C’è una storia dietro la vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo 2026 che vale la pena raccontare per intero, perché non inizia sul palco dell’Ariston. Inizia nell’estate del 2024, con una canzone pubblicata quasi in sordina, ignorata dai grandi network radiofonici e tenuta fuori dai salotti televisivi che contano. Una canzone che però aveva qualcosa che le radio non possono comprare e la televisione non può costruire: la capacità di arrivare dritta alle persone.
“Rossetto e caffè” è uscita il 14 giugno 2024. Sal Da Vinci aveva 55 anni, una carriera iniziata a sei, decenni di palcoscenici tra Napoli e il resto d’Italia, e fuori dalla Campania lo conosceva soprattutto chi frequentava certi teatri o certi canali del digitale terrestre. Non era un nome che compariva nelle playlist delle radio nazionali, non era un volto che i grandi programmi televisivi si contendevano. Era un professionista rispettato nel suo mondo, ma quel mondo aveva confini precisi.
Poi è arrivato TikTok, e quei confini sono saltati.
Come TikTok ha fatto quello che radio e tv non volevano fare
Il meccanismo è semplice quando lo si guarda a posteriori, ma nel momento in cui accade ha sempre qualcosa di imprevedibile. Un ritornello che rimane in testa, un testo che parla di cose quotidiane – il rossetto sul bordo di una tazzina, il profumo di qualcuno che non c’è più – e la piattaforma che fa il resto. I ragazzi della Generazione Z hanno cominciato a usare “Rossetto e caffè” come colonna sonora dei loro video. Prima pochi, poi tanti, poi migliaia. La canzone ha scalato la Viral 50 Italia di Spotify, è entrata nella Viral 50 Global, ha raggiunto il primo posto su YouTube Italia e non si è più fermata.
I numeri finali sono difficili da ignorare anche per chi di solito non si occupa di musica neomelodica napoletana: 120 milioni di stream tra YouTube e Spotify, doppio disco di platino, 450 milioni di interazioni complessive tra streaming, video e suoni su TikTok. Il videoclip girato sulla Costiera Sorrentina, con Martina Stella come protagonista, ha superato da solo 32 milioni di visualizzazioni su YouTube, diventando per un periodo il video più visto in Italia.
Eppure, in tutto questo, c’era qualcosa che non tornava. Le grandi radio nazionali non lo passavano. I programmi televisivi che contano non lo invitavano. Sal Da Vinci aveva una canzone che girava in tutto il mondo e in Italia faceva finta di non esistere almeno per certi sistemi.
Lo sfogo che nessuno si aspettava
Nel pieno di questo successo paradossale, Sal Da Vinci ha rilasciato un’intervista al Messaggero che ha fatto discutere. Le sue parole erano dirette e senza filtri: “Lo sappiamo tutti: ci sono dei sistemi. La mia canzone si sta rivelando una hit su Spotify, ma nessuno mi invita. I miei agenti provano a propormi ai programmi tv, ma ricevono tutti ‘no’. E poche radio mi passano, peraltro non quelle dei grandi network. Evidentemente non rientro nella loro linea editoriale.”
Poi ha aggiunto qualcosa che diceva ancora di più: “Molti fanno finta di non vedere. Voglio pensare che non ci siano dei pregiudizi nei miei confronti, ma è un paradosso.”
Era una denuncia precisa di come funziona il sistema musicale italiano, dove il successo popolare non basta se non è accompagnato dalla benedizione dei canali tradizionali. Sal Da Vinci stava dicendo ad alta voce quello che molti artisti pensano e quasi nessuno dice: che tra chi decide cosa passa in radio e cosa no, e il pubblico reale, esiste spesso una distanza enorme.
Ma quel paradosso conteneva già in sé la risposta. Perché se il pubblico sceglie qualcosa con quella forza, prima o poi il sistema deve fare i conti con quella scelta.
La canzone scritta con un uomo che non c’è più
C’è un elemento della storia di “Rossetto e caffè” che aggiunge un peso ulteriore a tutto quello che è successo dopo. Il brano è stato scritto da Sal Da Vinci insieme a Vincenzo D’Agostino, uno dei parolieri più importanti della musica napoletana degli ultimi quarant’anni. D’Agostino aveva firmato oltre 3.600 canzoni nel corso della sua carriera, aveva scritto per Gigi D’Alessio, per Anna Tatangelo, per decine di altri artisti. Era l’uomo che aveva saputo dare parole al sentimento partenopeo moderno per generazioni.
Vincenzo D’Agostino è morto il 18 febbraio 2026, poche settimane prima che Sal Da Vinci salisse sul palco dell’Ariston come artista in gara. Non ha fatto in tempo a vedere la vittoria. Ha però fatto in tempo a vedere “Rossetto e caffè” diventare uno dei fenomeni musicali più inaspettati degli ultimi anni, e a sapere che la canzone che aveva scritto insieme a Sal aveva conquistato anche i ragazzi della Generazione Z, gli stessi che quarant’anni prima non erano ancora nati quando lui scriveva i suoi primi successi.
La porta dell’Ariston si apre
Fu proprio il successo di “Rossetto e caffè” a convincere Carlo Conti a inserire Sal Da Vinci tra i Big in gara a Sanremo 2026. Non era scontato. Una partecipazione era stata valutata già per il 2025, poi scartata. Sal era stato coinvolto nella serata delle cover di quell’edizione, ospite dei The Kolors, quasi un modo per tastare il terreno. I numeri di “Rossetto e caffè” avevano poi tolto ogni dubbio.
Quando i giornalisti hanno sentito in anteprima “Per sempre sì“, il brano scelto per la gara, qualcuno ha sorriso. Era una ballata romantica, una canzone sul matrimonio e sulla promessa che dura nel tempo, costruita in modo classico, senza nessuna concessione alle mode del momento. Non aveva l’autotune, non aveva la trap, non aveva i ritmi della musica che domina le classifiche digitali. Era semplicemente una bella canzone, cantata da un uomo con la voce vera.
Quei sorrisi si sono fermati sabato sera, quando Sal Da Vinci ha attraversato l’Ariston da vincitore.
Il ballo con Mara Venier e la naturalezza di chi ha cinquant’anni di palco
Durante la finale, Sal Da Vinci ha trascinato Mara Venier in un ballo improvvisato in prima fila. Non era programmato, non era nella scaletta. È successo e basta, con quella naturalezza che si trova solo in chi ha passato decenni su un palcoscenico e sa leggere il momento giusto. Quell’immagine ha girato per ore sui social ed è diventata uno dei simboli di Sanremo 2026.
C’era qualcosa di coerente in tutto questo. Un artista che aveva conquistato TikTok con una canzone semplice e vera, che aveva denunciato un sistema che lo ignorava mentre il pubblico lo sceglieva, che era arrivato all’Ariston senza cambiare niente di sé, che aveva vinto con un brano sul matrimonio in un Festival dove molti puntavano su produzioni elaborate. E poi aveva ballato con Mara Venier senza che nessuno glielo avesse chiesto, perché era il momento giusto e lui lo sapeva.
Sal Da Vinci ha vinto Sanremo 2026 a 56 anni, con una carriera iniziata a sei, una moglie accanto da 34, tre nipoti che lo aspettavano a casa. Ha vinto con una canzone che parla di matrimonio, scritta insieme a un uomo che non c’è più. Ha vinto dopo che le radio lo ignoravano mentre mezzo mondo lo ascoltava su TikTok.
A volte il sistema fa finta di non vedere. Ma il pubblico vede sempre.
Conoscevate già la storia di “Rossetto e caffè” e del paradosso di Sal Da Vinci ignorato dalle radio mentre TikTok lo rendeva famoso in tutto il mondo? Lasciate un commento e diteci cosa ne pensate.



Non ho mai ascoltato Rossetto e Caffè, non sapevo chi fosse questo cantante e lo so solo adesso perché non guardo il festival di Sanremo ma gli sfottò che sono seguiti alla sua canzone mi hanno incuriosito. Ho gusti musicali totalmente diversi che iniziano con i Pink Floyd, Genesis, Deep Purple, ma anche America, David Bowie, ma anche Battisti, Dalla, anche Giorgia… La canzone che ha vinto il Festival mi fa davvero pena.. ma davvero.. sorry. Non mi fa neanche ridere.. e al mio matrimonio ho preferito un DJ con una scaletta totalmente diversa. Però tutti i gusti son gusti!
Bravo senza se e senza ma