Il 37enne si presenta in tv prima che in Procura e scatena il caos: “È una strategia condivisa con gli avvocati”. Lo scontrino del parcheggio, gli interrogatori spariti e le quattro ore ridotte a due pagine. Il caso Garlasco torna a far discutere e gli inquirenti stringono il cerchio.
Venerdì sera, Quarto Grado ha regalato uno di quei momenti televisivi che ti fanno restare con gli occhi sullo schermo. Andrea Sempio, 37 anni, si è presentato nello studio di Gianluigi Nuzzi per parlare del caso Garlasco e dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nel 2007. E non ci è andato leggero.
La domanda che tutti si facevano era una: perché presentarsi in televisione prima di andare in Procura? La risposta di Sempio ha gelato lo studio: “È una strategia condivisa con gli avvocati”. Niente improvvisazione, tutto calcolato. “Inizialmente avevamo pensato di andare, poi abbiamo deciso di aspettare. Quando sarà il tempo andrò”, ha spiegato con una calma che ha lasciato perplessi molti.
Lo scontrino che compare dal nulla
Ma è quando si è parlato dello scontrino del parcheggio che la situazione si è fatta davvero interessante. Quel biglietto, conservato per anni, che secondo Sempio dimostrerebbe il suo alibi. “Me lo hanno chiesto un anno dopo e io l’ho portato un anno dopo. Quando mi hanno sentito la prima volta non me lo avevano chiesto”, ha chiarito, quasi a voler dire: se nessuno me lo chiede, io non lo tiro fuori.
E qui arriva il colpo di scena: “È stato trovato pochi giorni dopo la morte di Chiara. Se non sbaglio lo ha trovato papà in auto e mamma, visto quello che era successo, ha pensato bene di conservarlo”. Quindi la famiglia aveva questo elemento già da subito, ma è emerso solo dopo un anno? La tempistica non convince nessuno, né in studio né a casa.
Durante la puntata, opinionisti ed esperti hanno fatto notare quanto sia strano che uno scontrino del parcheggio, solitamente buttato via nel giro di poche ore, sia stato invece recuperato, conservato e presentato solo quando richiesto esplicitamente. “Ma davvero tua madre conserva tutti gli scontrini del parcheggio per anni?”, ha chiesto uno degli ospiti presenti in studio, scatenando un momento di tensione.
L’interrogatorio fantasma: 4 ore in 2 pagine
Sempio non si è fermato qui. Ha lanciato una bomba sugli interrogatori: “Come mai dal mio interrogatorio, che è durato 4 ore, escono 2 pagine scarse?”. Una domanda che pesa come un macigno. Quattro ore di colloquio ridotte a poco più di un paio di fogli. Dove sono finite le altre informazioni? Cosa è stato detto che non è finito nei verbali ufficiali?
Il 37enne ha spiegato che in quei giorni venivano condotti diversi interrogatori in contemporanea, lasciando intendere che forse qualcosa è andato perso nella confusione. Ma questa giustificazione non ha convinto tutti. Alcuni esperti presenti in studio hanno fatto notare che proprio per questo motivo i verbali dovrebbero essere ancora più accurati e dettagliati.
La discrepanza con i ricordi del colonnello Gennaro Cassese, che ha una versione diversa su quando lo scontrino sarebbe stato consegnato, aggiunge un altro tassello al puzzle. Chi dei due ricorda male? O chi dei due sta mentendo?
Il 37enne ha anche risposto alle critiche sulla tempistica del suo racconto, ribattendo con un paragone diretto: “Come Stasi parla dell’estate ora, io ho parlato dello scontrino un anno dopo”. Un modo per dire: se vale per uno, deve valere per tutti. Alberto Stasi, lo ricordiamo, è stato condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio di Chiara Poggi, ma negli ultimi tempi sono emersi nuovi elementi che hanno riaperto il dibattito sul caso.
Perché Sempio è finito nel mirino degli inquirenti
Ma cosa si muove davvero contro Andrea Sempio? Le indagini si sono riaperte dopo che sono emersi nuovi elementi che mettono in dubbio la sua versione dei fatti. Il famoso scontrino del parcheggio, presentato come prova del suo alibi, è diventato invece un boomerang.
Gli investigatori si chiedono: come mai questo elemento così importante è saltato fuori solo un anno dopo l’omicidio? E perché la famiglia lo avrebbe conservato “per caso” proprio nei giorni successivi alla morte di Chiara, quasi presagendo che sarebbe servito? La spontaneità di questo gesto appare troppo conveniente per essere credibile.
Ma non è tutto. Secondo le ricostruzioni, Sempio frequentava la zona dove viveva Chiara Poggi e aveva rapporti con persone vicine alla vittima. La Procura ha convocato alcuni suoi amici proprio per ricostruire i suoi spostamenti e le sue frequentazioni all’epoca dei fatti. Chi vedeva? Dove andava? Cosa faceva nelle ore dell’omicidio? Domande che aspettano ancora risposte concrete.
C’è poi la questione dell’interrogatorio fantasma: quattro ore di colloquio ridotte a due pagine. Sempio lo presenta come un’anomalia a suo favore, come se qualcuno avesse voluto far sparire elementi a suo discarico. Ma gli inquirenti potrebbero leggerlo in modo opposto. Cosa è stato detto in quelle ore che non è finito nei verbali? E soprattutto, perché proprio quell’interrogatorio è stato riassunto in modo così superficiale?
La strategia della tv prima della Procura
La strategia di presentarsi in televisione prima che in Procura ha sollevato più di un sospetto. Per alcuni esperti di cronaca nera si tratta di un tentativo di condizionare l’opinione pubblica prima di affrontare gli interrogatori ufficiali. “Quando uno è innocente, di solito corre dai magistrati a dire la sua versione, non va in tv a fare conferenze stampa”, ha commentato un criminologo durante la trasmissione.
L’avvocato di Sempio ha definito questa mossa come “strategia difensiva legittima”, ma in molti hanno storto il naso. Presentarsi davanti a milioni di telespettatori per raccontare la propria verità prima di farlo davanti a un pubblico ministero è una scelta che stride. Suona come un tentativo di crearsi un’opinione favorevole prima di doversi misurare con domande più scomode e precise.
Durante la trasmissione, alcuni ospiti hanno fatto notare come Sempio abbia risposto in modo evasivo ad alcune domande dirette, preferendo attaccare le incongruenze altrui piuttosto che spiegare le proprie. Un comportamento che ha fatto alzare più di un sopracciglio tra gli addetti ai lavori.
Gli elementi che non tornano
Gli elementi che pesano contro di lui sono numerosi e tutti meritano attenzione:
Lo scontrino apparso dopo un anno, con una storia che lascia molti dubbi. Perché nessuno nella famiglia ha pensato di consegnarlo subito? Se davvero era così importante per dimostrare l’innocenza di Sempio, come mai è rimasto in un cassetto per dodici mesi?
Le incongruenze temporali tra il suo racconto e quello degli investigatori. Il colonnello Cassese ricorda le cose in un modo, Sempio in un altro. Chi mente? O semplicemente chi ricorda male dopo così tanti anni?
I verbali ridotti all’osso di un interrogatorio lunghissimo. Quattro ore sono tante. In quattro ore si dicono centinaia di cose, si ricostruiscono movimenti, si spiegano dettagli. Come è possibile che tutto sia stato riassunto in due paginette?
La scelta di parlare prima in tv che in Procura, interpretata da molti come mossa difensiva preventiva. Sempio ha avuto tutto il tempo di prepararsi le risposte, di studiare come presentare la sua versione nel modo più favorevole possibile. Ma davanti a un pm le cose potrebbero farsi più complicate.
Le frequentazioni nella zona di Garlasco all’epoca dei fatti. Sempio conosceva persone legate a Chiara? Era nei paraggi quel giorno? Gli investigatori stanno scavando in questa direzione, convocando amici e conoscenti per capire dove si trovasse davvero quando la ragazza è stata uccisa.
Il movente che manca (ma che si cerca)
Se Sempio fosse davvero coinvolto nell’omicidio, quale sarebbe il movente? Questa è la domanda che tutti si pongono. Al momento non emerge un legame diretto tra lui e la vittima, ma gli inquirenti stanno lavorando proprio per verificare se esistano connessioni che finora sono rimaste nascoste.
C’è chi ipotizza una conoscenza indiretta, magari attraverso amicizie comuni. Chi parla di un possibile coinvolgimento per coprire qualcun altro. Chi invece pensa che Sempio sappia più di quanto abbia raccontato finora e che questa conoscenza lo renda, se non colpevole, almeno complice di qualcosa.
La Procura sta lavorando per verificare ogni dettaglio. Se Sempio ha davvero qualcosa da nascondere, gli inquirenti sono determinati a scoprirlo. Se invece è innocente come sostiene, dovrà dimostrarlo con fatti concreti, non solo con apparizioni televisive studiate a tavolino.
Il caso che non si chiude mai
Il caso Garlasco continua a far discutere a distanza di quasi vent’anni. Alberto Stasi è in carcere, condannato in via definitiva, ma i dubbi non si placano. Ogni tanto spunta fuori un nuovo elemento, un nuovo testimone, una nuova versione dei fatti. E ora c’è anche Sempio, con il suo scontrino del parcheggio e i suoi interrogatori dimezzati.
La puntata di Quarto Grado ha riacceso i riflettori su una vicenda che sembrava chiusa ma che evidentemente ha ancora molti punti oscuri. Gli inquirenti stanno stringendo il cerchio. Nei prossimi giorni potrebbero arrivare nuove convocazioni, nuovi interrogatori, forse anche nuove iscrizioni nel registro degli indagati.
Sempio dice di essere tranquillo, di avere la coscienza pulita, di aspettare solo il momento giusto per presentarsi in Procura. Ma quanto può durare questa attesa? E soprattutto, quando arriverà finalmente davanti ai magistrati, la sua versione reggerà alle domande serrate di chi indaga da anni su questo caso?
E voi cosa ne pensate? Sempio dice la verità o c’è qualcosa che non torna? La sua scelta di andare prima in tv vi convince o vi sembra una mossa per prendere tempo? Fateci sapere nei commenti!


