Ha quasi vinto MasterChef 15. Ha cucinato piatti complessi, ha superato prove durissime, è arrivata fino in fondo in una competizione che ogni anno porta in cucina centinaia di aspiranti chef da tutta Italia. Eppure, ancora prima che la finale finisse, sui social era già piena di commenti cattivi, insulti gratuiti, critiche che non avevano nulla a che fare con la cucina. Carlotta Bertin meritava molto più rispetto di quello che ha ricevuto.
Carlotta, 25 anni, viene da Candelo in provincia di Biella. Prima di MasterChef lavorava con un contratto a tempo indeterminato, quella cosa che in Italia si considera un traguardo, una sicurezza, qualcosa che non si molla facilmente. Lei lo ha mollato. Ha lasciato tutto per tentare un’avventura che non aveva nessuna garanzia di andare bene. “Sono arrivata a MasterChef disoccupata perché avevo lasciato un contratto a tempo indeterminato per un’avventura che poi è andata male”, ha spiegato in un’intervista a Fanpage. “Sono tutte esperienze che mi hanno formata, che mi hanno spinta a dirmi: devi farcela, devi cambiare la tua vita.”
Questo è il contesto. Una ragazza che aveva già preso una botta forte, che era rimasta senza lavoro, e che invece di arrendersi aveva deciso di scommettere su se stessa. È questo il tipo di persona che il pubblico ha scelto di odiare sui social.
Il motivo, almeno in apparenza, era la sua emotività. Carlotta in televisione piangeva, si agitava, reagiva d’istinto. In una gara come MasterChef, dove le telecamere ti riprendono h24 e ogni espressione diventa materiale da montare e commentare, essere emotivi è un rischio. Ma Carlotta ha una visione diversa di quel lato del suo carattere: “Penso sia stato proprio grazie a quell’emotività se non ho mai mollato. Ho vissuto tanti momenti di fragilità e di paura di fallire, ma probabilmente senza questa sensibilità non avrei lottato così tanto per prendermi la finale.”
Ha ragione. L’emotività non è una debolezza, è carburante. E il fatto che lei sia arrivata fino in fondo, superando concorrenti forse più freddi e controllati, lo dimostra chiaramente.
In finale ha perso contro Teo, al secolo Matteo Canzi, 23 anni di Lecco, che ha presentato un menù straordinario e ha meritato la vittoria. Carlotta lo sa e lo ha detto senza imbarazzo: “In una competizione come MasterChef si arriva in finale con la voglia di vincere. Ho accettato la sconfitta, anche se è ovvio che quando non senti il tuo nome un minimo di delusione ci sia.” Nessuna scusa, nessun risentimento. Solo onestà. Qualcuno sui social ha ingrandito la sua espressione nel momento della proclamazione, trasformandola in un caso. Lei ha risposto con semplicità: “Nel momento della proclamazione la mia faccia non sprizzava felicità, ma credo di avergli comunicato quanto fossi contenta per lui.”
Sul suo menù finale non ha nessun rimpianto. Il piatto di cinghiale – uno degli elementi più tecnici e rischiosi che si potesse portare in una finale – ha ricevuto complimenti da tutti i giudici. “Quel menù l’ho scritto e pensato io, mi andava di presentarlo così e ne sono convinta tutt’oggi. I miei piatti avevano un’etica culinaria diversa da quelli di Teo, ma è ciò che mi rispecchia.” Una cucina legata alla semplicità, alla valorizzazione degli ingredienti poveri, al territorio. Non era la cucina più spettacolare della finale, ma era autentica.
Uno dei momenti che l’ha segnata di più durante la gara è stato quello con Chef Locatelli, quando il giudice le chiese direttamente se fosse “un bluff”. Una domanda durissima, quasi crudele. Carlotta però non l’ha vissuta come un attacco: “Quando mi ha chiesto se fossi un bluff durante la prova con Massari, ho cambiato marcia e ho affrontato la gara con una mentalità diversa.” Quella provocazione, invece di demolirla, l’ha fatta crescere. È uno dei dettagli che racconta meglio chi è davvero Carlotta: una persona che sotto pressione reagisce, non crolla.
C’è anche un aneddoto con Chef Barbieri che dice molto sul suo carattere. Durante un Live, il giudice aveva criticato il suo piatto perché mancava del verde. Carlotta, d’istinto, gli aveva risposto: “Ma Chef, c’è già l’arancione MasterChef!” Una battuta secca, coraggiosa, rivolta a uno dei giudici più temuti della storia del programma. “Gli ho strappato un sorriso. Temevo molto il suo giudizio e rompere il ghiaccio così è stato importante.”
Dietro tutto questo c’è Nicolò, il fidanzato che lei descrive come la scintilla che l’ha spinta a partecipare. “Mi ha sempre spronata, ripetendomi che in cucina avevo qualcosa in più. Era anni che ci pensavo e, grazie a lui, mi sono lanciata.” Se mai aprirà un ristorante – e l’idea c’è, concreta, anche se ancora lontana – sarà con lui al suo fianco: lei in cucina, lui in sala. Un progetto di vita oltre che lavorativo.
Sul fronte dei commenti negativi sui social, Carlotta è stata diretta: “Più che farmi stare male, mi innervosiva l’odio gratuito della gente. Io so quanto ho dato in questo percorso e quanto sono riuscita a migliorare certi lati del mio carattere. I commenti dei social rimangono lì dove sono, non mi interessano più.” A un certo punto della gara ha smesso di leggere Instagram. Una scelta saggia, probabilmente necessaria per andare avanti.
Quello che resta, alla fine, è il ritratto di una ragazza che ha lasciato un lavoro sicuro, ha attraversato momenti difficili, ha cucinato con il cuore davanti a milioni di persone e ha quasi vinto uno dei programmi più seguiti della televisione italiana. Forse non ha alzato la coppa, ma ha dimostrato di avere qualcosa che non si impara in cucina: il coraggio di rimettersi in gioco quando tutto sembra andare storto.
Pensi anche tu che Carlotta abbia ricevuto troppe critiche ingiuste? E secondo te meritava di vincere? Lascia un commento qui sotto.


