Raramente mi è capitato di uscire da un cinema con la sensazione così netta che un regista si sia auto-censurato. After the Hunt – Dopo la caccia, l’ultimo lavoro di Luca Guadagnino presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, è esattamente questo: un film che promette di scavare nella complessità morale contemporanea ma che, alla fine, si accontenta di grattare appena la superficie.
Il paradosso più stridente? Vedere proprio Guadagnino – il maestro della provocazione elegante, colui che non si è mai fatto problemi a esplorare territori scomodi – muoversi con una cautela quasi imbarazzante su un tema così scottante come la cancel culture in ambito accademico.
Una premessa che promette bene
La storia parte con tutte le carte in regola per essere qualcosa di memorabile. Alma, interpretata da una Julia Roberts in gran forma, è una professoressa di filosofia a Yale che organizza una cena elegante nel suo appartamento del Connecticut. Tra gli invitati ci sono Hank (Andrew Garfield), suo collega e competitor per l’agognata cattedra, e Maggie (Ayo Edebiri), dottoranda con una cotta non troppo nascosta per la sua mentore.
La sera scorre tranquilla fino a quando, il giorno dopo, Maggie bussa alla porta di Alma con una confessione che cambia tutto: Hank non si è limitato a riaccompagnarla a casa. C’è stato qualcosa di più, qualcosa che lei non voleva. E qui inizia il vero film.
Julia Roberts torna grande
Devo ammettere che vedere Julia Roberts così a suo agio in un ruolo così sfaccettato è stato uno dei pochi piaceri genuini di questa visione. La sua Alma è un personaggio complesso e spigoloso, una donna che ha combattuto per decenni in un mondo accademico dominato dagli uomini e che ora si trova a dover decidere da che parte stare quando le regole del gioco sono cambiate.
Roberts riesce a rendere tangibile quella amarezza politicamente scorretta che serpeggia sotto la superficie impeccabile della professoressa. È la sua migliore performance degli ultimi anni, senza dubbio, e da sola vale quasi il prezzo del biglietto.
Un Guadagnino troppo prudente
Il problema principale di After the Hunt sta proprio nella sua eccessiva moderazione. Guadagnino, che ci ha abituati a esplorare senza timori le zone grigie dell’esperienza umana, qui sembra camminare sui gusci d’uovo. Il tema della cancel culture, del #MeToo, del rapporto generazionale tra Millennial e Gen Z viene affrontato con una prudenza che tradisce la natura stessa del cinema del regista.
La sceneggiatura di Nora Garrett, al suo debutto, è piena di spunti interessanti ma fatica a trovare il coraggio di portarli alle loro logiche conseguenze. Si parla di “clima”, di “politica di oggi”, dei capricci della nuova generazione, ma sempre restando in superficie, senza mai affondare il coltello dove farebbe davvero male.
Cast altalenante
Se Julia Roberts brilla, lo stesso non si può dire del resto del cast. Andrew Garfield, scelto per sovvertire la sua immagine da bravo ragazzo, risulta troppo giovane per rendere credibile la competizione accademica con Roberts. Quindici anni di differenza sono tanti, e si sentono tutti.
Ayo Edebiri, reduce dal successo di The Bear, fatica a trovare il giusto registro per il suo ruolo cinematografico più impegnativo. C’è una rigidità nelle sue performance che non riesce mai a sciogliersi completamente. L’unico che riesce a rubare la scena, ancora una volta, è Michael Stuhlbarg nel ruolo del marito psichiatra di Alma, portando quella classe magistrale che avevamo già apprezzato in Chiamami col tuo nome.
Tecnica impeccabile, sostanza latitante
Dal punto di vista visivo, Guadagnino non delude mai. La collaborazione con il leggendario direttore della fotografia Malik Hassan Sayeed (storico collaboratore di Spike Lee) produce risultati visivamente affascinanti. La macchina da presa oscilla tra stabilità e frenesia, mimando i ritmi incerti delle verità malleabili che caratterizzano la storia.
Ma tutta questa eleganza formale non riesce a mascherare il problema di fondo: la mancanza di coraggio nel confrontarsi davvero con la complessità del tema trattato. È come vedere un pugile di talento che passa tutto l’incontro a schivare invece di attaccare.
Un finale che non convince
Il film si conclude con le note di “Ligia” di Tom Jobim, una scelta che riflette chiaramente le preoccupazioni del regista: non tanto le questioni esistenziali della moralità, quanto le questioni più primitive del desiderio. Una chiave di lettura interessante, che però non giustifica completamente le occasioni sprecate lungo il percorso.
After the Hunt funziona meglio come riflessione sui meccanismi del desiderio che come analisi della cancel culture, ma anche sotto questo aspetto resta un’opportunità mancata. Guadagnino aveva tutti gli ingredienti per confezionare qualcosa di memorabile, ma la sua eccessiva prudenza trasforma quello che poteva essere un capolavoro scomodo in un film semplicemente corretto.
La Recensione
After the Hunt - Dopo la caccia
After the Hunt - Dopo la caccia rappresenta un'occasione sprecata per Luca Guadagnino, che affronta il delicato tema della cancel culture in ambito accademico con una prudenza eccessiva che tradisce il suo solito coraggio autoriale. Nonostante una Julia Roberts in gran forma e una tecnica impeccabile, il film resta in superficie senza mai osare scavare nella complessità morale che prometteva di esplorare, risultando più una riflessione educata che una vera provocazione cinematografica.
PRO
- Julia Roberts offre la sua migliore performance degli ultimi anni in un ruolo complesso e sfaccettato che la riporta ai fasti del passato
- La regia di Guadagnino mantiene sempre un livello tecnico altissimo con una fotografia raffinata firmata da Malik Hassan Sayeed
CONTRO
- Eccessiva prudenza nel trattare argomenti scottanti che avrebbero meritato maggiore coraggio autoriale e profondità di analisi
- Andrew Garfield risulta poco convincente nel ruolo e troppo giovane per rendere credibile la dinamica competitiva con Julia Roberts
- La sceneggiatura resta troppo spesso in superficie senza mai affondare davvero nelle complessità morali che il soggetto richiederebbe


