GIGN – Forze speciali, la nuova serie action francese arrivata su Netflix il 22 luglio con tutti e otto gli episodi, ha una missione tutta sua ancora prima che inizi la trama: convincere lo spettatore che i francesi sanno fare i film d’azione tanto quanto gli americani, solo con più sigarette fumate a bordo strada e meno battute.
La serie segue David, capo di un’unità del GIGN, il reparto speciale della gendarmeria francese che interviene quando la polizia normale alza bandiera bianca. David è pronto ad andare in pensione dal lavoro sul campo, ma come vuole la regola non scritta del genere action, il destino ha altri piani per lui: un attentato colpisce proprio la sua unità, orchestrato da un nemico misterioso in possesso di una quantità industriale di esplosivo militare rubato. A complicare le cose, tra le nuove reclute appena arrivate c’è anche il figlioccio di David, il che significa che da questo momento ogni missione diventa anche una questione di famiglia, sguardo severo incluso.
A mio parere la serie funziona meglio proprio quando smette di comportarsi come un manuale tattico e si concentra sul rapporto tra David e il giovane Max. È lì che la scrittura trova qualcosa di vero: un adulto che ha dato tutta la vita all’unità e ora deve guardare qualcuno più giovane ripetere gli stessi errori, correre gli stessi rischi, inseguire la stessa fame di dimostrare qualcosa. Tomer Sisley interpreta David con una calma quasi sospetta per il genere: risolve più problemi restando seduto in una sala riunioni che sfondando porte, ed è un cambio di ritmo che alla lunga si apprezza, anche se ogni tanto viene voglia di dirgli di alzarsi e fare qualcosa.
Il problema arriva quando la serie prova a tenere insieme, nello stesso episodio, il dramma familiare e il thriller antiterroristico: un equilibrio che non regge sempre. In certi momenti i dialoghi suonano scritti da chi ha visto troppi trailer di film d’azione e ascoltato troppo poche persone reali parlare tra loro, con decisioni tattiche discutibili sia da parte dei buoni che dei cattivi, come se l’intera unità speciale francese avesse superato la selezione più per carisma che per lucidità operativa. Alcuni episodi filano che è un piacere, altri sembrano scritti apposta per farti controllare quanto manca alla fine, appesantiti da sottotrame personali un po’ troppo gonfiate e da un cattivo la cui unica vera caratteristica sembra essere quella di comparire sempre più vicino alla base.
Detto questo, quando la serie fa quello che sa fare meglio, cioè inseguimenti, sequestri e disinneschi di bombe ripresi con energia e senso dello spazio, il tempo vola: probabilmente è proprio questo il motivo per cui è diventata in pochi giorni la serie più vista al mondo su Netflix, nonostante recensioni della critica piuttosto altalenanti. Compresa questa 😀
Il verdetto
Una serie da guardare per l’adrenalina e per il rapporto tra David e Max, accettando però qualche dialogo di troppo e qualche decisione dei personaggi che farebbe storcere il naso persino a un aspirante gendarme.
Tu l’hai già vista? Facci sapere nei commenti se anche per te il rapporto tra David e Max vale da solo il prezzo della maratona o se per te i cliché del genere restano troppo ingombranti.
La Recensione
GIGN - Forze speciali
GIGN - Forze speciali è un action thriller francese che alterna sequenze tattiche ben girate a un dramma familiare a tratti riuscito e a tratti eccessivo: intrattiene, ma non convince sempre fino in fondo sul piano della scrittura.
PRO
- Tomer Sisley, che porta al personaggio di David una calma insolita per il genere e funziona benissimo
- Il rapporto tra David e il figlioccio Max, il cuore più sincero della serie
- Le sequenze d'azione, girate con energia e capaci di reggere il confronto con produzioni americane simili
CONTRO
- Dialoghi che a tratti suonano scritti più per l'effetto che per la credibilità
- Un antagonista poco definito, più una minaccia generica che un vero personaggio
- Chi cerca coerenza tattica rischia di storcere il naso più di una volta


