Ti è mai capitato di chiederti cosa succederebbe se esistesse davvero un test per trovare la tua anima gemella? “All of You” parte proprio da questa domanda, immaginando un futuro non troppo distante dove la società Soul Connex promette di trovare a chiunque il partner perfetto attraverso un algoritmo scientifico.
Il nuovo film di Apple TV+ con Brett Goldstein e Imogen Poots affronta questo tema in modo più pensieroso di quanto ci si aspetterebbe, anche se non sempre riesce a essere interessante come vorrebbe.
Una storia familiare in un mondo nuovo
Simon (Brett Goldstein) e Laura (Imogen Poots) sono migliori amici dai tempi del college, ma chiunque li veda capisce subito che tra loro c’è qualcosa di più dell’amicizia. Sono fermi in quel limbo che molti conoscono: troppo amici per rovinare tutto, troppo innamorati per fare finta di niente.
Quando Laura decide di fare il test di Soul Connex per trovare la sua anima gemella, Simon la accompagna per darle sostegno. Il test la accoppia con Lukas (Steven Cree), un uomo gentile con cui però non scatta nessuna scintilla. Laura si fida comunque della scienza e inizia una relazione con lui.
Nel frattempo Simon si mette con Andrea (Zawe Ashton), e per un po’ sembra che tutti abbiano trovato la propria strada. Il problema è che l’amore vero non segue le formule matematiche, e sia Simon che Laura continuano a sentirsi attratti l’uno verso l’altra.
Due attori che funzionano davvero insieme
Se “All of You” convince, è soprattutto merito della chimica vera tra Goldstein e Poots. I due riescono a rendere credibile una storia che sulla carta potrebbe sembrare la solita commedia romantica. Goldstein, molto diverso dal suo Roy Kent di “Ted Lasso”, mostra una vulnerabilità che lo rende molto più umano.
Poots è bravissima nel ruolo di Laura. Riesce a far capire la lotta interna di una donna che vuole seguire quello che la scienza le dice essere giusto, ma sente nel cuore che sta sbagliando tutto. Nei momenti più intimi del film è davvero convincente.
La loro relazione sembra vera fin dal primo minuto. Quando si guardano, quando si parlano, quando cercano di nascondere quello che provano – tutto funziona perfettamente.
Un regista che prova a essere originale
William Bridges dirige il film con una scelta particolare: i salti nel tempo avvengono senza preavviso. Non ci sono scritte che dicono “due anni dopo” – dobbiamo capirlo da soli guardando i dettagli. All’inizio è una bella trovata, anche se dopo un po’ diventa un po’ meccanica.
Il film si concentra molto su come le scelte dei personaggi cambiano le loro vite nel tempo. Vediamo Laura costruire una famiglia con Lukas, mentre Simon fatica a trovare stabilità. Questi momenti di quotidianità sono ben fatti e danno peso alla storia.
I problemi di una buona idea
Il film insiste sempre sullo stesso punto: Simon e Laura sono fatti l’uno per l’altra ma sono troppo legati alle convenzioni per ammetterlo. Dopo la prima ora, la storia gira a vuoto, e i 98 minuti sembrano troppi per quello che ha da raccontare.
È come guardare lo stesso episodio ripetuto più volte con piccole variazioni.
Una riflessione interessante che resta in superficie
L’idea di Soul Connex come simbolo di come la tecnologia sta cambiando le nostre relazioni è affascinante. Il film vuole dire che togliere il rischio dall’amore potrebbe togliere anche la passione e la crescita che ne derivano.
Ma questa riflessione non va mai in profondità. Il film non esplora davvero cosa significherebbe vivere in un mondo dove l’amore è gestito da algoritmi, preferendo concentrarsi sul triangolo amoroso dei protagonisti.
Gli altri personaggi che non esistono
Steven Cree e Zawe Ashton fanno quello che possono, ma i loro personaggi sono poco più che ostacoli nella storia d’amore principale. Non li conosciamo davvero, non capiamo le loro motivazioni.
Questo è uno dei problemi principali: esistono solo Simon e Laura. Non vediamo mai Laura vivere davvero con Lukas, non vediamo Simon al lavoro. È come se il resto del mondo fosse solo uno sfondo, e questo rende tutto meno reale.
Un film che sa cosa vuole dire ma non come
“All of You” ha un messaggio chiaro: l’amore vero non può essere ridotto a una formula, e forse dovremmo fidarci di più del nostro istinto che della tecnologia. È un pensiero giusto, soprattutto oggi con tutte le app di dating.
Il problema è che il film non trova mai il modo giusto per dire questo concetto senza cadere nei soliti cliché. Dopo un po’ diventa prevedibile, e verso la fine sai già come andrà a finire.
Il verdetto finale
“All of You” è un film che funziona solo in parte. Ha due protagonisti bravi, un’idea interessante e alcuni momenti di vera emozione. Ma continua a raccontare sempre la stessa cosa e non sfrutta il potenziale della sua premessa fantascientifica.
È perfetto per una serata tranquilla, soprattutto se ti piacciono le storie d’amore con un tocco di fantascienza. Non è un capolavoro, ma neanche un fallimento. È semplicemente un film discreto che poteva essere molto meglio.
Disponibile su Apple TV+ dal 26 settembre, merita una visione se sei fan di Brett Goldstein o ti interessano le riflessioni sull’amore nell’era digitale.
La Recensione
All of You
"All of You" di William Bridges racconta la storia di Simon e Laura, migliori amici che lottano con i propri sentimenti quando lei usa un test per trovare la sua anima gemella. Con Brett Goldstein e Imogen Poots convincenti, il film offre spunti interessanti sull'amore nell'era degli algoritmi ma continua a raccontare sempre la stessa cosa senza approfondire le sue premesse fantascientifiche.
PRO
- Brett Goldstein e Imogen Poots hanno una chimica vera che rende credibile ogni momento della loro relazione complicata
- L'idea di Soul Connex offre spunti interessanti su come la tecnologia sta cambiando l'amore e le relazioni
- La regia di William Bridges usa i salti temporali in modo originale creando un ritmo narrativo particolare
CONTRO
- Il film continua a raccontare sempre la stessa storia senza aggiungere nulla di nuovo dopo la prima ora
- Gli attori secondari hanno ruoli troppo piccoli e servono solo come ostacoli nella trama principale
- Il film non approfondisce le conseguenze sociali della sua idea fantascientifica preferendo il melodramma


