Attenzione: questo articolo contiene spoiler sul finale della seconda stagione di The Pitt. Se non hai ancora visto l’ultimo episodio e tieni alla tua salute mentale, fermati qui, vai su NOW o HBO Max, finisci la stagione e torna. Ti aspetto.
Detto questo, parliamo.
Il finale di una stagione televisiva ha un compito ingrato quanto preciso: deve chiudere abbastanza da darti una sensazione di completezza, ma lasciare aperto abbastanza da farti venire voglia di tornare l’anno prossimo senza che nel frattempo tu abbia trovato qualcos’altro da guardare. The Pitt, con quella precisione chirurgica che ormai ci si aspetta da una serie ambientata in un ospedale, riesce nell’impresa anche alla seconda stagione, e lo fa in un modo che non ti aspetteresti, il che a questo punto dovrebbe già dirti qualcosa sul livello degli sceneggiatori.
L’ultimo episodio si intitola “9:00 P.M.”, esattamente come il finale della prima stagione, e segna la fine del turno del 4 luglio, quindici ore dentro un pronto soccorso di Pittsburgh che hanno lasciato tutti – personaggi e spettatori – abbondantemente a pezzi. Non nel senso fisico del termine, anche se qualcuno ci è andato vicino, ma in quello emotivo, che è peggio perché non si sutura.
Il punto centrale del finale ruota attorno al dottor Robby, come sempre, come inevitabilmente, come se Noah Wyle avesse firmato un contratto in cui si impegnava a fare piangere almeno una volta per episodio chiunque guardasse la serie. Questa stagione ha costruito pazientemente, episodio dopo episodio, un ritratto di un uomo che dà consigli a tutti, sa esattamente cosa farebbero gli altri per stare meglio, ma non riesce ad applicare a se stesso nemmeno la metà di quello che predica. Chiunque abbia mai avuto un amico di questo tipo sa già di cosa si parla, e probabilmente ha anche smesso di dargli consigli intorno al terzo anno.
Quello che il finale fa, con una certa eleganza narrativa, è mettere Robby davanti allo specchio attraverso gli altri. Abbot, con quella capacità che ha di raggiungere Robby dove gli altri non riescono, gli parla di come lui stesso sia andato avanti nonostante tutto, consigliandogli di trovare un modo per “danzare attraverso il buio.” The Hollywood Reporter Poi arriva Langdon, che nella prima stagione era il problema di Robby e in questa stagione si trasforma nel suo interlocutore più scomodo, ribaltando completamente la dinamica di potere tra i due con una frase che ti colpisce proprio perché viene da dove viene: “Come possiamo noi essere all’altezza dei tuoi standard se tu stesso non riesci a esserlo?” The A.V. Club Non è il tipo di domanda a cui si risponde facilmente, soprattutto quando te la fa qualcuno che fino a dieci mesi prima ti rubava i farmaci dai pazienti.
Nel mezzo di tutto questo c’è la situazione della dottoressa Baran Al-Hashimi, la new entry interpretata da Sepideh Moafi che nella seconda stagione si è guadagnata ogni singola scena. Si scopre che Baran gestisce un disturbo epilettico dall’infanzia, tenuto sotto controllo con i farmaci, ma durante il turno del 4 luglio la fortuna ha deciso di prendersi una pausa e le ha mandato due crisi nel giro di poche ore. The TV Cave Robby, che riesce a essere simultaneamente il medico più empatico del pronto soccorso e la persona meno indulgente con chiunque nasconda qualcosa, le chiede di autodenunciarsi immediatamente – il che è esattamente quello che farebbe lui, ammesso che riuscisse un giorno a seguire i propri consigli.
Il momento più bello del finale, però, è uno di quelli silenziosi che The Pitt sa costruire meglio di qualsiasi altra serie in circolazione. Il tetto dell’ospedale, lo stesso posto in cui nella prima stagione Robby e Abbot avevano avuto una conversazione che non si dimentica facilmente, viene trasformato in qualcosa di diverso: le donne del pronto soccorso che si ritrovano lì a guardare i fuochi d’artificio, strette le une alle altre, in un momento di decompressione che non ha niente di drammatico e tutto di vero. The A.V. Club È il tipo di scena che non ha bisogno di musica, dialoghi elaborati o primi piani studiati a tavolino per funzionare. C’è solo della gente stanca che guarda il cielo, e ti sembra sufficiente.
E poi c’è la bambina. Robby passa un momento tranquillo con la piccola Jane Doe, nata durante il turno in circostanze che non erano esattamente pianificate, e Dana aveva lasciato intendere la possibilità di un’adozione. TVLine Sembrava il momento in cui Robby avrebbe potuto fermarsi, scegliere qualcosa di diverso dal solito ciclo di turni e sensi di colpa. Invece no. Posa la bambina, prende il casco, sale sulla moto e parte per quello che gli sceneggiatori chiamano pudicamente un “viaggio spirituale”, TVLine che è un modo molto elegante per dire che un uomo intelligentissimo ha bisogno di andare a perdersi un po’ prima di ritrovarsi, cosa che probabilmente capiamo tutti anche senza aver mai salvato una vita in terapia intensiva.
C’è anche una scena dopo i titoli di coda con del karaoke, ma su quello preferisco non aggiungere niente e lasciarti la sorpresa.
Quindi, ci sarà una terza stagione?
Sì, e la risposta è arrivata con una tempistica quasi imbarazzante per le altre serie. The Pitt è stata rinnovata per la terza stagione già a gennaio 2026, prima ancora che la seconda stagione andasse in onda, Enstarz il che dice tutto sul livello di fiducia che HBO Max ripone nel progetto e anche sulla velocità con cui certi decisori si muovono quando hanno qualcosa che funziona davvero tra le mani.
La terza stagione inizierà le riprese a giugno 2026, esattamente come aveva fatto la seconda, puntando a un’uscita a gennaio 2027 Yahoo! che manterrebbe il ritmo annuale che la serie ha già stabilito con le prime due stagioni. John Wells, produttore esecutivo, ha confermato che la writers’ room è già aperta e operativa da qualche settimana. ComingSoon.net
La novità più interessante riguarda il salto temporale: tra la seconda e la terza stagione passeranno solo quattro mesi, portando la storia a novembre invece del balzo di dieci mesi che separava la prima dalla seconda. TVLine Il motivo è doppio, e ha una sua logica narrativa precisa. Da un lato, un’ambientazione invernale apre la porta a scenari medici completamente diversi, con ghiaccio nero, incidenti stradali e tutto ciò che il freddo porta con sé in una città come Pittsburgh. The Pitt Wiki Dall’altro, il salto più breve permette agli sceneggiatori di tenere insieme personaggi che altrimenti, in un arco di tempo maggiore, sarebbero già passati ad altro nel corso naturale delle loro vite e carriere.
Robby tornerà, ma non direttamente in ospedale, TVLine il che suggerisce che il viaggio spirituale non sia solo un espediente narrativo per chiudere la stagione ma qualcosa che avrà conseguenze concrete su come il personaggio si muoverà nella terza. Sepideh Moafi tornerà come Al-Hashimi, dopo aver gestito la questione della sua condizione neurologica, mentre Supriya Ganesh lascerà la serie con l’uscita della dottoressa Mohan, con Ayesha Harris promossa nel cast principale. Art Threat
In sintesi: The Pitt ha finito la seconda stagione nel modo migliore possibile, lasciando le cose abbastanza aperte da giustificare l’attesa ma abbastanza risolte da non farti venire voglia di mandare lettere di protesta agli sceneggiatori. La terza stagione arriverà a gennaio 2027 su NOW e HBO Max, con quindici nuovi episodi, Pittsburgh sotto la neve e Robby che torna da qualche parte con qualcosa che si spera assomigli a una risposta. Nel frattempo, puoi sempre recuperare quello che ti sei perso, oppure riguardare il finale cercando di capire cosa avesse esattamente in testa durante quella scena con la bambina. Risposta: probabilmente tutto e niente, e forse è proprio questo il punto.


