Outcome – Hollywood non dimentica è uno di quei film che mi hanno lasciato una sensazione un po’ strana. Non perché sia brutto da cima a fondo, e nemmeno perché non sappia dove vuole andare. Il problema è che sembra avere due anime che faticano a stare insieme. Da una parte c’è il ritratto di un attore famoso in crisi, segnato dalle dipendenze, dai sensi di colpa e da un passato che torna a chiedere il conto. Dall’altra c’è una satira del mondo dello spettacolo che vorrebbe essere pungente, a tratti grottesca, ma che spesso mi è sembrata più rumorosa che incisiva. E queste due parti, invece di aiutarsi, finiscono spesso per ostacolarsi.
Il protagonista è Reef Hawk, interpretato da Keanu Reeves, una star del cinema d’azione che da anni vive sotto il peso della propria immagine pubblica e dei propri errori privati. Quando il film comincia, Reef è fuori dai riflettori da cinque anni, prova a rimettere insieme i pezzi della sua vita e sembra pronto a tornare a lavorare. Poi salta fuori un video compromettente, uno di quei materiali che in una storia del genere non sono mai solo un ricatto, ma anche un simbolo: il passato che non resta mai fermo dove pensavi di averlo lasciato.
La parte migliore del film, per me, è proprio questa. Quando Outcome – Hollywood non dimentica smette di fare il film “furbo” su Hollywood e resta vicino a Reef, funziona molto meglio. Keanu Reeves, con l’età, è diventato un attore diverso. Più asciutto, più essenziale, meno bisognoso di spiegare. In questo film gioca molto sul silenzio, sugli sguardi, su una stanchezza interiore che non ha bisogno di grandi monologhi per farsi capire. E infatti le scene più riuscite sono quelle in cui parla poco o ascolta gli altri. Non c’è bisogno di spingerlo troppo: basta lasciarlo stare in scena e qualcosa arriva.
Il guaio è che il film non si fida abbastanza di questa sua qualità. Ogni volta che trova un momento vero, più umano, più doloroso, poi si mette di traverso da solo con scene sopra le righe, personaggi troppo caricati e un tono che cambia in modo brusco. Jonah Hill, che dirige, scrive e interpreta l’avvocato Ira Slitz, è il punto in cui questo problema si vede di più. Il suo personaggio dovrebbe portare caos, cinismo e forse anche una comicità sgradevole. In pratica, ogni volta che entra in scena mi è sembrato che il film si allontanasse dal suo lato migliore. Non perché un personaggio odioso non possa funzionare. Può farlo eccome. Ma perché spesso sembra appartenere a un altro film.
È un peccato, perché il cast ha momenti molto buoni. Cameron Diaz e Matt Bomer funzionano bene come amici di lunga data di Reef, persone che gli sono rimaste accanto anche quando stare accanto a lui non doveva essere affatto semplice. Susan Lucci, nei panni della madre, ha una scena che resta impressa più di molte altre, perché mette sul tavolo un’idea interessante: il fatto che anche ciò che è costruito per la telecamera possa contenere una parte di verità. E poi c’è Martin Scorsese, che in un ruolo secondario riesce a fare una cosa rara: entra in scena e alza subito il livello del film. Non ha bisogno di forzare niente. Basta la misura con cui dice le battute, il modo in cui guarda Reef, il fastidio trattenuto, il dolore tenuto basso. È uno di quei casi in cui ti accorgi subito che stai vedendo qualcuno che sa perfettamente quanto dare e quanto togliere.
Per questo faccio fatica a liquidare Outcome – Hollywood non dimentica come un film sbagliato e basta. Non lo è. Ha scene buone, idee giuste, attori che sanno tenere in piedi il dramma quando il film decide finalmente di abbassare la voce. Però ha anche una tendenza continua a rovinarsi da solo. Vuole essere satira, confessione, studio di personaggio, commedia amara e film sul prezzo della fama. Non sono troppe cose in assoluto, ma diventano troppe se non riesci a tenerle insieme. E infatti il film procede a strappi. Ti avvicina, poi ti respinge. Ti offre una scena delicata, poi la interrompe con una trovata più fastidiosa che divertente.
Alla fine, quello che mi resta è la sensazione di un film incompiuto. Non nel senso produttivo, ma emotivo. Come se avesse capito benissimo dove si trovava la parte più viva della storia, però non avesse avuto il coraggio di restarci abbastanza. E forse è questo che mi ha lasciato più perplesso: Outcome – Hollywood non dimentica non manca del tutto il bersaglio, ma continua a sfiorarlo senza colpirlo fino in fondo. Tu lo guarderesti più per Keanu Reeves o più per curiosità verso il lato più velenoso di Hollywood?
La Recensione
Outcome – Hollywood non dimentica
Per me Outcome – Hollywood non dimentica è un film discontinuo, con un protagonista molto giusto, alcune scene riuscite e un paio di interpretazioni che valgono la visione. Il problema è il tono: la parte più sincera e dolorosa del racconto convive male con quella più caricata e sarcastica. Quando il film si concentra su Reef funziona. Quando si mette a fare troppo, si perde.
PRO
- Keanu Reeves offre una prova misurata e convincente
- Martin Scorsese ha scene molto belle
CONTRO
- Il tono cambia troppo spesso
- La parte satirica non sempre funziona


