Tra le tante serie cancellate troppo presto da Netflix ce n’è una che, a distanza di anni, continua a essere ricordata dagli appassionati dell’horror come una delle più inquietanti mai arrivate sulla piattaforma: Marianne. Uscita nel 2019 e composta da appena otto episodi, la serie francese ha conquistato il 100% di recensioni positive su Rotten Tomatoes, ma non è mai diventata un fenomeno popolare quanto avrebbe meritato.
Ed è un peccato, perché Marianne possiede una qualità rara: fa davvero paura.
La protagonista è Emma Larsimon, interpretata da Victoire Du Bois, una scrittrice horror diventata famosa grazie a una saga di romanzi costruita attorno a una strega terrificante chiamata Marianne.
Emma è stanca.
Vuole abbandonare quei libri e chiudere con il personaggio che le ha dato il successo.
Ma la realtà comincia improvvisamente a somigliare troppo alla finzione.
Una sua vecchia amica torna nella sua vita sostenendo che la madre sia posseduta proprio da Marianne.
Poi accade qualcosa di ancora più sconvolgente.
La ragazza si toglie la vita davanti a Emma.
Da quel momento, la scrittrice è costretta a tornare nel paese della sua infanzia e ad affrontare qualcosa che aveva sempre considerato soltanto un prodotto della propria immaginazione.
Il problema è che Marianne esiste davvero.
Ed è qui che la serie comincia a diventare molto più interessante di una semplice storia di possessione.
La strega non è soltanto un’entità maligna.
Ha regole precise.
Può impossessarsi delle persone, può manipolare, terrorizzare e distruggere chi le sta intorno, ma non può mentire sul proprio nome.
È un dettaglio apparentemente piccolo, ma costruisce una mitologia molto più solida di quanto ci si aspetterebbe da una serie di soli otto episodi.
Emma scopre anche qualcosa di ancora più inquietante.
Non ha inventato Marianne.
Ha creduto di farlo.
In realtà, la figura che compariva nei suoi sogni era legata al luogo in cui era cresciuta e, scrivendo di lei, la protagonista ha finito per darle ancora più forza.
La notorietà dei libri ha alimentato la leggenda.
Ed è una delle idee migliori della serie.
Lo scrittore horror che crede di creare il mostro e scopre invece di averlo soltanto liberato.
Marianne funziona anche perché non addolcisce mai la figura della strega.
Negli ultimi anni molte storie fantastiche hanno raccontato la magia in chiave romantica, affascinante o persino rassicurante.
Questa serie fa l’opposto.
La sua Marianne è sporca, maligna, crudele e profondamente disturbante.
Da questo punto di vista, il confronto con The Witch di Robert Eggers viene naturale.
Anche lì la strega non viene trattata come una figura glamour.
È qualcosa di antico e oscuro.
Qualcosa che sembra appartenere a una parte più profonda e spaventosa dell’immaginario popolare.
Ma il vero elemento che rende Marianne memorabile è Madame Daugeron, la madre dell’amica di Emma.
Quando Marianne prende il controllo del suo corpo, la serie cambia completamente tono.
La donna diventa una presenza terrificante.
Non servono grandi effetti speciali.
Bastano il modo in cui si muove, il modo in cui guarda gli altri e soprattutto il modo in cui parla.
La sua età rende il personaggio ancora più inquietante perché crea un contrasto fortissimo tra un aspetto apparentemente fragile e ciò che è capace di fare.
Molte delle scene più riuscite della serie nascono proprio da questo.
Non da grandi mostri.
Non da violenza continua.
Ma da una stanza buia, una porta socchiusa, un sorriso fuori posto o una frase detta nel momento sbagliato.
È un tipo di horror che lavora sull’attesa.
E lo fa molto bene.
Anche visivamente, Marianne è ancora oggi sorprendente.
La fotografia usa molto bene il buio, gli spazi vuoti e l’architettura del paese per creare una sensazione costante di disagio.
A tratti ricorda altre produzioni europee Netflix come Dark, non tanto per la storia quanto per la capacità di costruire un luogo che sembra avere una personalità propria.
Il paese in cui torna Emma non è solo uno sfondo.
È parte dell’incubo.
La serie, però, ha avuto vita breve.
Nonostante le ottime recensioni e un pubblico molto affezionato, Netflix decise di cancellarla dopo una sola stagione.
Il creatore Samuel Bodin aveva lasciato chiaramente spazio per continuare.
E infatti il finale non chiude completamente il mondo narrativo.
Questa è probabilmente la parte più frustrante.
Perché Marianne sembra quasi l’inizio di qualcosa di più grande.
La mitologia c’era.
I personaggi anche.
E soprattutto c’era una strega abbastanza inquietante da reggere più stagioni.
Rivederla oggi significa anche rendersi conto di quanto fosse avanti rispetto a tante serie horror arrivate dopo.
Non aveva bisogno di decine di episodi.
Non aveva bisogno di trasformarsi in una storia adolescenziale.
Non cercava di rendere il male affascinante.
Voleva soltanto mettere paura.
E ci riusciva.
Avete mai visto Marianne su Netflix? Secondo voi merita ancora oggi di essere considerata una delle serie horror più inquietanti della piattaforma? Scrivetecelo nei commenti.


