Abbiamo visto e recensito Portobello, la serie HBO Max sul caso Tortora che fa ancora arrabbiare (e fa molto riflettere)

Abbiamo visto e recensito Portobello, la serie HBO Max sul caso Tortora che fa ancora arrabbiare (e fa molto riflettere)
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Abbiamo visto e recensito Portobello, la serie HBO Max sul caso Tortora che fa ancora arrabbiare (e fa molto riflettere)

C'è una domanda che Portobello si porta dietro per tutti e sei i suoi episodi, e non è delle più comode: fino a che punto una persona perbene…

Wonder Channel Redazione Redazione Wonder Channel ▣ 20 Febbraio 2026 ◷ 4 min di lettura
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C’è una domanda che Portobello si porta dietro per tutti e sei i suoi episodi, e non è delle più comode: fino a che punto una persona perbene può reggere il peso di un’ingiustizia assurda prima di spezzarsi? La nuova serie HBO, disponibile da oggi 20 febbraio su Max, affronta uno dei casi giudiziari più vergognosi della storia italiana recente con la firma di un maestro come Marco Bellocchio. Il risultato è qualcosa di raro: un dramma che fa incazzare nel senso buono del termine.

La storia vera di Enzo Tortora

Se non conosci la vicenda, eccola in breve. Enzo Tortora era uno dei volti più amati della televisione italiana, conduttore dell’omonimo programma su Rai 2, uno spazio di intrattenimento popolare e genuino che faceva ascolti altissimi. Nella notte tra il 16 e il 17 giugno 1983, la sua vita viene stravolta: i carabinieri irrompono nella sua stanza all’Hotel Plaza di Roma alle quattro e mezza di mattina e lo arrestano. Le accuse sono pesantissime: traffico di stupefacenti e associazione di tipo camorristico.

A trascinarlo in questo incubo è Giovanni Pandico, affiliato camorrista condannato per omicidio, un uomo che ama inventarsi storie per sentirsi importante. Pandico inserisce Tortora in una lista di presunti camorristi, tirandolo in ballo persino per il pappagallo del programma. E qualcuno, incredibilmente, gli crede. Nel 1985 arriva la condanna in primo grado a dieci anni di carcere, prima dell’assoluzione piena in appello nel 1986 e della conferma in Cassazione nel 1987.

Fabrizio Gifuni porta Tortora in vita

Fabrizio Gifuni nei panni di Enzo Tortora è una scelta perfetta. L’attore costruisce il personaggio per gradi, seguendo l’arco emotivo di un uomo che passa dall’irritazione alla incredulità, dalla incredulità alla rabbia, e dalla rabbia a qualcosa di ancora più difficile da guardare. Non c’è retorica nella sua performance, niente di esagerato o compiaciuto: Gifuni lavora di precisione, e si vede.

Dall’altra parte c’è Lino Musella nei panni di Pandico, ed è qui che la serie riserva una delle sorprese più efficaci. Musella rende il suo personaggio quasi ipnotico: Pandico è trasparente, ridicolo, palesemente inattendibile, eppure le sue bugie vengono prese sul serio da chi avrebbe dovuto smontarle in cinque minuti. Guardarlo è insieme divertente e agghiacciante, perché la domanda che ti fai davanti allo schermo è sempre la stessa: com’è possibile che nessuno si sia fermato un secondo a ragionare?

Marco Bellocchio e la forza di una storia già scritta

Bellocchio costruisce la narrazione in modo non convenzionale. Il primo episodio è quasi interamente dedicato al programma televisivo Portobello nella sua forma originale: ospiti stravaganti, inventori, musicisti, un clima caldo e popolare che sembra lontanissimo da qualsiasi oscurità. È una scelta precisa: più il regista ci fa affezionare a quel mondo, più l’arrivo della macchina giudiziaria risulta devastante.

La serie si muove poi dentro la testa di Tortora, seguendo la sua prospettiva con una fedeltà quasi claustrofobica. L’assurdità del processo viene mostrata senza sconti: le accuse non vengono verificate, l’onere della prova si ribalta, e Tortora si ritrova a dover dimostrare che qualcosa di inesistente non è mai esistito. È una logica kafkiana che purtroppo non appartiene solo alla fiction.

Qualche ridondanza di troppo, ma il messaggio arriva forte

Non tutto funziona alla perfezione. La parte centrale della serie, in particolare le scene processuali, tende a ripetersi e a diventare pesante da sostenere. È una scelta comprensibile — l’estenuante ripetitività del processo è parte del punto — ma in alcuni momenti si rischia di perdere il filo emotivo.

Detto questo, Portobello rimane una serie importante. Non solo come documento storico su una delle pagine più buie della giustizia italiana, ma come specchio di qualcosa che non appartiene solo al passato. La storia di un uomo onesto travolto da bugie accettate come verità ha una risonanza che va ben oltre gli anni Ottanta, e Bellocchio lo sa benissimo.

Se non hai mai approfondito questa storia, Portobello è il posto giusto da cui cominciare. Se la conosci già, la serie ti ricorderà perché certe cose non vanno dimenticate.

Hai vissuto la vicenda Tortora in diretta o l’hai scoperta dopo? Scrivilo nei commenti, mi piacerebbe sapere che effetto ti ha fatto rivedere quella storia raccontata in questo modo.

RECENSIONE

Portobello

VOTO AUTORE
7,0 /10
Wonder Channel Redazione

Portobello è una serie ambiziosa e ben costruita, con Fabrizio Gifuni in stato di grazia e la regia solida di Marco Bellocchio. Racconta il caso Tortora con lucidità e la giusta rabbia, senza cedere alla retorica. Qualche ridondanza nella parte centrale rallenta il ritmo, ma il messaggio finale arriva forte e chiaro. Una serie importante, non solo per gli italiani.

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