Un esordio colossale da 108,5 milioni di dollari a livello globale ha travolto le sale cinematografiche durante l’ultimo fine settimana, trasformando il reboot di Resident Evil diretto da Zach Cregger nel fenomeno cinematografico dell’anno. Negli Stati Uniti e in Canada la pellicola ha conquistato 60,2 milioni di dollari, fissando un primato assoluto per l’intero franchise di Sony Pictures e superando in soli tre giorni il totale incassato nel 2010 da Resident Evil: Afterlife sull’intero mercato americano. Con un budget di circa 75 milioni di dollari, questo progetto ha battuto anche le stime più ottimistiche della vigilia, confermando la capacità del regista di intercettare i gusti del pubblico moderno dopo i successi di Barbarian e Weapons. Il marchio della storica saga targata Capcom ha ritrovato una carica espressiva travolgente sul grande schermo, proponendo una storia di sopravvivenza pura e piena di tensione.
1. Un’accoglienza trionfale tra critica e pubblico
I film di genere horror godono da sempre di un pubblico fedele nelle sale, riuscendo spesso ad incassare cifre importanti anche quando la stampa specializzata esprime giudizi severi. Trovarsi al centro di un entusiasmo corale da parte dei critici e degli spettatori rappresenta un vantaggio enorme per la tenuta al botteghino nelle settimane successive. La pellicola firmata da Zach Cregger ha ottenuto un 95% di recensioni positive su Rotten Tomatoes, accompagnato da un 91% di gradimento da parte del pubblico. Questo risultato stabilisce un record storico assoluto per un adattamento cinematografico di un videogioco sulla piattaforma, superando persino un colosso commerciale come Sonic 3. La valutazione B+ assegnata da CinemaScore garantisce un passaparola eccellente tra gli appassionati, riducendo al minimo il rischio di un crollo degli incassi durante il secondo weekend di programmazione.
La narrazione ruota attorno alla figura di Bryan, interpretato da Austin Abrams, un corriere medico che si ritrova improvvisamente coinvolto in una disperata corsa per la sopravvivenza nell’oscurità di Raccoon City, proprio mentre la città sprofonda nel caos a causa dell’epidemia. Accanto al protagonista troviamo un cast affiatato composto da Paul Walter Hauser, Zach Cherry e Kali Reis. I commenti della critica americana hanno definito la pellicola una vera e propria macchina da spavento viscerale, cruda e senza filtri, capace di regalare agli amanti del survival horror esattamente le atmosfere che cercavano da tempo sul grande schermo.
2. Un successo enorme sul mercato nordamericano
Riavvolgendo il nastro della memoria verso i primi anni Duemila, la serie di film guidata da Milla Jovovich e diretta da Paul W.S. Anderson era riuscita a costruire un impero finanziario da oltre un miliardo di dollari complessivi, battendo la famigerata maledizione dei film tratti dai videogiochi. Quei successi dipendevano quasi interamente dalle proiezioni internazionali, mentre gli incassi nei cinema americani restavano marginali. Basti pensare che Resident Evil: Afterlife aveva raccolto sul suolo statunitense soltanto sessanta milioni di dollari su trecento complessivi, mentre nel 2017 Resident Evil: The Final Chapter ha incassato in patria meno del 9% del suo totale mondiale.
La creatura cinematografica di Cregger ha invertito la rotta fin dalle prime proiezioni del venerdì. Raccogliere oltre sessanta milioni di dollari al debutto in Nord America significa poggiare su fondamenta solide senza dover sperare in un miracolo commerciale all’estero per coprire le spese di produzione. La pellicola sta tenendo il passo delle più grandi produzioni hollywoodiane, registrando numeri altissimi negli Stati Uniti e al contempo attirando oceaniche folle di spettatori nei cinema di ogni paese.
3. La scelta strategica della data di uscita
Il calendario delle proiezioni ha giocato un ruolo cruciale nell’esplosione di questo successo commerciale. La maggior parte degli studios tende a programmare i titoli spaventosi nella seconda metà di ottobre per sfruttare la scia della festa di Halloween. La dirigenza di Sony Pictures ha intuito l’opportunità di occupare una finestra temporale quasi sgombra nel mese di settembre, lasciando al film tutto lo spazio necessario per emergere.
Analizzando le prossime uscite in sala, si nota l’assenza di veri concorrenti diretti nello stesso genere fino all’arrivo di Other Mommy il 9 ottobre. I grandi eventi cinematografici del periodo, come le riedizioni dei cinefumetti o le pellicole pensate per la stagione dei premi come Primetime con Robert Pattinson, parlano a pubblici differenti e non sottraggunti spettatori agli amanti delle emozioni forti. Storicamente il mese di settembre viene considerato un periodo tranquillo per le sale, ma successi storici come quello di It hanno dimostrato come l’uscita autunnale anticipata possa trasformarsi in una miniera d’oro per le produzioni horror fatte con criterio.
4. La forza trentennale del marchio Capcom
I grandi nomi della cultura pop mantengono una forza di attrazione enorme e questo reboot ne rappresenta la dimostrazione lampante. Il franchise videoludico originale festeggia trent’anni di vita, dopo aver rivoluzionato il mondo dei videogiochi negli anni Novanta ed essere diventato un caposaldo dell’intrattenimento globale. I recenti successi dei capitoli videoludici come Resident Evil: Village hanno mantenuto viva l’attenzione di milioni di appassionati, rinnovando l’amore per questa mitologia da generazione a generazione.
A differenza di altri esperimenti passati non del tutto riusciti, come la recente serie televisiva prodotta da Netflix, il film di Cregger è riuscito ad azzerare le perplessità della vigilia. Anche gli spettatori che non giocano assiduamente alle console conservano una forte memoria emotiva legata al nome di Raccoon City e alla prima saga cinematografica. In un panorama cinematografico saturo di marchi sconosciuti o privi di fascino per le nuove generazioni, questa proprietà intellettuale possiede una rilevanza culturale enorme, capace di portare in sala intere comitive di amici desiderosi di vivere un’esperienza collettiva.
5. L’impronta d’autore e la reputazione di Zach Cregger
La figura del regista ha rappresentato la chiave di volta determinante per il salto di qualità dell’intero progetto. Nel giro di pochissimi anni, Zach Cregger ha saputo guadagnarsi un rispetto enorme tra gli appassionati del genere horror. L’impatto di Barbarian nel 2022 e il successo travolgente di Weapons, capace di conquistare persino un premio Oscar, hanno trasformato il suo nome in un sinonimo di originalità, tensione narrativa e qualità realizzativa.
La decisione di non adattare in modo pedissequo la trama di un singolo capitolo del videogioco si è rivelata vincente. Cregger ha scelto di posizionare gli eventi del film lungo la linea temporale ufficiale della saga, facendo svolgere la storia in contemporanea con i fatti raccontati nel leggendario Resident Evil 2. Questo approccio intelligente ha permesso al regista di inserire elementi inediti e personaggi originali mantenendo intatto il rispetto per l’opera originaria. La sua firma stilistica ha convinto sia i fan storici sia il pubblico generale, confermando il suo talento straordinario e regalando al franchise una prospettiva nuova.
Questo trionfo al botteghino segna l’inizio di una nuova era per una delle saghe più amate della storia dello spettacolo, dimostrando come la passione per il grande schermo sappia ancora regalare sorprese clamorose.
E voi cosa ne pensate di questo nuovo capitolo cinematografico di Resident Evil firmato da Zach Cregger? Lasciate un commento qui sotto per farci sapere la vostra opinione.


