Una cruda fotografia della società umana: ecco la recensione de Il Buco, il thriller del momento su Netflix

Il Buco foto film

Una scena del film "Il Buco"

Uno dei film più visti su Netflix in questo periodo è di sicuro Il Buco (nel titolo originale The Platform) l’inquietante e claustrofobico thriller del giovane regista Galder Gaztelu-Urrutia.

Il film, presentato per la prima volta al Toronto International Film Festival nel settembre 2019, è arrivato in Italia poco dopo grazie al Torino Film Festival. Si tratta di un’opera prima per il regista, che ha riscosso un grande successo ricevendo diversi premi. Vediamo quindi di cosa parla il film e se vale la pena dedicargli una serata.

Di cosa parla il film Il Buco

Iniziamo col dire che Il Buco è un film che cavalca un genere molto particolare, un genere che oggi più che mai ci appare attuale, quello del thriller di matrice distopica. Siamo in un carcere di un ipotetico futuro che si sviluppa, e sviluppa le sue particolari celle, in verticale. La particolarità di queste celle è che, al centro di ogni stanza vi è un buco, sia sul pavimento che sul soffitto, che collega ogni cella direttamente con quella sopra e quella sotto.

Le celle sono numerate, e ospitano ognuna due diversi prigionieri. Sin da subito capiamo, guardando nello spaventoso buco, che le celle sono davvero tantissime, e si sviluppano potenzialmente all’infinito verso l’alto e verso il basso.

Il protagonista della vicenda, Goreng, è un giovane ragazzo che, come lui stesso racconta, ha deciso liberamente di entrare ne “la fossa” per partecipare a quello che inizialmente sembra un eperimento sociale.

In realtà, mai nessuno chiarirà davvero cos’è e a cosa serve quel luogo, ci viene semplicemente suggerito che chi ci entra è costretto a restarci per diverso tempo, cambiando di mese in mese, e in modo casuale, il piano della cella da occupare. Ed è proprio qui che, man mano che la storia ci viene svelata, scopriamo il perché di quel particolare buco al centro delle celle.

Ogni giorno, partendo dal livello 1 e man mano a scendere, per il buco passa una ricca tavola piena di ogni tipo di pietanza. Ad ogni piano la tavola si ferma per soli due minuti per poi passare man mano al piano sottostante. Man mano che la tavola scende, il cibo viene mangiato, lasciando sempre meno ai prigionieri che occupano le celle più basse.

Sin da subito il protagonista rimane scosso da un’organizzazione simile e ben presto scoprirà che il sistema non garantisce a tutte le persone della fossa di nutrirsi, ma lascia che i primi mangino a volontà e gli ultimi muoiano letteralmente di fame o di disperazione. Si riuscirà a sbloccare il macabro meccanismo e a garantire a tutti qualcosa da mangiare?

Iván Massagué, attore che intrepreta il protagonista del film Goreng

Una fotografia cruda della società umana

Nella sua spiazzante semplicità, Il Buco si fa portatore di un messaggio molto importante. In una storia che è vero e proprio simbolo della società umana, il film di Galder Gaztelu-Urrutia ci mostra una società e un’organizzazione che in teoria vuole garantire l’equita (lasciando il cibo solo due minuti per ogni piano, allo stesso modo da inizio a fine della discesa della tavola imbandita) ma che in realtà non è affatto equo, per colpa dell’ingordigia e l’egoismo delle persone che si susseguono nei piani alti.

Invece di prendere soltanto la propria parte, infatti, i prigionieri delle primissime celle si abbuffano a dismisura, razziando e sprecando quello che invece dovrebbe bastare anche per le altre persone.

Cambiando piano di mese in mese, le persone che si ritrovano da un piano più basso ad uno più alto si sentono giustificate a mangiare a sazietà (riservando agli altri ciò che loro hanno subito stando più in basso); coloro che si trovano invece in un piano ancora più basso, arrivano ad uccidere e mangiare il proprio compagno di cella pur di combattere per la sopravvivenza.

In un sistema così disumano e disumanizzante (che pure rappresenta proprio l’umanità) il protagonista si ritroverà a combattere per la propria vita, ma anche per il bene degli altri, cercando di mettere in atto quelle regole e quei valori che permetterebbero a tutti di mangiare e quindi sopravvivere.

Perchè guardare o non guardare il film Il Buco?

Arriviamo quindi a parlare del perché guardare o non guardare questo particolarissimo film.

Al di là dell’interessante tema trattato da Il Buco, e della profonda riflessione sulla società che può far nascere, il film merita una visione prima di tutto per la particolarità della messa in scena e della connotazione distopica. La fossa, sin dalle prime inquadrature, ci inquieta, ci soffoca ma allo stesso tempo ci “affascina”, ci attacca allo schermo vogliosi di capire, di sapere a cosa ci porterà la scena successiva.

La prima sensazione è quella della claustrofobia, data anche da una fotografia di volta in volta più calda o più fredda, ma sempre tagliente. Così anche la scenografia, scarna e anonima, è tale da rendere la tavola imbandita come l’oggetto e il soggetto più importante della scena, simbolo di opulenza, di sacro e di profano che man mano si alternano.

Su questa scena si muove così la storia, presentandoci, insieme al protagonista, man mano diversi personaggi che ci aiutano a capire, ad analizzare e ad interrogarci, come se fossero loro di volta in volta a dare voce a tutte le domande e le paure che assalgono lo spettatore che si immedesima.

Non mancano le scene forti, sanguinolente e violente, che faranno rabbrividire gli animi più sensibili, ma che allo stesso tempo arrivano proprio dove vogliono arrivare, ossia allo stomaco, come un pugno ben assestato.

Perché guardare Il Buco? Perché è un film interessante, scritto bene, girato bene, che saprà attaccarvi allo schermo con il cuore in gola; che saprà intrigarvi e disgustarvi allo stesso tempo, riportandovi alla mente film come The Cube, la saga di Saw, The Experiment e molti altri, senza però perdere mai una sua identità.

Molto bella infine l’interpretazione del protagonista, l’attore Iván Massagué (Goreng) che insieme a quella di Zorion Eguileor (Trimagasi) crea una duplicità di visione e una dinamicità molto interessante, che saprà catalizzare l’attenzione dello spettatore e spingere in avanti la trama con un crescendo di emozioni e sensazioni.

Nonostante abbia in generale apprezzato la visione de Il Buco, se devo proprio pensare a un motivo per non guardare il film, allora direi che di sicuro il tema sociale trattato nel film è stato messo in scena con una storia originale per i contenuti, ma assolutamente molto poco originale per il ripetersi di simboli visti e rivisti e per una conclusione che, proprio per questo motivo, non sorprende, ma è esattamente quello che banalmente ci si aspetta.

Nonostante ciò, consiglio vivamente la visione del film di Galder Gaztelu-Urrutia, anche per conoscere al meglio l’opera prima di un regista molto promettente che di sicuro ci regalerà, nel prossimo futuro, pellicole di grande interesse. Infine, la riflessione sulla società che si scatena dalla visione de Il Buco, è particolarmente sentita in questo periodo in cui la solidarietà e la comunione con il prossimo si fa di giorno in giorno più importante. Un perfetto film da quarantena, che vi farà passare un paio d’ore in modo interessante e costruttivo durante la pandemia di coronavirus che sta mettendo in difficoltà tutto il mondo.

Se anche tu hai visto il film Il Buco, lascia un commento alla fine dell’articolo e fammi sapere cosa ne pensi.

La Recensione

Il Buco

6 Voto

Un film molto intenso che saprà tenervi incollati allo schermo e portare a profonde riflessioni. Non sempre originale nelle scelte, ma assolutamente interessante da vedere.

PRO

  • Scenografia
  • Fotografia
  • Recitazione di protagonista e co-protagonista

CONTRO

  • Simbologia banale
  • Finale prevedibile

Recensione

  • Voto 6
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