Devo confessarti una cosa prima di iniziare. Quando ho saputo che Luca Lucini tornava a raccontare l’amore giovanile a vent’anni di distanza da “Tre metri sopra il cielo”, ho provato quel misto di nostalgia e curiosità che ti prende quando rivedi un vecchio amico. Ti chiedi: sarà ancora lo stesso? E soprattutto, avrà qualcosa di interessante da dire sui ragazzi di oggi?
La risposta, dopo aver visto “L’amore, in teoria”, è complessa come i sentimenti che il film cerca di raccontare. Da una parte c’è la mano esperta di un regista che sa il fatto suo, dall’altra una sceneggiatura che fatica a stare al passo con i tempi che vorrebbe descrivere.
Il nostro Leone, filosofo per caso
Nicolas Maupas (che abbiamo imparato a conoscere in “Mare Fuori”) veste i panni di Leone, uno studente di filosofia che timido è dire poco. Il ragazzo è talmente innamorato di Carola (Caterina De Angelis) da farsi utilizzare come paravento per nascondere la sua relazione con il poco raccomandabile Manuel. Quando le cose si mettono male e Leone finisce nei guai al posto del vero colpevole, ecco che arriva la svolta: i servizi sociali e l’incontro con Flor (Martina Gatti), attivista ambientale che è tutto ciò che Carola non è.
La premessa non è male, anzi. Il problema è nell’esecuzione. Leone come personaggio rimane sempre un po’ sfocato, come se Lucini non riuscisse mai a farcelo conoscere davvero. Sappiamo che studia filosofia, che è timido, che si fa mettere i piedi in testa, ma il perché di tutto questo resta un mistero. È frustrante, perché Maupas ha il talento per dare profondità al ruolo, ma il copione non glielo permette.
Donne di carta in un mondo che chiede sostanza
E qui arriviamo al punto dolente. Se già Leone fatica a convincere, le protagoniste femminili del film sono ancora più problematiche. Carola è il classico stereotipo della ragazza viziata che manipola il protagonista, mentre Flor, pur essendo presentata come l’opposto, finisce per essere altrettanto monodimensionale.
Il film prova a modernizzare il discorso sull’amore, ma finisce per perpetuare dinamiche tossiche che giustifica sempre e comunque. È come se Lucini volesse dire qualcosa di nuovo sui rapporti tra giovani, ma non riuscisse a liberarsi dei cliché che ha sempre utilizzato.
Francesco Salvi salva la baracca
L’unica vera nota positiva del cast è Francesco Salvi nei panni di Meda, il clochard che diventa mentore amoroso di Leone. Salvi riesce a portare quella leggerezza e autenticità che manca al resto del film. Ogni volta che appare sullo schermo, respiri un po’ di aria fresca. È lui che regala i momenti più divertenti e toccanti della pellicola.
Quando la regia non basta
Dal punto di vista tecnico, Lucini dimostra di essere un professionista navigato. La regia è pulita, mai banale, e si vede l’esperienza di chi sa come muovere la macchina da presa. Il problema è che una bella confezione non può salvare un contenuto che scricchiola da tutte le parti.
Il ritmo è traballante, i dialoghi suonano spesso artificiali (come se fossero usciti davvero dai primi anni Duemila), e l’ambizione di parlare ai giovani di oggi si scontra con una visione che sembra ancora ancorata al passato.
Il tentativo di essere filosofici
Il film cerca di intrecciare filosofia e attivismo attraverso la storia d’amore tra Leone e Flor, ma anche qui manca la profondità necessaria. Si parla di Spinoza, di scelte, di libertà, ma tutto rimane in superficie. È come se il film volesse essere profondo ma si accontentasse di sembrarlo.
Quello che davvero manca è la voce autentica dei giovani: il loro humor, le loro insicurezze vere, la loro complessità. I ragazzi del film sembrano usciti da un manuale di “come dovrebbero essere i ventenni” piuttosto che dalla vita reale.
Il verdetto finale
“L’amore, in teoria” è un film che promette più di quanto mantenga. C’è la buona volontà di raccontare l’amore contemporaneo, c’è la mano esperta di Lucini, c’è anche un cast che ce la mette tutta. Ma manca quella scintilla, quell’autenticità che serve per far funzionare davvero una commedia romantica.
Non è un disastro, sia chiaro. È un film guardabile, che in alcuni momenti riesce anche a divertire. Ma quando esci dal cinema, la sensazione è di aver visto l’ennesima variazione su un tema già sentito troppe volte, senza che nessuno abbia davvero il coraggio di dire qualcosa di nuovo.
La Recensione
L'amore, in teoria
"L'amore, in teoria" di Luca Lucini è una commedia romantica che tenta di raccontare l'amore giovanile contemporaneo attraverso la storia di Leone, studente di filosofia interpretato da Nicolas Maupas. Nonostante una regia competente e la presenza di Francesco Salvi in gran forma, il film soffre di una sceneggiatura datata, personaggi poco sviluppati e dialoghi artificiali che non riescono a catturare l'autenticità della generazione Z.
PRO
- Nicolas Maupas conferma il suo talento attoriale e riesce a rendere credibile un personaggio altrimenti poco caratterizzato
- Francesco Salvi regala momenti di autentica comicità e tenerezza che sollevano il tono generale del film
CONTRO
- La sceneggiatura appare datata e fuori tempo rispetto alla realtà giovanile che vuole raccontare
- I personaggi femminili sono stereotipati e mancano di profondità psicologica
- I dialoghi suonano spesso artificiali e poco credibili per la generazione Z
- Il tentativo di modernizzare il discorso sull'amore finisce per giustificare dinamiche relazionali tossiche senza una vera critica


