Jennifer Lopez ha confessato di non aver amato Nomadland, il film di Chloé Zhao che nel 2021 vinse l’Oscar come miglior film. Non lo ha liquidato come brutto, e questa differenza conta. Ha spiegato che, per i suoi gusti, è uno di quei film che fa più fatica a guardare: lento, pieno di dolore e senza quella fuga dalla realtà che lei cerca spesso al cinema.
La frase è arrivata durante il podcast Films to Be Buried With, condotto da Brett Goldstein, suo collega nella nuova commedia romantica Netflix Office Romance. Alla domanda sul film peggiore mai visto, Lopez ha scelto di non sparare una cattiveria gratuita. Prima ha precisato che Nomadland è un film bello, poi ha chiarito il punto: non è il tipo di storia che lei ama vedere.
E, detta così, la posizione ha molto più senso.
Perché Nomadland non è un film pensato per chi cerca una serata leggera. Racconta la storia di Fern, interpretata da Frances McDormand, una donna rimasta vedova che perde la casa e inizia a vivere in un van, attraversando gli Stati Uniti e incontrando altre persone ai margini. Non ci sono grandi colpi di scena, non c’è una trama costruita per tenerti incollato con il fiato corto, non c’è la classica emozione da cinema che ti prende per mano e ti porta altrove.
È un film fatto di silenzi, paesaggi, sguardi e solitudine. Per molti è proprio questa la sua forza. Per altri, invece, può diventare pesante.
Jennifer Lopez lo ha spiegato in modo abbastanza chiaro: lei ama i musical, le commedie romantiche e i thriller. Ha citato titoli come West Side Story e Flashdance, cioè film pieni di energia, musica, movimento, desiderio, sogni e spettacolo. Se parti da quel gusto lì, Nomadland è quasi l’opposto. Non ti fa evadere. Ti fa restare dentro una storia fragile, malinconica, molto concreta.
E forse è questo il punto più interessante della sua dichiarazione. Lopez non ha detto che Nomadland non meritasse gli Oscar. Non ha sminuito Frances McDormand, anzi. Ha definito la sua interpretazione straordinaria e ha riconosciuto che i premi ricevuti sono stati più che comprensibili. Il film vinse tre Oscar pesantissimi: miglior film, miglior regia e miglior attrice protagonista.
Quindi no, non siamo davanti alla classica frase provocatoria detta solo per far parlare.
Siamo davanti a una cosa più semplice: un gusto personale. E il gusto personale, per fortuna, esiste ancora. Un film può essere importante, premiato, elegante, ben diretto e comunque non piacerti. Puoi riconoscerne il valore e allo stesso tempo non avere nessuna voglia di rivederlo. Succede con i film, con i libri, con le serie tv e anche con quelle opere che tutti sembrano considerare intoccabili.
Nomadland è uno di quei titoli che dividono proprio per questo. Chi entra nel suo ritmo lento lo vive come un’esperienza profonda. Chi non riesce a entrarci rischia di trovarlo distante, freddo, quasi respingente. Non perché sia fatto male. Semplicemente perché chiede allo spettatore una disponibilità emotiva precisa.
E non sempre uno spettatore vuole essere portato lì.
A volte vai al cinema per uscire dalla tua giornata. Vuoi ridere, emozionarti, ballare con gli occhi, innamorarti di due personaggi, avere paura, seguire un mistero. Altre volte sei disposto a guardare un film sul lutto, sulla perdita, sulla povertà, sulla vita che si svuota piano piano. Sono due modi diversi di vivere il cinema. Nessuno dei due è sbagliato.
Lopez ha anche detto di capire che servano film sul dolore. Non ha negato l’importanza di raccontare certi temi. Ha solo ammesso che, davanti a una storia così, lei non trova quello che cerca di solito in un film. Brett Goldstein le ha risposto in modo molto diretto: in pratica, capisce quei film, ma non ha voglia di guardarli. E lei ha confermato.
La sincerità, in questo caso, è quasi disarmante.
Perché quanti spettatori hanno pensato una cosa simile davanti a un film amatissimo dalla critica? Magari non lo dicono per non sembrare superficiali. Magari fanno finta di averlo apprezzato più di quanto sia successo davvero. Però dentro pensano: “Capisco perché sia importante, ma non mi ha preso”. Ed è una frase molto più comune di quanto sembri.
Il cinema non è solo una classifica di valore artistico. È anche momento, umore, aspettativa, sensibilità. Nomadland può essere un grande film e allo stesso tempo non essere il film giusto per Jennifer Lopez. O per tanti altri spettatori.
La sua uscita farà discutere perché tocca un titolo premio Oscar e perché quando parla J.Lo ogni frase diventa subito titolo. Però, letta bene, non è una bocciatura brutale. È una confessione di gusto. E forse è anche utile, perché ci ricorda che non dobbiamo amare per forza tutto quello che viene consacrato dai premi.
Tu da che parte stai: Nomadland ti ha emozionato o anche tu fai fatica con i film lenti e pieni di dolore? Scrivilo nei commenti.


