La puntata di Chi l’ha visto? andata in onda ieri sera, mercoledì 7 ottobre, su Rai 3 ha messo insieme tre storie molto diverse, ma accomunate da una domanda che il programma continua a fare da anni: cosa manca ancora per capire cosa sia successo davvero? Si è parlato del caso di Alex Marangon, del rapporto sempre più inquietante tra adolescenti e rete e, infine, dell’omicidio di Simonetta Cesaroni, tornato al centro dell’attenzione per nuove analisi sul DNA.
La serata si è aperta proprio con Alex Marangon, il giovane morto durante un rito sciamanico all’abbazia di Santa Bona a Vidor, nel Trevigiano.
I genitori continuano a non credere all’ipotesi di un semplice incidente e si oppongono all’archiviazione. La loro posizione è netta: Alex quella sera non era solo e, proprio per questo, chiedono che venga chiarito fino in fondo se altre persone presenti possano avere avuto responsabilità.
Durante la puntata sono stati mostrati anche documenti inediti, utili a ricostruire meglio le ore precedenti alla morte e ciò che sarebbe accaduto durante il rito.
È un caso che continua a lasciare aperti diversi interrogativi, soprattutto perché la famiglia non si riconosce in una ricostruzione che riduca la vicenda a una fatalità.
Il secondo tema affrontato è stato molto diverso, ma forse altrettanto disturbante.
Chi l’ha visto? ha parlato del rapporto tra giovanissimi e rete, partendo da alcuni episodi in cui studenti hanno aggredito insegnanti riprendendosi con il telefono.
L’elemento che preoccupa è proprio questo: non solo l’atto violento, ma anche la volontà di filmarlo.
Come se non bastasse compiere un gesto grave.
Bisogna anche mostrarlo.
Bisogna dimostrare qualcosa a qualcuno che sta dall’altra parte dello schermo.
Uno dei casi affrontati riguarda il tredicenne che ha accoltellato una professoressa a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo.
Agli inquirenti avrebbe detto una frase che fa riflettere:
«Non ne ho parlato con nessuna persona fisica. Solo con gli utenti della chat.»
È una frase impressionante soprattutto per il modo in cui separa il mondo reale da quello online.
La chat diventa un luogo in cui confidarsi, cercare approvazione, sentirsi parte di un gruppo e ricevere un riconoscimento che magari nella vita quotidiana manca.
In studio è intervenuto anche il giovane educatore Giovanni Ravasio, chiamato a riflettere proprio su questo meccanismo.
La domanda inevitabile è quanto possa diventare pericolosa una comunità online quando un ragazzo molto giovane inizia a considerare più importante il giudizio di persone mai incontrate rispetto a quello di chi gli sta accanto ogni giorno.
Poi la puntata è tornata su uno dei misteri italiani che sembrano non chiudersi mai.
Simonetta Cesaroni.
Sono passati 36 anni dall’omicidio avvenuto in via Poma, ma le nuove analisi hanno riacceso l’attenzione sull’inchiesta.
Un DNA è stato individuato sul corpetto e sul reggiseno della ragazza.
Una novità delicatissima, perché ogni nuova traccia biologica deve essere interpretata con estrema cautela.
Trovare un profilo genetico non significa automaticamente aver individuato l’assassino.
Bisogna capire a chi appartenga, in quale circostanza sia finito sugli indumenti e soprattutto se abbia davvero un collegamento con l’omicidio.
Durante la puntata, Raffaella Griggi e l’inviato Giuseppe Pizzo hanno approfondito le nuove analisi e ripercorso ancora una volta alcuni elementi della vicenda.
Pizzo segue il caso da anni e ha anche evidenziato delle possibili analogie con un altro delitto avvenuto nello stesso stabile.
Sei anni prima della morte di Simonetta Cesaroni, infatti, nello stesso edificio venne uccisa Renata Moscatelli.
La vicinanza fisica tra i due omicidi ha inevitabilmente attirato attenzione, anche se parlare di analogie non significa automaticamente dimostrare un collegamento tra le due vicende.
Via Poma resta uno dei casi di cronaca nera più discussi del nostro Paese proprio perché, nonostante processi, indagini, sospetti e nuove analisi, manca ancora una risposta definitiva alla domanda più semplice.
Chi ha ucciso Simonetta?
La trasmissione ha poi lasciato spazio, come accade abitualmente, agli appelli dei familiari, alle persone scomparse e alle segnalazioni degli spettatori.
È una parte meno spettacolare del programma, ma forse una delle più importanti.
Perché Chi l’ha visto? non vive soltanto dei grandi casi irrisolti.
Vive anche delle telefonate, delle fotografie mostrate in televisione e delle persone che sperano che qualcuno riconosca un volto.
La puntata del 7 ottobre è stata quindi particolarmente densa.
Da una morte ancora avvolta da dubbi a una riflessione inquietante sul modo in cui alcuni adolescenti utilizzano le chat, fino a una nuova possibile pista in uno dei delitti più famosi d’Italia.
Tre storie diversissime che hanno tenuto la trasmissione in onda fino a mezzanotte.
Adesso vogliamo sapere cosa ne pensate voi.
Avete visto la puntata di Chi l’ha visto? di ieri sera? Vi è piaciuta? Quale tra il caso Marangon, il tema dei ragazzi e delle chat e le novità su Simonetta Cesaroni vi ha colpito maggiormente? Scrivetecelo nei commenti.


