La morte di Jeffrey Epstein continua a sollevare dubbi e interrogativi, anche a distanza di anni. Nuovi documenti del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti hanno infatti rivelato un dettaglio sorprendente: una delle guardie presenti nella sezione del carcere la notte della sua morte aveva cercato informazioni su di lui su Google meno di un’ora prima del ritrovamento del corpo.
Secondo i registri ufficiali, la guardia carceraria Tova Noel, che lavorava nel Metropolitan Correctional Center di Manhattan, effettuò alcune ricerche su Epstein nelle prime ore del mattino del 10 agosto 2019, il giorno in cui il finanziere venne trovato morto nella sua cella.
I dati mostrano che la guardia cercò su internet “latest on Epstein in jail”, cioè “ultime notizie su Epstein in carcere”, intorno alle 5:43 del mattino. Poco dopo aver digitato quella frase nel motore di ricerca, Noel aprì un articolo che parlava dei documenti legati al caso Epstein e alla sua collaboratrice Ghislaine Maxwell, figura centrale nelle indagini sul traffico sessuale di minori.
Quello che rende il dettaglio ancora più inquietante è il tempo che separa quella ricerca dal momento in cui Epstein venne trovato senza vita. Il corpo del finanziere fu infatti scoperto circa alle 6:30 del mattino, meno di un’ora dopo quelle ricerche online.
Le informazioni emergono dalla cronologia delle ricerche effettuate dalla guardia e successivamente analizzate dagli investigatori federali. Tuttavia Epstein non fu l’unico detenuto che attirò l’attenzione della guardia quella mattina.
Dopo aver cercato informazioni sul finanziere, Tova Noel digitò anche il nome di un altro detenuto, Omar Amanat, imprenditore condannato nel 2017 per frode telematica e cospirazione. Amanat si trovava nello stesso carcere di Epstein nel periodo in cui avvenne la sua morte.
La cronologia delle ricerche mostra anche altre curiosità. La guardia cercò infatti informazioni su sconti Verizon riservati alle forze dell’ordine, oltre ad altri argomenti non collegati direttamente alla vicenda.
Il caso Epstein resta uno dei più discussi degli ultimi anni negli Stati Uniti. Il finanziere era stato arrestato con accuse molto gravi legate a traffico sessuale e sfruttamento di minori, un’inchiesta che coinvolgeva figure potenti e influenti.
La sua morte in carcere, ufficialmente classificata come suicidio, ha però alimentato numerose teorie e sospetti. Molti osservatori si sono chiesti come sia stato possibile che un detenuto così sorvegliato sia riuscito a togliersi la vita in una struttura federale.
Proprio per questo motivo il comportamento delle guardie quella notte è stato analizzato nel dettaglio. Tova Noel e un altro agente penitenziario, Michael Thomas, furono licenziati dopo il ritrovamento del corpo.
Secondo l’accusa, i due non avrebbero rispettato la procedura prevista dal regolamento carcerario, che impone controlli ogni 30 minuti sui detenuti. Gli investigatori sostennero che quei controlli non furono eseguiti correttamente.
In seguito furono presentate accuse penali contro i due agenti. Tuttavia, con il passare del tempo, quei capi di imputazione furono successivamente ritirati.
La guardia Tova Noel ha sempre negato qualsiasi responsabilità nella morte di Epstein. Quando gli investigatori le hanno chiesto spiegazioni sulle ricerche effettuate su Google quella mattina, la donna ha dichiarato di non ricordare di averle fatte.
Nonostante questo, la scoperta delle ricerche online ha riacceso l’attenzione su uno dei casi più controversi della cronaca americana. Molti osservatori continuano a chiedersi se tutte le circostanze della morte di Epstein siano state davvero chiarite.
Il nome di Epstein resta legato a una delle inchieste più scandalose degli ultimi decenni, con una rete di contatti che coinvolgeva imprenditori, politici e celebrità. Ogni nuovo dettaglio che emerge dal passato contribuisce a mantenere viva la curiosità del pubblico.
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