Prima o poi, guardando Netflix, ti ritrovi di fronte a un film prodotto da Happy Madison – la casa di produzione di Adam Sandler – e il tuo cervello fa quello che fa sempre in questi casi: abbassa le aspettative di qualche piano, si attrezza per un umorismo che difficilmente supera la terza media e stabilisce in via preventiva che, qualunque cosa succeda, ai colleghi lunedì non dirai di averlo visto. Poi succede qualcosa di strano. Il film finisce, sei ancora lì sul divano, e ti accorgi che non è andata poi così male. Roommates è esattamente questa esperienza, confezionata in un’ora e quarantacinque minuti che alternano momenti genuinamente divertenti ad altri in cui ti chiedi cosa stia succedendo, nel senso letterale del termine.
La storia parte da una premessa collaudatissima: due ragazze vanno al college, diventano coinquiline, inizialmente vanno d’accordo e poi la situazione precipita in modi che vanno ben oltre la classica lite per chi ha finito il latte. Devon, interpretata da Sadie Sandler – sì, figlia di Adam, e no, non è una coincidenza che sia nel film della casa di produzione di papà, ma lasciamo perdere – è una ragazza che al liceo non ha mai trovato il suo posto e arriva al college con la speranza di ricominciare da capo. Celeste, interpretata da Chloe East, sembra la compagna di stanza perfetta per circa i primi venti minuti, dopodiché la situazione inizia lentamente a scivolare verso territori che il trailer aveva accuratamente omesso di mostrarti. La commedia universitaria, a un certo punto, decide di prendere una piega oscura con la disinvoltura di chi cambia corsia senza mettere la freccia, e stranamente funziona.
Quello che salva Roommates dalla mediocrità assoluta è il fatto che la regista Chandler Levack riesce a tenere in equilibrio due film che, sulla carta, non dovrebbero stare insieme. Da un lato c’è la commedia sanderiana classica, con tutto il suo armamentario di battute fisiche, situazioni imbarazzanti e personaggi secondari che esistono principalmente per strappare una risata nel momento giusto. Dall’altro c’è qualcosa di più torbido, che ricorda vagamente certi film degli anni Novanta in cui la migliore amica si trasformava in un problema serio, e non nel senso metaforico del termine. Il fatto che questi due registri coesistano senza che il film imploda su se stesso è, a suo modo, un piccolo risultato.
Il cast di contorno è il vero regalo della serata: Natasha Lyonne e Nick Kroll insieme sullo schermo producono una chimica comica che ti fa dispiacere non vederli in più scene, e Carol Kane fa Carol Kane con quella precisione chirurgica che chiunque abbia visto i suoi lavori riconosce immediatamente. Josh Segarra interpreta il classico personaggio che non si capisce bene perché sia lì ma la cui presenza rende tutto più allegro, un po’ come quel cugino alle feste di famiglia che non sai esattamente come sia arrivato ma che alla fine è il più simpatico di tutti.
Il problema vero – e ce n’è uno, perché altrimenti sarebbe troppo bello – è che il film dura quasi due ore, il che è circa venti minuti più del necessario. C’è una struttura narrativa cornice, con due altre studentesse e una preside che raccontano la storia principale, che interrompe il ritmo nei momenti peggiori e aggiunge poco a tutto il resto (le tre attrici coinvolte sono brave, ma sembrano capitare nel film come se qualcuno avesse deciso all’ultimo minuto di aggiungere un livello narrativo in più senza chiedersi se ce ne fosse bisogno). Il finale, invece, è l’opposto di quello che ti aspetti da un film Happy Madison, e per questo merita una menzione separata, anche se spiegare perché richiederebbe uno spoiler che non ho intenzione di concederti.
Roommates non è il film dell’anno, non cambierà il tuo modo di vedere le commedie universitarie e probabilmente non lo consiglierai ai colleghi lunedì mattina. Ma se hai un’ora e quarantacinque libera, il divano dalla parte giusta e nessuna aspettativa particolarmente alta, potresti scoprire che ti ha divertito più di quanto avessi previsto. Il che, per un film Happy Madison con una svolta oscura nel terzo atto, è già un risultato che nessuno aveva messo nel budget.
La Recensione
Roommates
Il film gioca su due registri - umorismo sanderiano classico e toni più oscuri da thriller - senza che nessuno dei due prenda il sopravvento in modo definitivo, con risultati alterni ma complessivamente accettabili. Il cast di supporto, con Natasha Lyonne, Nick Kroll e Carol Kane, è il punto più alto della produzione. Un'ora e quarantacinque che scorrono con qualche intoppo di troppo, ma senza mai annoiare del tutto. Giudizio: da vedere se non hai aspettative; da evitare se le hai.
PRO
- Sadie Sandler e Chloe East costruiscono un rapporto credibile, il che rende la discesa verso il caos molto più efficace di quanto ci si aspetterebbe
- Natasha Lyonne e Nick Kroll insieme valgono da soli almeno quaranta minuti di visione
CONTRO
- Un'ora e quarantacinque sono almeno venti minuti più del necessario, e si sente
- La struttura narrativa con la cornice della preside e delle due studentesse spezza il ritmo nei momenti sbagliati e aggiunge poco alla storia principale


