Outer Banks 5 doveva essere la stagione della resa dei conti. L’ultima avventura dei Pogues, il momento in cui chiudere anni di cacce al tesoro, tradimenti, fughe, relazioni e disastri che ormai fanno parte del DNA della serie. Il problema è che arrivati alla quinta stagione, quel DNA sembra molto più debole di quanto ricordassimo.
La serie continua ad avere ritmo, belle location e alcuni momenti capaci di riaccendere per qualche minuto l’entusiasmo delle prime stagioni. Il finale prova anche a dare una conclusione soddisfacente al viaggio dei protagonisti. Ma il percorso per arrivarci è troppo irregolare, spesso ripetitivo e soprattutto segnato da un’assenza che si sente praticamente in ogni episodio: quella di JJ.
La sua morte alla fine della quarta stagione cambia inevitabilmente gli equilibri del gruppo, ma secondo me la quinta non riesce mai davvero a riempire quel vuoto. Diverse reazioni raccolte dopo l’uscita sottolineano proprio quanto la serie sembri aver perso una parte importante della propria energia e della propria spontaneità senza di lui.
Senza JJ manca una parte fondamentale dei Pogues
Il problema non è semplicemente che JJ fosse uno dei personaggi più amati.
Era anche quello capace di rompere gli equilibri, prendere decisioni assurde, alleggerire le situazioni e dare imprevedibilità alle dinamiche del gruppo.
Senza di lui, John B, Sarah, Pope, Kiara e Cleo continuano la loro avventura, ma la chimica non è più la stessa. La serie prova a trasformare il lutto in uno dei temi della stagione, però non sempre riesce a farlo in maniera convincente.
Kiara è quella che sembra sentire maggiormente la sua assenza. Per gli altri, invece, il dolore viene spesso messo da parte appena la trama deve ripartire con il prossimo inseguimento o la nuova pista da seguire.
Ed è strano, considerando quanto JJ abbia rappresentato per l’intero gruppo.
In alcuni momenti sembra quasi che la serie voglia ricordarci continuamente che è morto, ma senza concedere davvero ai personaggi il tempo necessario per elaborare quella perdita. Una critica simile emerge anche tra chi ha seguito la stagione: il lutto appare distribuito in modo molto diseguale e Kiara finisce per sembrare l’unica a portarne veramente il peso.
La caccia al tesoro ormai sembra un meccanismo automatico
Le prime stagioni funzionavano perché il tesoro era una parte dell’avventura.
C’erano le differenze sociali tra Pogues e Kooks, le famiglie, l’amicizia, le relazioni e quella sensazione di estate infinita nelle Outer Banks.
Con il passare degli anni, invece, la caccia al tesoro ha divorato quasi tutto il resto.
Anche la quinta stagione continua su quella strada.
Nuovi indizi.
Nuovi nemici.
Nuovi luoghi.
Qualcuno tradisce qualcuno.
Qualcuno rischia di morire.
Il gruppo riesce a salvarsi all’ultimo secondo.
Poi si ricomincia.
Il problema non è l’avventura in sé. Outer Banks è sempre stata una serie costruita sull’esagerazione e sarebbe assurdo chiederle improvvisamente di diventare un dramma realistico.
La difficoltà nasce dalla ripetizione.
Dopo cinque stagioni, un altro inseguimento o un’altra scoperta incredibile non hanno più lo stesso peso. Una parte delle reazioni più critiche alla stagione insiste proprio su questo: disastro dopo disastro, la serie finisce per rendere ogni nuovo pericolo meno importante del precedente.
Anche i cattivi iniziano a sembrare intercambiabili
Un altro limite evidente riguarda gli antagonisti.
All’inizio della serie Ward Cameron funzionava bene perché il conflitto era personale. Non era soltanto l’uomo cattivo che voleva il tesoro. Era il padre di Sarah, rappresentava il mondo dei Kooks ed era legato direttamente alla vita dei protagonisti.
Nelle stagioni successive i nemici sono diventati sempre più grandi, violenti e internazionali.
Ma non necessariamente più interessanti.
Anche in questa stagione alcuni avversari sembrano esistere soprattutto perché serve qualcuno che insegua i Pogues e renda più difficile il percorso verso il tesoro.
La minaccia c’è, ma manca spesso quella componente personale che rendeva i primi conflitti più coinvolgenti.
È uno dei motivi per cui alcune parti sembrano appartenere a un’altra serie rispetto a quella iniziata nel 2020.
Tra viaggi continui, tesori giganteschi e criminali sempre più improbabili, le Outer Banks vere e proprie finiscono quasi per diventare uno sfondo lontano.
La serie ha perso un po’ della semplicità che la rendeva speciale
Ripensando alla prima stagione, la differenza più evidente non riguarda il budget o l’azione.
Riguarda la semplicità.
Un gruppo di ragazzi senza molti soldi passava l’estate insieme, cercava un tesoro e si scontrava con ragazzi più ricchi che vivevano dall’altra parte della stessa isola.
Era una premessa immediata.
La divisione tra Pogues e Kooks dava alla serie una dimensione sociale semplice ma efficace.
Con il passare delle stagioni quella componente è stata progressivamente messa da parte a favore di avventure sempre più grandi. Una delle osservazioni più interessanti presenti nel materiale che mi hai dato riguarda proprio questo: la serie aveva iniziato con un conflitto sociale molto chiaro, per poi abbandonarlo quasi completamente a favore di cacce al tesoro sempre più improbabili.
Ed è un peccato, perché proprio quella dimensione rendeva Outer Banks diversa dalle tante serie d’avventura adolescenziali.
Madelyn Cline continua a funzionare bene
Tra le cose che salvo maggiormente c’è Sarah Cameron.
Madelyn Cline riesce ancora a dare al personaggio una vulnerabilità e una maturità che spesso vanno oltre quello che la sceneggiatura le offre.
Sarah è probabilmente uno dei personaggi che ha avuto l’evoluzione più evidente dall’inizio della serie.
Non è più soltanto la ragazza ricca che si innamora del Pogue.
Ha attraversato perdite, tradimenti familiari e situazioni sempre più assurde, e Cline riesce spesso a rendere credibile anche materiale che sulla carta potrebbe sembrare molto più debole.
Tra le critiche raccolte nel testo viene indicata proprio lei come una delle eccezioni positive sul piano interpretativo.
Il finale prova almeno a rispettare il viaggio dei personaggi
La parte conclusiva è probabilmente quella che funziona meglio.
La stagione acquista un po’ più di peso negli ultimi episodi e il finale cerca di riportare l’attenzione sul gruppo, sulle conseguenze delle loro scelte e sul viaggio iniziato anni prima.
Non tutte le decisioni mi hanno convinto, ma si percepisce almeno il tentativo di dare una conclusione vera alla serie.
E dopo cinque stagioni era necessario.
Ci sono richiami al passato, ritorni e momenti pensati chiaramente per chi segue Outer Banks fin dall’inizio. Alcuni spettatori hanno apprezzato molto proprio la chiusura e il modo in cui la stagione prova a ricordare JJ e a salutare il gruppo.
Io però continuo ad avere la sensazione che quella conclusione sarebbe stata molto più forte se il percorso per raggiungerla fosse stato meno dispersivo.
Il vero problema è che sembra una serie arrivata troppo lontano
Outer Banks 5 non è inguardabile.
Ha ancora momenti divertenti.
Ha personaggi ai quali ormai siamo affezionati.
Ha un’estetica riconoscibile e riesce ancora a costruire qualche buona sequenza d’avventura.
Ma se confronto questa stagione con le prime due, la differenza è enorme.
La serie ha continuato ad aumentare la posta in gioco fino al punto in cui quasi niente riesce più a sorprenderci.
Ogni volta deve esserci un tesoro più importante.
Un criminale più pericoloso.
Un viaggio più lontano.
Un rischio maggiore.
A forza di alzare continuamente il volume, però, il rumore smette di impressionare.
La quinta stagione prova a recuperare qualcosa nel finale, ma arriva dopo diversi episodi in cui ho avuto la sensazione di vedere una serie che conosce ancora i propri personaggi, ma non sa più bene cosa inventarsi per tenerli in movimento.
La morte di JJ rende questa difficoltà ancora più evidente.
Era uno dei personaggi capaci di dare energia anche alle situazioni più assurde. Senza di lui, le crepe della sceneggiatura diventano molto più facili da vedere.
Outer Banks meritava una conclusione.
Non sono sicuro che meritasse necessariamente cinque stagioni.
La Recensione
Outer Banks 5
Outer Banks 5 chiude la storia dei Pogues con qualche buon momento e un finale che prova a rispettare chi ha seguito la serie per anni. L’assenza di JJ, però, pesa molto più del previsto e la solita caccia al tesoro ormai mostra tutti i suoi limiti.
PRO
- Per scoprire come termina definitivamente la storia dei Pogues
- Gli ultimi episodi sono più coinvolgenti
CONTRO
- L’assenza di JJ cambia troppo gli equilibri
- La caccia al tesoro è diventata ripetitiva
- La serie ha perso molto della semplicità e dell’atmosfera delle prime stagioni


