Il colpo che uccise Sofia Stefani partì accidentalmente oppure fu sparato con la volontà di uccidere? Oggi se ne parlerà in Un Giorno in Pretura

Il colpo che uccise Sofia Stefani partì accidentalmente oppure fu sparato con la volontà di uccidere Oggi se ne parlerà in Un Giorno in Pretura
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Il colpo che uccise Sofia Stefani partì accidentalmente oppure fu sparato con la volontà di uccidere? Oggi se ne parlerà in Un Giorno in Pretura

Sofia Stefani aveva 33 anni, stava cercando di costruirsi una carriera nella Polizia locale e aveva avuto una relazione con Giampiero Gualandi, un superiore più grande di lei…

Wonder Channel Redazione Redazione Wonder Channel ▣ 22 Luglio 2026 ◷ 6 min di lettura
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Sofia Stefani aveva 33 anni, stava cercando di costruirsi una carriera nella Polizia locale e aveva avuto una relazione con Giampiero Gualandi, un superiore più grande di lei di circa trent’anni. Il 16 maggio 2024 è stata raggiunta al volto da un colpo partito dalla pistola d’ordinanza dell’uomo, dentro il comando di Anzola dell’Emilia. Per la Corte d’Assise di Bologna non fu un incidente: Gualandi sparò volontariamente e per questo è stato condannato all’ergastolo in primo grado.

Il caso viene raccontato questa sera, mercoledì 22 luglio, da Un Giorno in Pretura, in onda su Rai 3 dalle 21:15. La puntata si intitola Tutti i sogni di Sofia ed è curata da Tommi Liberti. Roberta Petrelluzzi ripercorrerà il processo mettendo a confronto la ricostruzione dell’accusa, la versione dell’imputato e gli elementi utilizzati dai giudici per arrivare alla sentenza.

La morte di Sofia nell’ufficio di Gualandi

Sofia Stefani si trovava negli uffici della Polizia locale di Anzola dell’Emilia il pomeriggio del 16 maggio 2024. Era stata assunta in prova, ma il suo rapporto di lavoro era già terminato. Gualandi, all’epoca vicecommissario ed ex comandante del corpo, si trovava nel proprio ufficio con la pistola di servizio.

Un unico colpo raggiunse Sofia al viso. La ragazza venne soccorsa, ma per lei non ci fu nulla da fare.

Gualandi ha sempre sostenuto che lo sparo fosse partito accidentalmente durante una colluttazione. Secondo la sua versione, Sofia sarebbe entrata in ufficio in uno stato di forte agitazione e avrebbe cercato di impossessarsi dell’arma. L’uomo avrebbe tentato di fermarla, provocando involontariamente la partenza del colpo.

La Procura ha ricostruito una dinamica completamente diversa. Per l’accusa, Gualandi avrebbe prelevato la pistola e sparato consapevolmente, al termine di una relazione extraconiugale diventata sempre più difficile da controllare. L’omicidio sarebbe stato motivato dal timore che Sofia potesse rendere pubblici nuovi dettagli della loro storia, creando problemi nel matrimonio dell’uomo e sul posto di lavoro.

Una relazione segnata dallo squilibrio di potere

Sofia e Gualandi non erano soltanto due colleghi. Tra loro era nata una relazione sentimentale, vissuta in un contesto profondamente sbilanciato. Lui aveva un grado superiore, molta più esperienza e una posizione capace di influire anche sulle prospettive lavorative della giovane.

Durante il processo sono emersi messaggi, promesse, discussioni e momenti di forte tensione. La difesa ha insistito sulla fragilità emotiva di Sofia, sostenendo che la ragazza avesse reazioni difficili da controllare. La Corte, però, ha ritenuto che questa rappresentazione fosse stata usata per attribuire alla vittima la responsabilità della propria morte.

Nelle motivazioni della sentenza, i giudici descrivono Gualandi come un uomo abile nel mentire e nel manipolare fatti e persone. Secondo la Corte, avrebbe sfruttato le fragilità di Sofia nella costruzione della propria difesa, cercando di far apparire lo sparo come la conseguenza imprevedibile del comportamento della ragazza.

Il rapporto viene descritto come un legame nel quale desiderio, controllo e posizione professionale si erano mescolati. Sofia non sarebbe stata più disposta ad accettare le condizioni imposte dall’uomo e non sarebbe stata più facilmente controllabile. Proprio questa perdita di potere avrebbe trasformato la giovane, secondo i giudici, in una fonte crescente di stress e in un ostacolo da eliminare.

Perché i giudici non hanno creduto all’incidente

Uno degli aspetti decisivi riguarda la presenza della pistola nell’ufficio. Gualandi ha sostenuto che stesse maneggiando l’arma e che il colpo fosse partito durante la lite. La Corte ha però osservato che l’uomo era assegnato da tempo a servizi interni e non aveva una ragione concreta per prendere la pistola proprio quel giorno.

Non erano previste esercitazioni e, secondo quanto ricostruito in sentenza, Gualandi non aveva mai pulito l’arma nel proprio ufficio. Non disponeva neppure degli strumenti necessari per farlo. Questi elementi hanno indebolito la spiegazione fornita dall’imputato.

Anche il comportamento successivo allo sparo è stato valutato dai giudici. Le motivazioni sottolineano che Gualandi rimase lucido e concentrato sulla preparazione di una versione difensiva. Non avrebbe manifestato una reazione emotiva compatibile, secondo la Corte, con una tragedia accidentale appena avvenuta davanti ai suoi occhi.

La sentenza afferma quindi che il colpo fu esploso con coscienza e volontà. La Corte d’Assise di Bologna ha condannato Gualandi all’ergastolo per omicidio volontario aggravato dal legame affettivo e dai futili motivi. Nel corso del processo, la parte civile del Comune di Anzola ha definito la morte di Sofia un femminicidio, collegandola al rapporto sentimentale e al potere esercitato dall’uomo anche attraverso la posizione lavorativa.

La difesa continua a parlare di uno sparo accidentale

La vicenda giudiziaria non è conclusa. I legali di Gualandi hanno presentato ricorso contro la condanna, contestando il modo in cui la Corte avrebbe valutato testimonianze, consulenze e ricostruzioni scientifiche.

La difesa chiede che il fatto venga riqualificato come omicidio colposo, sostenendo che Gualandi non volesse uccidere Sofia. In alternativa, gli avvocati puntano all’omicidio preterintenzionale e all’esclusione delle aggravanti. Il processo davanti alla Corte d’Assise d’appello di Bologna è stato fissato per il 9 novembre 2026.

La condanna all’ergastolo è dunque una decisione di primo grado e non è ancora definitiva. Gualandi resta in carcere e continuerà a sostenere la tesi dell’incidente anche davanti ai giudici d’appello.

Un Giorno in Pretura racconta Sofia attraverso il processo

La puntata non si limiterà alla domanda su chi abbia premuto il grilletto. Il titolo Tutti i sogni di Sofia suggerisce il tentativo di restituire spazio alla giovane donna dietro gli atti giudiziari.

Sofia aveva desideri, progetti e una carriera che non aveva ancora avuto il tempo di costruire. Il rischio, nei casi di cronaca nera, è che la vittima venga ricordata soltanto attraverso il rapporto con l’uomo accusato di averla uccisa. Il processo ha invece mostrato una ragazza che stava tentando di sottrarsi a un legame diventato doloroso e difficile da gestire.

Un Giorno in Pretura usa le immagini dell’aula, le testimonianze e gli interrogatori per mostrare come due versioni possano partire dallo stesso evento e portare a conclusioni opposte. Da una parte c’è l’incidente descritto dalla difesa. Dall’altra, l’omicidio deliberato riconosciuto dai giudici.

La domanda che attraversa il caso riguarda anche il modo in cui viene raccontata una donna dopo la sua morte. Fragilità, rabbia e comportamenti contraddittori non possono trasformarsi automaticamente in una spiegazione dell’uccisione. La Corte ha ritenuto che la personalità di Sofia fosse stata utilizzata per costruire un racconto capace di spostare l’attenzione dalle azioni dell’imputato alla condotta della vittima.

La puntata di questa sera arriva mentre il processo si prepara a entrare nel secondo grado di giudizio. La sentenza d’appello potrà confermare o modificare quella emessa dalla Corte d’Assise. Resta un fatto che nessuna decisione potrà cambiare: Sofia entrò in quell’ufficio a 33 anni e non ne uscì viva.

Avevate già seguito il caso di Sofia Stefani e ritenete credibile la ricostruzione accolta dalla Corte oppure aspettate il processo d’appello? Scriveteci la vostra opinione nei commenti.