Le nomination agli Emmy 2026 sono arrivate e hanno già acceso la discussione: The Pitt domina con 25 candidature, Hacks segue con 24 e Widow’s Bay si prende 19 nomination da grande sorpresa della giornata. Però, come spesso succede con gli Emmy, non sono solo i nomi entrati in lista a far parlare. A fare rumore sono anche quelli rimasti fuori. Su tutti Jeremy Allen White, escluso dalla categoria miglior attore protagonista in una comedy per l’ultima stagione di The Bear.
Per molti fan è stata una sorpresa enorme. White era diventato uno dei volti simbolo degli Emmy degli ultimi anni grazie al ruolo di Carmen “Carmy” Berzatto. Aveva ricevuto tre nomination consecutive per The Bear e aveva già vinto due volte. Sembrava quasi naturale immaginarlo di nuovo in corsa, soprattutto perché questa poteva essere l’ultima occasione per premiarlo con quella serie. Invece niente. La categoria ha scelto altri nomi e ha lasciato fuori uno degli attori più riconoscibili della televisione recente.
La cosa colpisce ancora di più perché The Bear non è stato ignorato. La serie è candidata come miglior comedy, e Ayo Edebiri ha ottenuto una nomination come miglior attrice protagonista. Quindi l’Academy non ha voltato le spalle al titolo FX. Ha semplicemente deciso di non premiare White quest’anno. Una scelta che può avere diverse spiegazioni: categoria affollata, stagione meno amata rispetto alle precedenti, voglia di aprire spazio a volti nuovi, oppure semplice stanchezza da premi dopo anni di dominio.
Nella categoria comedy maschile, infatti, sono entrati nomi molto forti e diversi tra loro: Matthew Rhys per Widow’s Bay, Steve Carell per Rooster, Yahya Abdul-Mateen II per Wonder Man, Jason Segel per Shrinking e Martin Short per Only Murders in the Building. Una cinquina che racconta bene il cambio d’aria. C’è la sorpresa horror comedy di Apple, c’è una star amatissima come Carell, c’è il richiamo Marvel con Wonder Man, c’è la tenerezza malinconica di Shrinking e c’è la sicurezza di Martin Short.
L’esclusione di Jeremy Allen White, però, resta una delle più pesanti perché ha anche un valore narrativo. The Bear è stata una serie capace di cambiare il modo in cui il pubblico parlava di cucina, ansia, famiglia, lavoro e trauma. Carmy è diventato un personaggio immediatamente riconoscibile: nervoso, fragile, brillante, incapace di stare fermo anche quando avrebbe solo bisogno di respirare. Vederlo fuori proprio nell’anno dell’addio lascia una sensazione strana, quasi incompleta.
Un’altra esclusione che sta facendo discutere è quella di Sydney Sweeney per Euphoria. La terza e ultima stagione della serie HBO ha diviso molto critica e pubblico, ma la sua Cassie è rimasta una delle presenze più commentate. La storyline legata a OnlyFans ha creato polemiche e discussioni, però Sweeney si è esposta moltissimo nel ruolo. Zendaya, invece, è riuscita comunque a entrare nella categoria miglior attrice drama, mentre Colman Domingo ha ottenuto attenzione tra gli interpreti. Questo rende l’assenza di Sweeney ancora più evidente.
Il caso Euphoria è interessante perché mostra un meccanismo frequente negli Emmy: anche una stagione accolta male può salvare alcune interpretazioni, ma non tutte. Zendaya ha un rapporto fortissimo con la serie e con l’Academy, mentre Sweeney è rimasta fuori nonostante una performance molto discussa. A volte essere al centro della conversazione non basta. Anzi, può persino diventare un problema se la conversazione intorno alla serie è troppo divisiva.
Tra gli snobbati viene citato anche Paul Anthony Kelly, protagonista di Love Story: John F. Kennedy Jr. and Carolyn Bessette. La serie è riuscita a entrare nella categoria miglior miniserie o serie antologica, e Sarah Pidgeon ha ottenuto una nomination per il ruolo di Carolyn Bessette. Kelly, però, è rimasto fuori nonostante il forte interesse intorno alla sua interpretazione di John F. Kennedy Jr. Anche in questo caso, il titolo c’è, ma non tutti i volti che il pubblico si aspettava.
C’è poi il caso di The Fall and Rise of Reggie Dinkins, comedy con Daniel Radcliffe e Tracy Morgan. La serie aveva ricevuto recensioni positive ed era già stata rinnovata per una seconda stagione, ma agli Emmy non ha ottenuto nemmeno una nomination. Un’esclusione che racconta quanto fosse affollata la categoria comedy quest’anno. Anche una serie ben accolta può sparire se si trova contro titoli come Hacks, The Bear, Abbott Elementary, Only Murders in the Building, Shrinking e la nuova arrivata Widow’s Bay.
Pure Half Man ha avuto meno spazio del previsto. Dopo l’esplosione di Richard Gadd con Baby Reindeer, molti pensavano che il suo nuovo progetto HBO potesse entrare più forte nelle categorie limited. Invece la serie non ha ottenuto la candidatura principale come miglior limited o anthology series, e Jamie Bell è rimasto fuori. Gadd è riuscito a entrare tra gli attori non protagonisti, ma il risultato generale è più freddo rispetto alle aspettative.
Sul fronte delle sorprese, il nome più grande è senza dubbio Widow’s Bay. La horror comedy Apple TV con Matthew Rhys è arrivata a 19 nomination, piazzandosi dietro soltanto a The Pitt e Hacks nella giornata delle candidature. Per una serie nuova, uscita nel pieno della stagione di voto, è un risultato enorme. Significa che l’Academy non l’ha vista solo come una curiosità estiva, ma come uno dei titoli più riusciti dell’anno.
Il successo di Widow’s Bay è ancora più interessante perché non si limita alle categorie principali. La serie è candidata come miglior comedy, Matthew Rhys è in gara come miglior attore protagonista, e il cast di supporto ha raccolto diverse nomination. Anche le categorie tecniche l’hanno premiata, segno che gli elettori hanno apprezzato il mondo costruito dalla serie: una comunità isolata, superstizioni, humour nero e una tensione strana, sospesa tra risata e inquietudine.
Matthew Rhys, tra l’altro, vive un anno speciale. Oltre alla candidatura per Widow’s Bay, è entrato anche nella categoria limited per The Beast in Me. Due nomination in due aree diverse, con due personaggi molto lontani tra loro. È uno di quei casi in cui gli Emmy sembrano voler dire: quest’anno lo abbiamo visto, e lo abbiamo visto bene.
Un’altra sorpresa porta il nome di Jason Bateman. L’attore ha ottenuto una nomination come protagonista in una limited per Black Rabbit, crime drama Netflix che non sembrava più al centro della conversazione dopo l’uscita. Il fatto che sia entrato lui, mentre Jude Law è rimasto fuori, ha spiazzato molti osservatori. Bateman ha ottenuto anche una candidatura come non protagonista per DTF St. Louis, trasformando la giornata in una doppia affermazione personale.
Tra i nomi inattesi c’è anche Connor Storrie. Il pubblico lo aveva scoperto in Heated Rivalry, ma quella serie non era eleggibile agli Emmy per motivi produttivi. Eppure Storrie è riuscito a entrare lo stesso nella corsa grazie alla conduzione di Saturday Night Live, ottenendo una nomination come guest actor in una comedy. Una deviazione curiosa, quasi ironica: non può essere premiato per il ruolo che lo ha fatto esplodere, ma l’Academy trova comunque un modo per segnalarlo.
La giornata ha confermato anche la forza di HBO e Max. The Pitt guida l’intera corsa con 25 candidature e sembra il titolo da battere nella categoria drama. Hacks, con 24 nomination, chiude la sua corsa con un risultato storico per una comedy in un singolo anno. In mezzo, Apple TV piazza due nuovi titoli fortissimi: Widow’s Bay con 19 e Pluribus con 18. Netflix resta presente, soprattutto nelle limited, ma l’impressione è che la battaglia principale sia tra HBO/Max e Apple.
Gli Emmy 2026, quindi, partono da una fotografia molto chiara: i grandi favoriti ci sono, ma la giornata delle nomination è stata segnata da scelte coraggiose e assenze dolorose. Jeremy Allen White fuori dalla categoria comedy è il simbolo più forte di questa nuova fase. Non basta essere stati premiati per anni. Non basta avere un personaggio amatissimo. Ogni stagione azzera almeno in parte il tabellone, e quest’anno gli elettori hanno deciso di cambiare qualche equilibrio.
Naturalmente le nomination non sono la serata dei premi. Il 14 settembre, al Peacock Theater di Los Angeles, con Mariska Hargitay alla conduzione, capiremo se queste sorprese diventeranno anche vittorie. The Pitt riuscirà a trasformare il dominio numerico in premi pesanti? Hacks chiuderà con una celebrazione enorme? Widow’s Bay farà davvero il colpaccio? E The Bear, senza Jeremy Allen White tra i candidati, riuscirà comunque a lasciare il segno?
Per ora resta una certezza: gli Emmy hanno già fatto discutere prima ancora della cerimonia. E forse è proprio questo il segnale di una stagione televisiva viva, piena di titoli forti, esclusioni rumorose e sorprese capaci di cambiare la conversazione.
E tu cosa ne pensi delle nomination agli Emmy 2026: Jeremy Allen White meritava di entrare per The Bear o l’esclusione ci può stare? Scrivilo nei commenti e dimmi la tua.


