Sono passati cinque anni dall’uscita americana di I molti santi del New Jersey, il film che nel 2021 riportò il pubblico nell’universo de I Soprano quattordici anni dopo quel famoso schermo nero che aveva chiuso la serie. Molti si aspettavano una vera storia sulle origini di Tony Soprano. David Chase, invece, scelse una strada meno ovvia: raccontare soprattutto Dickie Moltisanti, l’uomo che avrebbe avuto un’enorme influenza sul giovane Tony.
Il film uscì negli Stati Uniti il 1° ottobre 2021, contemporaneamente al cinema e su HBO Max. In Italia arrivò poco dopo, il 4 novembre, con il titolo ufficiale I molti santi del New Jersey.
La storia ci riporta nella Newark degli anni ’60 e ’70, in un periodo segnato dalle tensioni razziali, dalla criminalità organizzata e dalle rivolte del 1967. Tony Soprano è ancora un ragazzo, interpretato da Michael Gandolfini, figlio di James Gandolfini, l’attore che aveva reso il personaggio uno dei più importanti della storia della televisione.
Una scelta che inevitabilmente attirò moltissima attenzione.
Michael Gandolfini non prova semplicemente a imitare suo padre. Il suo Tony è più giovane, insicuro e ancora lontano dall’uomo che conosceremo ne I Soprano. Sta osservando il mondo degli adulti intorno a lui e, soprattutto, guarda con ammirazione Dickie Moltisanti.
È proprio Dickie, interpretato da Alessandro Nivola, il vero protagonista del film.
Padre di Christopher Moltisanti e figura quasi leggendaria nei racconti della serie originale, Dickie viene finalmente mostrato come una persona reale, con contraddizioni molto più pesanti di quelle che Tony ricordava. È carismatico, violento, capace di gesti affettuosi e allo stesso tempo di atrocità che rendono impossibile considerarlo un semplice mentore positivo.
Il film gioca molto proprio su questa distanza tra ricordo e realtà.
Tony da adulto aveva costruito nella propria mente una certa immagine di Dickie. I molti santi del New Jersey mostra invece quanto quella figura fosse imperfetta e quanto il giovane Tony stesse imparando da uomini che non avevano alcuna intenzione di salvarlo dal mondo criminale nel quale vivevano.
Nel cast ritroviamo anche versioni più giovani di diversi personaggi amatissimi.
Vera Farmiga interpreta Livia Soprano, madre di Tony, e riesce a richiamare molti dei gesti e delle espressioni che avevano reso il personaggio così riconoscibile nella serie. Jon Bernthal è Johnny Soprano, Corey Stoll interpreta Junior, mentre John Magaro e Billy Magnussen diventano rispettivamente Silvio Dante e Paulie Gualtieri.
C’è inoltre Ray Liotta, impegnato in un doppio ruolo che permette al film di spingersi ancora di più dentro la famiglia Moltisanti.
La scelta più interessante resta comunque quella di non trasformare il film in un semplice catalogo di riferimenti per i fan.
David Chase voleva da tempo raccontare le rivolte di Newark del 1967, scoppiate in un periodo di fortissime tensioni tra la comunità afroamericana e le istituzioni cittadine. L’universo de I Soprano diventò quindi il modo per inserire quella storia dentro un racconto criminale più ampio.
Da questo nasce anche il personaggio di Harold McBrayer, interpretato da Leslie Odom Jr., inizialmente vicino a Dickie e poi sempre più distante dal sistema criminale italoamericano.
Il risultato fu un film più cupo di quanto molti spettatori si aspettassero.
I Soprano riusciva spesso a passare in pochi minuti da situazioni terribili a momenti quasi assurdi. I molti santi del New Jersey mantiene qualche traccia di quell’umorismo, ma insiste molto di più sulla violenza e sull’idea che ogni personaggio stia preparando, consapevolmente o meno, il disastro successivo.
Il film costò circa 50 milioni di dollari e al botteghino mondiale incassò poco più di 13 milioni. Numeri molto bassi, anche se il confronto è complicato dalla strategia Warner Bros. utilizzata durante la pandemia: negli Stati Uniti il film fu disponibile su HBO Max nello stesso giorno dell’uscita cinematografica.
In streaming andò decisamente meglio e contribuì anche a riportare attenzione su I Soprano.
Cinque anni dopo, resta un film particolare.
Non è il miglior punto da cui iniziare per chi non ha mai visto la serie, perché molti personaggi, battute e situazioni acquistano significato soprattutto conoscendo ciò che accadrà anni dopo. Per chi invece ha seguito Tony Soprano fino a quell’ultima cena da Holsten’s, assume quasi il valore di un epilogo al contrario.
Non ci dice che cosa succede dopo lo schermo nero.
Ci mostra invece come Tony sia diventato Tony.
E forse questo era l’unico modo sensato per tornare nel suo mondo senza rovinare uno dei finali più discussi della storia della televisione.
A cinque anni dall’uscita, voi avete rivalutato I molti santi del New Jersey oppure pensate che l’universo de I Soprano avrebbe dovuto fermarsi con la serie? Scrivetelo nei commenti.


