“Sottogonna” è finalmente uscita sulle piattaforme streaming dopo sei anni di richieste da parte dei fan, ma devo ammettere che il risultato non mi convince. Blanco ha deciso di recuperare uno dei brani più conosciuti della sua fase pre-successo, pubblicato originariamente su SoundCloud nel 2020 e prodotto da Michelangelo. Il problema è che, ascoltandolo oggi, non riesco a trovare né una melodia che mi rimanga addosso né un testo capace di farmi venire voglia di tornare sul pezzo.
E c’è anche un altro elemento che mi disturba: la voce di Blanco mi sembra troppo lavorata, quasi schiacciata dagli effetti in alcuni passaggi. Non è una questione di cercare una voce pulita o perfetta, perché una parte del fascino di Blanco è sempre stata proprio quella maniera sporca, istintiva e a volte urlata di cantare. In Sottogonna, però, quella caratteristica mi arriva meno naturale.
La storia del brano spiega comunque perché l’uscita abbia creato tanta curiosità.
Blanco aveva caricato Sottogonna sul proprio profilo SoundCloud nel 2020, prima di Blu Celeste, prima di Sanremo e prima che il suo nome diventasse familiare al grande pubblico. Negli anni la canzone ha continuato a circolare attraverso YouTube e caricamenti non autorizzati, arrivando persino su Spotify attraverso account e pseudonimi che non avevano nulla a che fare con il cantante. I fan, nel frattempo, non hanno mai smesso di chiedergli una pubblicazione ufficiale.
Alla fine Blanco ha ceduto. Il suo messaggio è stato molto semplice: «Dopo 6 anni avete vinto voi». Il singolo è arrivato ufficialmente sulle piattaforme il 7 settembre 2026, sempre con Michelangelo alla produzione e con distribuzione Universal Music Italia.
Forse, però, stavolta i fan non avevano necessariamente ragione.
Una canzone che rimane per anni su SoundCloud può diventare speciale anche per il contesto in cui è nata. È una fotografia di un artista ancora acerbo, libero da aspettative e lontano dall’industria che successivamente lo trasformerà in una delle voci più riconoscibili del pop italiano. Riprenderla sei anni dopo e inserirla nella discografia ufficiale significa inevitabilmente sottoporla a un confronto diverso.
E Sottogonna, secondo me, quel confronto lo soffre.
Il testo appartiene chiaramente a un Blanco molto giovane. Racconta un rapporto ossessivo e fisico con immagini volutamente aggressive, passando dalla dipendenza sentimentale alla violenza evocata come esagerazione emotiva. Il ritornello insiste quasi ossessivamente sull’idea di essere disposto a uccidere per la persona amata, mentre le strofe alternano sesso, rabbia e frasi provocatorie.
Nel 2020 poteva sembrare perfettamente coerente con un ragazzo che caricava musica su SoundCloud senza avere ancora addosso il peso di milioni di ascoltatori. Nel 2026, dopo aver sentito Blanco scrivere canzoni molto più mature, il testo mi sembra invece piuttosto povero e ripetitivo.
La melodia non mi aiuta a superare questo limite. Manca, almeno per i miei gusti, quel passaggio che ti sorprende o quella linea vocale che dopo un ascolto ti ritrovi involontariamente in testa. Michelangelo costruisce una produzione essenziale, lasciando parecchio spazio alla voce, ma proprio per questo la scelta di trattarla così tanto diventa ancora più evidente. Anche altre analisi del brano sottolineano come la produzione sia volutamente minimale e pensata per lasciare in primo piano l’interpretazione di Blanco.
La sensazione che mi rimane è quella di una demo diventata importante soprattutto per ciò che rappresenta, più che per ciò che offre musicalmente oggi.
Non significa che pubblicarla sia stato necessariamente un errore. I fan la volevano da anni, la cercavano continuamente e alcuni erano arrivati persino a caricarla illegalmente sulle piattaforme. A maggio Blanco aveva già riacceso l’interesse pubblicando un video in pigiama mentre cantava proprio Sottogonna, segnale abbastanza evidente che stesse pensando di recuperarla.
Avrei però preferito un’altra strada.
Se Blanco voleva trasformare Sottogonna in un vero singolo del 2026, avrebbe potuto ripensarla musicalmente, magari mantenendo l’idea originale ma lavorando diversamente sulla voce, sulla produzione e su alcuni passaggi melodici. In alternativa avrebbe potuto lasciarla dov’era, come testimonianza di una fase precisa della propria storia.
Non tutte le canzoni amate dai fan devono necessariamente diventare singoli ufficiali. Alcune funzionano proprio perché restano una specie di piccolo segreto condiviso fra l’artista e chi lo seguiva prima del successo.
Blanco ha ascoltato il pubblico e, commercialmente, è facile capire perché. Musicalmente, però, per me Sottogonna rimane molto al di sotto dei pezzi migliori che ha pubblicato negli anni successivi. Non mi convince la voce, non mi prende la melodia e neppure il testo riesce a farmi cambiare idea dopo più ascolti.
Forse i fan hanno vinto davvero. Non sono sicuro, però, che abbia vinto anche la canzone.
Tu hai aspettato per anni l’uscita di “Sottogonna”? Ti piace questa versione oppure avresti preferito che Blanco la lasciasse su SoundCloud? Scrivicelo nei commenti.


