Ti racconto del film che sta facendo discutere mezzo mondo su Netflix. A House of Dynamite, il nuovo thriller della regista premio Oscar Kathryn Bigelow, è diventato un caso dopo la premiere alla Mostra di Venezia. Il pubblico è rimasto incollato allo schermo per tutto il film, ma il finale ha scatenato una vera e propria rivolta sui social.
La trama che tiene con il fiato sospeso
Il film, scritto dall’ex presidente di NBC News Noah Oppenheim, racconta una storia da incubo: un missile nucleare lanciato da una nazione straniera non identificata punta dritto su Chicago. Hai capito bene, un’arma nucleare che potrebbe distruggere una città intera.
La Bigelow, maestra nella gestione della tensione, segue i 18 minuti successivi al lancio dell’arma da tre diverse prospettive. Prima vediamo la Situation Room della Casa Bianca, poi il Comando Strategico degli Stati Uniti e infine il presidente stesso, interpretato da un intensissimo Idris Elba. Il tutto mentre il cronometro corre inesorabile verso l’impatto.
Il cast è davvero stellare: oltre a Elba ci sono Rebecca Ferguson, Gabriel Basso, Jared Harris, Tracy Letts, Anthony Ramos, Moses Ingram, Greta Lee e Jason Clarke. Anche Willa Fitzgerald e Kaitlyn Dever appaiono in ruoli più piccoli ma significativi.
Un meccanismo perfetto
La critica ha premiato il film come un perfetto meccanismo a orologeria. La Bigelow scava in uno dei pericoli più grandi del nostro presente, affrontandolo da diversi punti di vista. La tensione è palpabile, il ritmo serrato, la regia impeccabile. Tutto funziona alla perfezione per due ore.
Per tre volte durante il film osserviamo il cronometro scorrere mentre il missile con il suo carico devastante si avvicina a Chicago. L’angoscia cresce, il cuore batte forte, e tu sei lì che aspetti di vedere cosa succederà. Ma poi arriva il finale.
Il finale che ha fatto infuriare il pubblico
Ed è proprio qui che scoppia il caso. Il film si interrompe proprio prima che il presidente impartisca il suo ordine finale: rispondere all’attacco o evitare una guerra nucleare globale? Non lo sapremo mai. L’impatto effettivo del missile non viene mai mostrato, e non scopriamo nemmeno chi lo ha lanciato.
La Bigelow ha scelto un finale aperto che di fatto non mostra niente, lasciando al pubblico il compito di colmare i vuoti. Il messaggio è chiaro: denunciare la pericolosità della proliferazione delle armi nucleari senza però mostrarne gli effetti concreti.
La difesa della regista
Kathryn Bigelow ha spiegato a Tudum di Netflix che si è trattata di una scelta ponderata. Voleva concentrarsi sulla proliferazione nucleare in sé, senza spostare l’attenzione su una singola nazione colpevole.
“L’antagonista è il sistema che abbiamo costruito per porre fine al mondo in un colpo solo”, ha detto la regista. Una dichiarazione forte che però non ha convinto tutti gli spettatori, che si aspettavano una conclusione più definita.
La rivolta sui social
La reazione degli utenti su piattaforme come X (ex Twitter) e Reddit non si è fatta attendere. Alcuni commenti sono stati davvero duri.
“Ero incollato alla TV, poi con quel finale ho pregato che la bomba atomica mi colpisse”, ha scritto un utente arrabbiato. “Deve essere in lizza per il peggior finale di tutti i tempi”.
Un altro spettatore deluso ha commentato: “Nessuno vuole sentire la stessa storia tre volte e vederla chiudersi senza una fine. È triste che così tanti bravi attori siano stati coinvolti in questa roba”. E ancora: “La regista infastidisce gli spettatori tre volte e poi se ne va”.
Le critiche si concentrano soprattutto sul fatto che il film ci mostra la stessa sequenza temporale da tre angolazioni diverse, aumentando la tensione in modo esponenziale, per poi negarci la soddisfazione di una conclusione.
I numeri però premiano il film
Nonostante le proteste di una parte del pubblico, i dati parlano chiaro. A House of Dynamite ha ottenuto un solido 79% su Rotten Tomatoes dalla critica, che diventa 77% nel caso del pubblico generale. Numeri che dimostrano come, al di là di qualche voce isolata ma rumorosa, il film sia stato apprezzato.
La verità è che la Bigelow ha fatto una scelta artistica coraggiosa e divisiva. Ha preferito lasciare lo spettatore con l’angoscia dell’incertezza piuttosto che offrire una conclusione rassicurante. Vuole che tu esca dal film con quella sensazione di pericolo ancora addosso, consapevole che il vero problema non è chi ha lanciato il missile, ma il fatto stesso che questi missili esistano.
Un finale che fa riflettere
Forse è proprio questo il punto. Il finale aperto non è un difetto, ma una scelta narrativa precisa per farti pensare. La Bigelow non voleva fare un film d’azione con esplosioni spettacolari, ma un thriller che ti lascia con domande scomode sul mondo in cui viviamo.
E tu cosa ne pensi? Hai già visto A House of Dynamite su Netflix? Il finale aperto ti ha convinto o ti ha lasciato insoddisfatto? Raccontami la tua opinione nei commenti qui sotto!


