Sebastian Stan e Renate Reinsve sono al centro di Fjord, il film di Cristian Mungiu che ha vinto la Palma d’Oro a Cannes 2026 e che ora si mostra nel nuovo trailer. Dietro i paesaggi spettacolari della Norvegia c’è però una storia tutt’altro che rassicurante: una famiglia si trasferisce in un piccolo paese sul fiordo e, dopo la comparsa di alcuni lividi sul corpo di una figlia, i servizi sociali portano via i cinque bambini. Da quel momento i genitori devono dimostrare di non essere le persone che la comunità ha ormai iniziato a credere che siano.
Per l’Italia c’è già una buona notizia: il film manterrà il titolo Fjord e sarà distribuito da BIM Distribuzione, con uscita prevista per il 19 novembre 2026.
Sebastian Stan e Renate Reinsve interpretano una coppia in crisi
Stan interpreta Mihai Gheorghiu, mentre Renate Reinsve è sua moglie Lisbet.
I due hanno vissuto a lungo a Bucarest, ma decidono di trasferirsi con i loro cinque figli in Norvegia, Paese d’origine di Lisbet. L’idea sembra semplice: cambiare vita, crescere i bambini in un luogo tranquillo e integrarsi in una società considerata tra le più sicure e benestanti d’Europa.
La famiglia Gheorghiu, però, è profondamente religiosa e ha idee sull’educazione molto diverse rispetto a quelle della comunità che la accoglie.
All’inizio riescono comunque a fare amicizia con i vicini e anche i bambini delle due famiglie diventano inseparabili.
Poi una scuola scopre dei lividi sul corpo di Elia, la figlia maggiore dei Gheorghiu. Da quel momento ogni comportamento dei genitori viene osservato sotto una luce differente.
I cinque figli vengono affidati ai servizi sociali
Il trailer mostra quanto velocemente una normale differenza culturale possa trasformarsi in qualcosa di molto più grave.
Le autorità iniziano a sospettare che i bambini possano essere vittime di maltrattamenti. I cinque figli vengono quindi allontanati dalla famiglia e affidati alla protezione dello Stato.
Mihai e Lisbet devono affrontare colloqui, valutazioni e incontri nei quali ogni loro parola può essere interpretata contro di loro.
Il film non sembra però interessato a stabilire immediatamente chi abbia ragione.
Mungiu costruisce una situazione nella quale i genitori hanno convinzioni discutibili, ma anche le istituzioni rischiano di trasformare il sospetto in una sentenza prima ancora di conoscere realmente la famiglia.
Il regista ha spiegato a Cannes di voler parlare proprio della difficoltà di vivere accanto a persone che non condividono i nostri stessi valori. Secondo lui non esiste una sola verità e sentirsi moralmente superiori non dà automaticamente il diritto di imporre agli altri il proprio modo di vivere.
Non è semplicemente un film contro i servizi sociali
Questo dettaglio è importante.
La premessa potrebbe far pensare a una storia nella quale una famiglia religiosa viene perseguitata da uno Stato eccessivamente progressista.
Mungiu sembra scegliere qualcosa di molto meno comodo.
I Gheorghiu non vengono presentati come genitori perfetti. Alcuni loro valori sono conservatori e il modo in cui educano i figli entra realmente in collisione con le regole norvegesi. La stessa società che vuole proteggere i bambini, però, può commettere errori se smette di ascoltare e considera automaticamente una cultura diversa come pericolosa.
Il risultato è uno scontro nel quale nessuna delle due parti riesce più a fidarsi dell’altra.
La Norvegia da cartolina diventa così il luogo perfetto per raccontare una famiglia che improvvisamente si sente completamente straniera.
Fjord ha regalato a Cristian Mungiu la seconda Palma d’Oro
Il nome di Cristian Mungiu potrebbe già dire parecchio agli appassionati di cinema europeo.
Il regista rumeno aveva conquistato la Palma d’Oro nel 2007 con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, uno dei film più importanti della cosiddetta nuova onda del cinema rumeno.
Diciannove anni dopo è riuscito a vincere di nuovo.
La giuria del Festival di Cannes 2026 ha assegnato proprio a Fjord il premio più importante dell’edizione.
Il film dura 146 minuti ed è una coproduzione europea che coinvolge Romania, Francia, Norvegia, Svezia, Danimarca e Finlandia.
Non sembra quindi il classico dramma rapido e costruito attorno a un singolo evento. Mungiu si prende tempo per mostrare come una piccola crepa nei rapporti tra persone possa diventare sempre più profonda.
Sebastian Stan continua a scegliere ruoli molto lontani dalla Marvel
Anche la presenza di Sebastian Stan è interessante.
Per anni associato soprattutto a Bucky Barnes, il Soldato d’Inverno dell’universo Marvel, l’attore negli ultimi tempi sta scegliendo film nei quali il suo aspetto e il suo personaggio vengono messi continuamente in discussione.
Dopo The Apprentice, con Fjord interpreta un padre di famiglia completamente lontano dall’immagine dell’eroe d’azione.
Accanto a lui c’è Renate Reinsve, diventata conosciuta a livello internazionale con La persona peggiore del mondo e successivamente protagonista di Armand e Sentimental Value.
Sono due interpreti capaci di rendere credibile una coppia che passa gradualmente dalla sicurezza alla paura di perdere i propri figli.
In Italia bisognerà aspettare novembre
Negli Stati Uniti Neon distribuirà Fjord nelle sale dal 9 ottobre 2026.
In Italia, invece, BIM Distribuzione ha programmato l’uscita per il 19 novembre.
Dopo la Palma d’Oro, quindi, il film potrebbe diventare uno dei titoli europei più discussi dell’autunno.
Non soltanto perché mette Sebastian Stan davanti a uno dei ruoli più impegnativi della sua carriera, ma perché affronta un argomento nel quale è molto difficile restare completamente neutrali: fino a dove può arrivare uno Stato per proteggere un bambino e in quale momento la protezione rischia di trasformarsi in pregiudizio?
Il trailer lascia intendere che Fjord non offrirà una risposta semplice.
Probabilmente è proprio per questo che vale la pena aspettarlo.
Tu da che parte pensi che ti schiereresti davanti a una storia del genere? Ti incuriosisce vedere Sebastian Stan in un ruolo così diverso? Scrivilo nei commenti.


