Blades of the Guardians: Wind Rises in the Desert ha finalmente una data digitale negli Stati Uniti: il 30 giugno 2026. Il nuovo film di Yuen Woo-ping, leggenda assoluta del cinema d’azione hongkonghese, arriverà quindi sulle piattaforme americane dopo aver già fatto parlare parecchio gli appassionati di arti marziali. In Italia, però, la situazione è diversa: il film è stato presentato al Far East Film Festival di Udine come titolo di chiusura, ma al momento non risulta ancora una data di uscita commerciale per il nostro mercato.
Peccato, perché parliamo di uno di quei film che sembrano fatti apposta per ricordarci una cosa molto semplice: l’action asiatico sa ancora essere folle, fisico, esagerato e pieno di energia. Non l’action tutto grigio, tutto montato a colpi di frullatore, con tre pugni e poi subito stacco perché magari l’attore non sa muoversi. No. Qui c’è Yuen Woo-ping, uno che ha coreografato combattimenti per Matrix, Kill Bill, La tigre e il dragone e The Grandmaster. In pratica, se negli ultimi decenni hai visto qualcuno volare, tirare calci impossibili o trasformare una scena di lotta in una specie di danza violenta, probabilmente da qualche parte c’era anche la sua ombra.
Il film è tratto dal manhua Biao Ren ed è ambientato nella tarda dinastia Sui. Al centro della storia c’è Dao Ma, un cacciatore di taglie interpretato da Wu Jing, che viaggia nel deserto insieme al nipote e si ritrova coinvolto in una missione sempre più pericolosa. Nemici, imboscate, fughe, alleanze, combattenti pazzeschi e un mondo che sembra mescolare western, wuxia e grande avventura storica.
Insomma, non proprio la commedia romantica da vedere stirando le camicie.
Yuen Woo-ping a 81 anni gira ancora come se dovesse dimostrare qualcosa
La parte più incredibile è che Yuen Woo-ping ha superato gli 80 anni e continua a dirigere con una vitalità che molti registi più giovani si sognano. Blades of the Guardians è stato anche il film con cui il Far East Film Festival gli ha reso omaggio, consegnandogli il Gelso d’Oro alla Carriera. Scelta perfetta, perché parliamo di un autore che ha formato l’immaginario action di intere generazioni.
Il trailer americano punta molto su questo: combattimenti fluidi, grandi battaglie, sabbia, lame, salti, scontri che sembrano usciti da un fumetto ma con una fisicità ancora leggibile. E questa è la cosa più bella. Yuen Woo-ping non gira l’azione come una confusione generica. Ti fa capire i corpi, le distanze, il colpo che arriva, il movimento che risponde. Sembra una banalità, ma nel cinema d’azione contemporaneo è quasi un lusso.
Nel cast troviamo anche Nicholas Tse e, soprattutto, Jet Li nel ruolo del villain. E già questo basta per far alzare un sopracciglio agli appassionati. Jet Li è ormai semi-ritirato, quindi ogni sua apparizione pesa di più. Non è solo nostalgia. È la sensazione di vedere tornare in campo uno dei volti più importanti del cinema marziale moderno.
In Cina è stato un successo enorme, ora tocca al pubblico internazionale
Il film è uscito in Cina durante il periodo del Capodanno cinese e ha incassato oltre 200 milioni di dollari. Numeri importanti, anche se va ricordato che il budget riportato è molto alto, tra i 100 e i 123 milioni di dollari secondo le stime circolate. Non parliamo quindi di un piccolo film di nicchia, ma di un kolossal d’azione in costume, pensato per essere grande, rumoroso e spettacolare.
Negli Stati Uniti, Well Go USA lo porterà in digitale il 30 giugno. In Italia, invece, per ora abbiamo solo il passaggio festivaliero a Udine. Il titolo usato è quello internazionale completo, Blades of the Guardians: Wind Rises in the Desert, senza un adattamento italiano ufficiale. Sarebbe bello vederlo arrivare almeno in streaming o in home video, perché il pubblico appassionato di action asiatico c’è. Magari non riempie i multiplex per settimane, ma esiste, segue, compra, commenta e si entusiasma davanti a un calcio volante fatto come si deve.
E poi c’è un dettaglio da non sottovalutare: in un momento in cui Hollywood continua a riciclare franchise e a gonfiare sequel sempre più stanchi, un film come questo ha il sapore della boccata d’aria. Non perché sia nuovo in senso assoluto. Anzi, usa archetipi antichi: il guerriero, il viaggio, il deserto, il nemico potente, l’onore, la missione impossibile. Però li usa con un’energia che sembra viva.
Perché può interessare anche chi non guarda wuxia
Il wuxia può spaventare chi non è abituato al genere. Troppi nomi, troppa mitologia, troppi codici, personaggi che saltano come se la gravità fosse solo un consiglio educato. Però Blades of the Guardians sembra avere un aggancio più popolare: l’avventura. Il deserto, la fuga, il gruppo di combattenti, la missione da portare a termine. Sono elementi molto accessibili, quasi da western.
Ed è forse questo il fascino del film: prende il linguaggio delle arti marziali cinesi e lo porta dentro una struttura da grande epopea di viaggio. Non devi per forza conoscere ogni riferimento per goderti lo spettacolo. Devi solo accettare il patto: qui le lame parlano, i corpi volano e l’eccesso fa parte del divertimento.
Speriamo solo che l’Italia non lo lasci disperso nel deserto delle uscite mancate. Perché un film così, visto su uno schermo grande o almeno in una buona edizione digitale, potrebbe ricordare a molti spettatori che il cinema d’azione non è solo esplosioni e supereroi. A volte basta una spada, un deserto e un maestro di 81 anni che sa ancora come farci spalancare gli occhi.
Secondo voi Blades of the Guardians merita un’uscita italiana vera o il cinema wuxia resta ancora troppo di nicchia per il nostro pubblico? Scrivetelo nei commenti.


