Lady Diana aveva una cotta per il principe Andrea? Il retroscena sui bigliettini di San Valentino riapre il passato più strano dei Windsor
Lady Diana avrebbe avuto una cotta adolescenziale per l’allora principe Andrea. Non per Carlo, non per l’erede al trono che poi sarebbe diventato suo marito, ma per il…
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Vedi tutte →Lady Diana avrebbe avuto una cotta adolescenziale per l’allora principe Andrea. Non per Carlo, non per l’erede al trono che poi sarebbe diventato suo marito, ma per il fratello minore del futuro re. La voce arriva dal nuovo libro della giornalista e biografa Catherine Mayer, Divide & Rule: Royal Women and Their Battles, e sta già facendo discutere perché mette insieme due immagini quasi impossibili da accostare oggi: la Diana ragazzina, ancora lontana dal matrimonio reale, e Andrea, ormai figura isolata dentro la famiglia Windsor dopo lo scandalo legato a Jeffrey Epstein.
Secondo quanto raccontato da Mayer, una vecchia amica di scuola di Diana le avrebbe rivelato un dettaglio rimasto finora poco noto: la futura principessa del Galles, da adolescente, avrebbe mandato ogni anno ad Andrea dei bigliettini di San Valentino anonimi. Una cotta da ragazza, niente di più. Però il tempismo rende il racconto molto curioso.
Perché oggi Andrea non è più il giovane principe degli anni Settanta. È un uomo allontanato dalla vita pubblica reale, privato del ruolo che aveva nell’Ordine della Giarrettiera e tenuto sempre più lontano dagli eventi ufficiali voluti da Carlo III.
Il racconto di Catherine Mayer sulla giovane Diana
Catherine Mayer non presenta questa storia come una grande rivelazione scandalosa, ma come un dettaglio umano dell’adolescenza di Diana Spencer. E forse proprio per questo colpisce.
Diana, prima di diventare “Lady D”, prima dell’abito da sposa, prima dei flash, dei tradimenti, delle interviste televisive e della tragedia finale, era una ragazza della buona società inglese. Frequentava certi ambienti, conosceva i codici dell’aristocrazia, viveva già abbastanza vicino al mondo reale da poterne subire il fascino.
Andrea, all’epoca, era giovane, sportivo, molto esposto e decisamente più “libero” nell’immaginario pubblico rispetto al fratello Carlo. Per una ragazzina di 15 o 16 anni, quindi, poteva rappresentare il classico principe da sogno. Letteralmente, in questo caso.
Il dettaglio dei biglietti anonimi di San Valentino ha qualcosa di tenero e quasi buffo. Fa pensare a una Diana lontanissima dall’icona globale che sarebbe diventata. Una ragazza che manda messaggi romantici senza firmarsi, sperando forse di essere notata. Una scena da diario adolescenziale, più che da biografia reale.
Va trattato come un racconto, non come una prova storica
Serve però una precisazione importante: questa storia, almeno per ora, si basa sul racconto di un’amica di scuola riferito a Mayer. Non ci sono bigliettini pubblicati, non c’è una conferma diretta di Diana, non c’è un documento ufficiale.
Quindi va presa per quello che è: un aneddoto biografico, interessante e plausibile, ma non verificabile fino in fondo.
Nel mondo dei Windsor, soprattutto quando si parla di Diana, ogni dettaglio rischia di diventare subito leggenda. Una frase, un ricordo, una confidenza di decenni fa possono trasformarsi in titolo enorme. E con Diana succede ancora di più, perché il pubblico continua a cercare nuove sfumature della sua vita.
Detto questo, l’aneddoto non appare assurdo. Diana e Andrea erano vicini per età più di quanto Diana lo fosse con Carlo. Andrea è nato nel 1960, Diana nel 1961. Carlo, invece, era del 1948. Un abisso, soprattutto quando hai 16 anni.
E forse proprio questa differenza rende il racconto così interessante: l’idea che Diana, prima di entrare nella storia come moglie di Carlo, potesse aver guardato con occhi romantici il fratello più giovane.
Il contrasto con l’Andrea di oggi è enorme
La parte più forte della storia non è la cotta in sé. Le cotte adolescenziali le abbiamo avute tutti, anche se per fortuna non finiscono in un libro sui Windsor quarant’anni dopo. Il punto è il contrasto con l’immagine attuale di Andrea.
Oggi l’ex duca di York è una presenza ingombrante e scomoda per la monarchia britannica. I suoi rapporti con Jeffrey Epstein hanno distrutto la sua reputazione pubblica e hanno costretto la famiglia reale a prendere sempre più distanze.
Carlo III ha seguito una linea molto dura. Andrea è stato progressivamente escluso dalla vita ufficiale. La sua posizione nell’Ordine della Giarrettiera, uno degli ordini cavallereschi più importanti e simbolici della monarchia britannica, è stata cancellata nella sostanza. Il suo stendardo araldico è stato rimosso dalla Cappella di San Giorgio e la sua presenza al Garter Day non è più tollerata come un tempo.
Per un uomo cresciuto dentro il sistema reale, è una caduta pesantissima.
Il Garter Day racconta meglio di tante parole l’isolamento di Andrea
Il Garter Day non è una cerimonia qualsiasi. È uno degli appuntamenti più solenni della monarchia britannica, legato all’Ordine della Giarrettiera, fondato nel Medioevo e ancora oggi carico di simboli, abiti cerimoniali e gerarchie.
Essere esclusi da quel contesto significa perdere non solo una poltrona in una cerimonia. Significa essere cancellati da una parte visibile della storia familiare e istituzionale.
Negli ultimi anni Andrea era già stato limitato nelle apparizioni pubbliche. Ora il segnale è ancora più netto: Carlo non vuole più compromessi imbarazzanti. La monarchia, già provata da scandali, lutti, tensioni interne e dalla frattura con Harry e Meghan, non può permettersi un’altra figura problematica in primo piano.
E così Andrea, un tempo considerato il figlio prediletto della regina Elisabetta II, si ritrova sempre più ai margini.
Il libro di Mayer guarda le donne della Corona
Il retroscena su Diana arriva da un libro che non parla solo di lei. Divide & Rule ricostruisce le vite di otto donne legate alla monarchia britannica: Anna Bolena, Elisabetta I, Vittoria, Elisabetta II, Diana, Camilla, Kate e Meghan.
L’idea è raccontare donne diversissime tra loro, ma tutte costrette a muoversi dentro un sistema rigidissimo, spesso spietato, dove l’immagine pubblica può diventare una gabbia.
Diana, in questo percorso, resta una figura centrale perché ha mostrato al mondo il lato più fragile e mediatico della Corona. È stata amata, usata, osservata, giudicata e trasformata in simbolo mentre era ancora viva. Ogni dettaglio della sua giovinezza, quindi, continua a incuriosire perché permette di vederla prima della tempesta.
La possibile cotta per Andrea funziona proprio così: non cambia la storia, non riscrive il matrimonio con Carlo, non spiega il dramma dei Windsor. Però aggiunge un frammento piccolo e umano.
Un dettaglio tenero dentro una storia molto più amara
Alla fine, questa voce racconta due cose insieme.
Da una parte c’è Diana adolescente, con una cotta innocente e dei bigliettini anonimi. Una ragazza che forse fantasticava su un principe vicino alla sua età, senza immaginare che pochi anni dopo sarebbe entrata davvero nella famiglia reale, ma nel modo più complicato possibile.
Dall’altra c’è Andrea oggi, ormai lontanissimo da quell’immagine giovanile. Non più il principe brillante che poteva far battere il cuore a una ragazzina, ma una figura segnata dagli scandali e dalla perdita quasi completa del suo ruolo pubblico.
Il contrasto è enorme. E forse è proprio per questo che la storia colpisce.
Non perché ci dica qualcosa di sconvolgente su Diana, ma perché mostra quanto il tempo possa cambiare il significato dei nomi, delle fotografie e dei ricordi. Una cotta adolescenziale può sembrare tenera. Decenni dopo, accostata alla caduta pubblica di Andrea, diventa quasi straniante.
La monarchia britannica vive anche di queste ombre: ricordi privati che riemergono, vecchie simpatie che diventano titoli, figure un tempo amate che finiscono isolate.
E Diana, ancora una volta, resta al centro del racconto. Anche quando la storia parte da un bigliettino mai firmato.
Tu cosa ne pensi: questo retroscena su Diana e Andrea è solo una curiosità tenera o cambia il modo in cui guardiamo i Windsor di quegli anni? Scrivilo nei commenti.