La nuova serie Carrie di Mike Flanagan, disponibile su Prime Video anche in Italia, sta facendo discutere per una scelta molto precisa: i poteri di Carrie White non sono più soltanto l’elemento inquietante che accompagna la sua tragedia, ma diventano una parte molto più importante della storia. Talmente importante che, in alcuni momenti, sembra quasi di guardare una versione horror degli X-Men.
La protagonista è Summer H. Howell, chiamata a raccogliere un’eredità pesantissima dopo Sissy Spacek e le altre attrici che hanno interpretato Carrie nel corso degli anni.
La base resta quella creata da Stephen King.
Carrie è una ragazza isolata, cresciuta in un ambiente familiare soffocante, vittima dei compagni di scuola e dotata di capacità telecinetiche che diventano sempre più difficili da controllare.
Flanagan, però, allarga parecchio il discorso.
Nella sua versione Carrie non sembra essere semplicemente una ragazza unica nel suo genere. La serie insiste sull’idea che esistano altre persone dotate di capacità psichiche e che lei appartenga a qualcosa di molto più grande.
Lo stesso Flanagan ha spiegato che nel romanzo di King esistono riferimenti al cosiddetto “gene TK”, legato alla telecinesi, e all’idea che Carrie non sia necessariamente l’unica persona con quei poteri.
La serie prende quel piccolo spiraglio e lo spalanca.
Carrie comincia quindi a sperimentare maggiormente le proprie capacità.
Non si limita a spostare oggetti.
In una scena arriva a immobilizzare la testa di Chris con la telecinesi fino a provocarle sangue dal naso.
Poi entra in gioco Emaline, interpretata da Thalia Dudek, un’altra ragazza con capacità psichiche e intenzioni inizialmente poco chiare.
Il confronto diventa inevitabile con gli X-Men.
Non perché Flanagan stia copiando Marvel, naturalmente, ma perché la struttura narrativa comincia a ricordare quella di tante storie sui mutanti.
Una ragazza scopre di avere poteri.
Scopre che esistono altri come lei.
Qualcuno vuole aiutarla.
Qualcun altro vuole sfruttarla.
E lei deve capire da che parte stare mentre impara a controllare qualcosa che potrebbe renderla estremamente pericolosa.
Il paragone diventa ancora più curioso pensando a Jean Grey.
Carrie e Jean condividono la telecinesi e soprattutto il tema della ragazza potentissima che rischia di perdere il controllo dopo essere stata spinta oltre il limite.
Jean Grey esisteva già prima del romanzo Carrie, essendo comparsa negli X-Men nel 1963, ma la celebre saga di Fenice Nera arrivò successivamente e per anni critici e lettori hanno notato quanto le due figure possano ricordarsi.
Entrambe sono giovani donne con capacità enormi.
Entrambe vengono temute.
Entrambe arrivano a un momento in cui rabbia, dolore e potere diventano difficili da separare.
La nuova serie rende questa somiglianza ancora più evidente.
Emaline, per esempio, assume quasi la funzione di una presenza che spinge Carrie a esplorare maggiormente ciò che può fare.
Intorno alla protagonista emerge inoltre un gruppo di persone dotate di capacità psichiche, elemento che allontana parecchio la storia dal semplice horror scolastico del romanzo.
Flanagan ha voluto proprio esplorare questo aspetto.
Per lui Carrie fa parte di un universo di persone con capacità fuori dal comune che Stephen King ha disseminato in molte delle sue storie.
Basti pensare a Shining, Doctor Sleep, L’istituto o L’incendiaria.
Il rischio, però, è evidente.
Più Carrie diventa una ragazza con superpoteri, meno fa paura come Carrie.
Il romanzo originale funzionava anche perché la telecinesi arrivava dentro una storia terribilmente normale.
Una madre fanatica.
Il bullismo.
L’umiliazione.
Una ragazza che vorrebbe soltanto essere accettata.
Poi qualcosa esplode.
La serie, invece, sembra interessata anche a costruire una mitologia attorno ai poteri.
Non è necessariamente un errore.
Dopo tante trasposizioni sarebbe stato poco interessante rifare per l’ennesima volta esattamente la stessa storia di Brian De Palma.
Flanagan aveva bisogno di trovare una strada nuova.
Il problema nasce nel momento in cui Carrie comincia a sembrare meno una tragedia horror e più l’origine di una possibile eroina, o magari di una futura villain con un universo narrativo intorno.
Ed è una sensazione che aumenta andando avanti con gli episodi.
Il paragone con gli X-Men, quindi, non è soltanto una battuta.
È probabilmente una delle chiavi migliori per capire cosa abbia voluto fare questa nuova versione.
Resta da decidere se fosse ciò di cui Carrie aveva bisogno.
Voi avete già visto la nuova serie su Prime Video? Vi piace questa svolta più vicina alle storie di persone con superpoteri oppure avreste preferito un horror più semplice e claustrofobico? Scrivetecelo nei commenti.


