantante ha parlato delle conseguenze che quell’esperienza ha avuto sulla sua vita, del senso di colpa che ha dovuto affrontare e della decisione, presa soltanto a 48 anni, di iniziare un percorso di psicoterapia.

“Da piccola ho subito una violenza sessuale. Avevo 8 anni. Non piccola abbastanza da poterlo dimenticare, ammesso sia mai possibile”, ha dichiarato.

Poi ha aggiunto una frase che racconta quanto sia stato difficile convivere con quel ricordo: “Il tipo di esperienza umana che segna la vita di chi ha vissuto la violazione del corpo è qualcosa di molto difficile da nominare. Mi ha segnata per sempre”.

Elisa non ha voluto raccontare i dettagli dell’abuso né fornire informazioni sulla persona responsabile.

Ha preferito concentrarsi sulle conseguenze emotive e sul lungo percorso necessario per riuscire a parlarne.

Per molti anni non aveva trovato il modo di confidare alla madre ciò che le era accaduto.

Soltanto molto tempo dopo è riuscita ad affrontare apertamente quella parte della propria storia.

“Chi, come me, l’abuso l’ha conosciuto da bambina, perde fiducia nel prossimo, smette di pensare che gli adulti ti proteggano, il tuo mondo si popola di mostri e di pericoli”, ha spiegato.

La cantante ha raccontato che alcuni ricordi dolorosi possono continuare a riaffiorare anche dopo molti anni, influenzando il rapporto con sé stessi e con gli altri.

“Sto imparando a non colpevolizzarmi”, ha confessato, parlando dell’aiuto ricevuto attraverso la terapia psicologica.

Una decisione arrivata dopo tanti anni, che oggi le permette di affrontare emozioni rimaste a lungo difficili da esprimere.

“Sto facendo un lavoro di pulizia, certi ingombri non si rimuovono, ma si può sistemarli nel posto giusto, cambiare loro posizione e destinazione”.

Elisa ha spiegato che il motivo principale per cui ha scelto di raccontare pubblicamente l’abuso è il desiderio di raggiungere altre persone che hanno vissuto esperienze simili.

“Voglio cercare di essere utile alle tante ragazze e donne, e ai tanti ragazzi, che hanno subito la violenza sessuale”, ha dichiarato.

La cantante ha voluto rivolgere soprattutto un messaggio a chi continua a sentirsi responsabile di ciò che ha subito.

“È una missione collettiva, liberarsi da questo assurdo, straziante, senso di colpa per una violenza subita”.

Poi ha pronunciato le parole che probabilmente riassumono meglio il significato della sua testimonianza.

“Il dolore si deve nominare per processarlo. Una persona violentata non ha mai nessuna colpa”.

La confessione arriva in un momento di profondi cambiamenti personali e artistici.

Elisa sta infatti preparando l’uscita del nuovo album Kintsugi, prevista per il 27 novembre 2026, accompagnato dal film Kintsugi… e sono la mia opera, presentato alla Festa del Cinema di Roma.

Il progetto nasce da un periodo particolarmente difficile, segnato anche dalla separazione dal marito e chitarrista Andrea Rigonat.

“La rottura tra mio marito e me è avvenuta a settembre dell’anno scorso, dopo 17 anni vissuti insieme”, ha raccontato.

Una separazione che non aveva previsto e che l’ha spinta a interrogarsi profondamente sulla propria vita.

La crisi è stata tanto intensa da farle considerare persino l’idea di abbandonare la musica.

“Non riuscivo a scrivere cose nuove, perché non volevo toccare certe verità”, ha spiegato.

Poi, lentamente, ha ritrovato il desiderio di raccontarsi.

Un aiuto importante è arrivato dai diari che scrive fin dalla quinta elementare, conservati negli anni all’interno di grandi bauli.

Tra quelle pagine ci sono ricordi, emozioni e ferite che oggi Elisa ha deciso di affrontare anche attraverso l’arte.

Il titolo Kintsugi richiama la tecnica giapponese che ripara gli oggetti rotti valorizzandone le fratture, anziché nasconderle.

Una metafora che la cantante ha scelto per raccontare il proprio percorso personale.

Attraverso la musica, la scrittura e la danza sta cercando di ritrovare un rapporto più sereno con sé stessa.

La sua testimonianza si lega anche all’impegno contro la violenza sulle donne portato avanti con il progetto Una, nessuna, centomila.

La scelta di raccontare pubblicamente ciò che le è accaduto a otto anni non cancella il dolore, ma permette a Elisa di dare voce a un’esperienza che per troppo tempo aveva tenuto nascosta.

E il suo messaggio è rivolto soprattutto a chi non è ancora riuscito a parlarne: nessuna vittima deve sentirsi responsabile della violenza subita.

Cosa pensate delle parole di Elisa e della sua decisione di condividere un’esperienza così personale?

Credete che testimonianze come questa possano aiutare altre persone a trovare il coraggio di chiedere aiuto?

Se vi va, condividete nei commenti una riflessione sul suo messaggio, rispettando la delicatezza dell’argomento.