Io, il mio migliore amico e la sua ragazza parte da un’idea che poteva diventare molto più cattiva e divertente di quanto poi riesca a essere. Olli e Matze sono amici praticamente da sempre: vivono insieme, lavorano insieme e stanno pianificando un viaggio intorno al mondo. Una di quelle amicizie così strette che, a un certo punto, inizi quasi a chiederti se uno dei due abbia mai preso una decisione senza consultare l’altro.
Poi arriva Rebecca.
Matze si innamora, cambia abitudini e improvvisamente il progetto di vita costruito con Olli comincia a traballare. Per Olli la spiegazione è semplicissima: Rebecca gli ha fatto il lavaggio del cervello. Da quel momento parte una guerra abbastanza infantile per conquistare l’attenzione di Matze.
Il nuovo film tedesco diretto da Marco Petry è disponibile su Netflix dal 14 agosto e dura circa 98 minuti. Nel cast troviamo Kostja Ullmann, David Kross e Janina Uhse.
La mia sensazione alla fine è abbastanza chiara: si lascia guardare, qualche risata arriva, ma aveva materiale per essere molto più intelligente.
Per questo il mio voto è 6.
L’idea migliore del film non è il triangolo amoroso
La parte che mi ha interessato maggiormente non è Rebecca contesa tra due uomini.
In realtà il vero triangolo è un altro.
Olli e Rebecca stanno combattendo per Matze.
Olli vive l’arrivo della ragazza quasi come un tradimento. Non riesce ad accettare che il migliore amico possa costruirsi una relazione adulta senza continuare a mettere la loro amicizia al primo posto in qualsiasi situazione.
Rebecca, dall’altra parte, capisce molto rapidamente che Olli non rappresenta semplicemente “l’amico un po’ invadente”. È una presenza costante che decide programmi, interferisce nelle scelte e considera qualunque cambiamento di Matze come una prova della sua manipolazione.
Questa dinamica poteva diventare una commedia interessante sull’amicizia maschile adulta, sulla difficoltà di accettare che i rapporti cambino e su quella particolare categoria di amici che ti dicono “sei cambiato” semplicemente perché non vuoi più passare ogni venerdì sera nello stesso pub.
Il film però preferisce quasi sempre la strada più facile.
Sabotaggi, dispetti, equivoci e una quantità crescente di comportamenti assurdi.
Divertente a tratti, certamente.
Profondo molto meno.
Olli è talmente insopportabile che a volte diventa il problema del film
Kostja Ullmann si impegna parecchio e possiede l’energia necessaria per sostenere Olli.
Il personaggio, però, viene spinto così tanto verso la caricatura che in diversi momenti diventa difficile stare dalla sua parte.
Non è semplicemente geloso dell’amico.
È possessivo, immaturo e disposto a sabotare una relazione pur di conservare una situazione che fa comodo soprattutto a lui.
Il film sa perfettamente che Olli deve essere esagerato, ma ripete talmente tante volte lo stesso meccanismo che la battuta comincia a consumarsi.
Olli vede Rebecca.
Olli interpreta qualsiasi comportamento di Rebecca come una minaccia.
Olli organizza qualcosa per dimostrare che Rebecca è terribile.
Succede un disastro.
Si riparte.
Dopo un po’ ho iniziato a pensare che forse Rebecca non dovesse liberarsi di Olli, ma semplicemente cambiare città.
Alcuni giudizi usciti sul film hanno evidenziato proprio questo problema: la premessa funziona, ma i personaggi vengono spesso ridotti a caratteristiche molto semplici e il conflitto diventa ripetitivo.
Rebecca poteva essere scritta molto meglio
Janina Uhse funziona bene nelle scene in cui Rebecca smette di sopportare educatamente Olli e decide di rispondere.
Il problema è che anche lei viene progressivamente trascinata dentro lo stesso gioco.
All’inizio potrebbe rappresentare l’adulta entrata per errore nella casa di due uomini che stanno ancora vivendo la propria adolescenza con qualche anno di ritardo.
Poi inizia a comportarsi in maniera quasi altrettanto assurda.
La sfida tra lei e Olli diventa quindi una gara nella quale nessuno sembra particolarmente ragionevole.
Matze dovrebbe essere la persona contesa, ma è anche il personaggio meno definito dei tre.
David Kross gli dà una certa simpatia, però per gran parte del film Matze sembra semplicemente aspettare che gli altri due decidano cosa debba fare della propria vita.
Capisco che serva alla storia.
Dopo un’ora viene comunque voglia di prenderlo per le spalle e dirgli: “Matze, puoi anche esprimere un’opinione. Non succede niente”.
La chimica del cast salva parecchio
Il motivo principale per cui non scenderei sotto il 6 è il cast.
Ullmann, Kross e Uhse riescono a mantenere un buon ritmo anche nelle scene più prevedibili. C’è una certa naturalezza soprattutto nel rapporto tra Olli e Matze, e questo rende credibile l’idea che i due abbiano condiviso mezza vita.
La commedia funziona meglio quando li lascia semplicemente parlare e comportarsi come due amici di vecchia data.
Funziona meno quando deve sottolineare ogni gag.
Alcune battute vengono preparate così apertamente che praticamente manca soltanto un cartello con scritto “adesso dovete ridere”.
Anche altre valutazioni del film hanno riconosciuto che la simpatia degli interpreti riesce almeno in parte a sollevare un materiale piuttosto convenzionale.
Il problema è che sappiamo quasi subito come andrà a finire
La prevedibilità non è necessariamente un difetto.
Le commedie romantiche vivono spesso proprio del piacere di conoscere le regole.
Sai che ci sarà la crisi.
Sai che qualcuno capirà di aver sbagliato.
Sai che arriverà il momento in cui bisognerà scegliere tra orgoglio e sentimento.
Va benissimo.
Serve però qualche elemento personale lungo il percorso.
Io, il mio migliore amico e la sua ragazza raramente sorprende. Dopo aver capito la dinamica tra i tre protagonisti è abbastanza semplice immaginare dove voglia portarli il film.
Anche il messaggio finale sull’amicizia che cambia con l’età è sensato, ma arriva dopo quasi cento minuti durante i quali la storia ha preferito soprattutto trasformare quel tema in una sequenza di dispetti.
Peccato, perché sotto la commedia un po’ grossolana c’era un discorso molto riconoscibile.
Prima o poi capita quasi a tutti di vedere un migliore amico innamorarsi e sparire per settimane.
La differenza è che solitamente non organizziamo una guerra psicologica contro la sua ragazza.
Almeno spero.
Quindi vale la pena vederlo?
Sì, se cercate una commedia leggera da Netflix che non richieda particolare concentrazione.
Dura poco più di un’ora e mezza, il cast è simpatico e alcune situazioni funzionano.
Non aspettatevi però una nuova grande commedia sull’amicizia o sulle relazioni.
L’idea iniziale avrebbe potuto produrre qualcosa di più pungente, soprattutto lavorando meglio sulla paura di Olli di perdere il proprio migliore amico. Il film preferisce invece un umorismo molto diretto e personaggi volutamente esagerati.
Il risultato è esattamente quel tipo di titolo che probabilmente finirete senza fatica.
Due giorni dopo potreste però dover guardare la cronologia di Netflix per ricordarvi come si chiamava.
La Recensione
Io, il mio migliore amico e la sua ragazza
una commedia semplice e prevedibile, salvata dalla simpatia del cast e da un’idea iniziale migliore dello sviluppo. Fa sorridere abbastanza da arrivare ai titoli di coda senza rimpianti, ma spreca la possibilità di raccontare con più intelligenza come cambiano le amicizie adulte.
PRO
- Kostja Ullmann, David Kross e Janina Uhse hanno una buona chimica.
- Dura 98 minuti e scorre velocemente.
CONTRO
- La storia è molto prevedibile.
- L’idea di partenza prometteva una commedia più intelligente di quella che abbiamo ricevuto.


