Giorgio Locatelli è diventato uno dei nuovi giudici di Celebrity MasterChef UK, ma non ha alcuna intenzione di lasciare MasterChef Italia. Lo chef vive a Londra da quarant’anni e ora divide il proprio tempo tra la televisione britannica, il programma di Sky e il nuovo ristorante aperto alla National Gallery. L’organizzazione non è semplice, ma per il momento i calendari gli consentono di portare avanti ogni impegno.
La possibilità di un addio aveva iniziato a preoccupare una parte del pubblico italiano. Locatelli, però, è stato molto chiaro: lasciare il trio formato con Bruno Barbieri e Antonino Cannavacciuolo non gli è mai passato per la testa. Il rapporto con Sky, con la produzione e con l’intera squadra resta ottimo. L’unico rischio sarebbe una futura sovrapposizione tra le registrazioni italiane e quelle inglesi.
«Speriamo non si accavallino mai per non dover fare una scelta», ha spiegato lo chef. Per ora Celebrity MasterChef UK viene registrato in un periodo diverso rispetto a MasterChef Italia, permettendogli di partecipare a entrambi.
Celebrity MasterChef UK è meno competitivo della versione italiana
Nel programma britannico Locatelli lavora accanto a Grace Dent, giornalista e critica gastronomica del Guardian e dell’Observer. La principale differenza rispetto all’edizione italiana riguarda i concorrenti.
A Celebrity MasterChef partecipano attori, sportivi, commentatori e personaggi già conosciuti dal pubblico. Non cercano necessariamente una nuova carriera nella ristorazione. Vogliono mettersi alla prova, imparare e mostrare un lato personale diverso da quello per cui sono diventati famosi.
Gli aspiranti chef di MasterChef Italia, invece, entrano spesso in cucina sperando di cambiare vita. Per loro una vittoria può aprire la strada a un ristorante, a un libro o a un nuovo lavoro. La tensione è quindi maggiore e ogni eliminazione ha un peso differente.
Locatelli ha raccontato che il clima britannico è meno competitivo, anche se il livello di impegno deve restare alto. Alcuni influencer coinvolti nelle registrazioni avrebbero inizialmente trattato l’esperienza con troppa leggerezza. A quel punto lo chef ha chiesto di mettere via i telefoni e concentrarsi sulla cucina.
Il suo stile resta educato, ma in Inghilterra ha dovuto mostrarsi leggermente più fermo. Locatelli non crede che la gentilezza sia una debolezza. Ritiene però necessario far capire ai partecipanti che una cucina televisiva resta un ambiente di lavoro, anche se davanti ai fornelli ci sono personaggi con milioni di follower.
Locatelli critica i social e non è attratto dall’intelligenza artificiale
Lo chef non nasconde una forte diffidenza verso i social. Secondo lui, strumenti nati con la promessa di rendere le persone più libere hanno prodotto spesso l’effetto contrario: meno concentrazione, maggiore dipendenza dallo schermo e difficoltà a restare presenti in ciò che si sta facendo.
Anche l’intelligenza artificiale suscita poco interesse. Locatelli preferisce sedersi, pensare e scrivere un libro, invece di affidare parte del processo creativo a una macchina. La sua posizione non nasce dal rifiuto completo della tecnologia, ma dalla convinzione che la fatica mentale continui ad avere valore.
Allo stesso tempo, riconosce che i social possono aiutare economicamente un ristorante. Una buona comunicazione consente di riempire un locale fin dai primi giorni, mentre in passato servivano mesi per costruire una clientela. La visibilità, però, non salva una cucina mediocre. Un ristorante può partire con prenotazioni e fotografie condivise ovunque, ma chiude presto se il cibo e il servizio non sono all’altezza.
Il nuovo ristorante alla National Gallery gli ha cambiato la vita
Dopo la chiusura di Locanda Locatelli, avvenuta nel dicembre 2024, Giorgio e sua moglie Plaxy hanno aperto Locatelli alla National Gallery di Londra. Il ristorante si trova nella Sainsbury Wing e propone una cucina italiana accessibile, stagionale e meno formale rispetto alla precedente esperienza stellata. La struttura comprende anche Bar Giorgio, dedicato a caffè e maritozzi.
La nuova organizzazione consente allo chef di gestire meglio il lavoro televisivo. Alla Locanda, la sua assenza per tre mesi pesava molto: numerosi clienti prenotavano anche per incontrarlo e la gestione quotidiana dipendeva maggiormente dalla sua presenza.
Alla National Gallery esiste invece una squadra più strutturata, con compiti distribuiti e quattro cambi di menu all’anno. Locatelli può programmare gli impegni senza ricevere una telefonata per ogni problema operativo. Il progetto è anche più sereno dal punto di vista economico, in un periodo nel quale molti ristoratori londinesi faticano a sostenere affitti elevatissimi.
«I giovani non vogliono più fare quella gavetta e hanno ragione»
Locatelli ha espresso una posizione molto netta anche sulla mancanza di personale nella ristorazione. Secondo lui non si può continuare a pretendere che i ragazzi lavorino come trent’anni fa, accettando turni interminabili, riposi insufficienti e sacrifici presentati come una prova obbligatoria di passione.
Alla Locanda Locatelli, sua moglie insisteva affinché i dipendenti lavorassero otto ore al giorno e avessero due giorni liberi. Questa scelta aumentava i costi del personale, ma garantiva una vita dignitosa alla squadra.
Lo chef non rimpiange quindi la vecchia gavetta. Ritiene giusto che le nuove generazioni rifiutino un sistema basato sull’esaurimento fisico. La passione conta, ma non può giustificare condizioni insostenibili o stipendi troppo bassi.
È una dichiarazione significativa in un settore che per anni ha raccontato la sofferenza come parte inevitabile della formazione. Locatelli non nega la necessità di studiare, lavorare e partire dai compiti più semplici. Contesta l’idea che per diventare bravi sia obbligatorio rinunciare alla salute e alla vita privata.
Locatelli resta italiano anche dopo quarant’anni a Londra
Lo chef vive nella capitale britannica dal 1986, ma continua a definirsi profondamente italiano. Le esperienze all’estero gli hanno dato una visione internazionale del mestiere, senza modificare l’identità costruita durante l’infanzia e la giovinezza sul Lago Maggiore.
Questa appartenenza emerge anche nel modo in cui descrive l’ospitalità. Per Locatelli, la cucina italiana non riguarda soltanto le ricette. Comprende la capacità di accogliere, parlare con il cliente e farlo sentire a proprio agio. È uno degli aspetti che cerca di trasferire nel ristorante della National Gallery.
A preoccuparlo maggiormente non sono però i programmi televisivi o l’arrivo di nuove tecnologie. È la concentrazione della ricchezza nelle mani di poche persone. Locatelli considera insostenibile una società nella quale chi lavora otto ore al giorno guadagna 1.500 euro al mese mentre altri accumulano decine di milioni senza interrogarsi sul bene comune.
Tra Londra, la National Gallery e due versioni di MasterChef, lo chef continua quindi a difendere una visione precisa del proprio mestiere: qualità, educazione, lavoro serio e rispetto per chi sta in cucina. I fan italiani possono stare tranquilli. Locatelli resta accanto a Barbieri e Cannavacciuolo, almeno finché il calendario non gli presenterà una scelta molto più difficile di un Pressure Test.
Ti piacerebbe vedere Giorgio Locatelli ancora a lungo a MasterChef Italia oppure pensi che l’esperienza britannica potrebbe prima o poi allontanarlo dal programma? Scrivilo nei commenti.


