Lady Gaga è tornata dentro l’universo de Il Diavolo veste Prada con Shape of a Woman, uno dei brani originali della colonna sonora del sequel, e già questa cosa basta per accendere l’attenzione. Perché Gaga, moda e cinema non sono tre parole messe insieme a caso. Sono quasi un triangolo naturale. Se poi ci aggiungi un film che vive di passerelle, ambizione, potere, vestiti impossibili e sguardi che tagliano più di una recensione cattiva, allora il collegamento diventa ancora più forte. Il brano è stato pubblicato insieme a Glamorous Life, dopo Runway, il pezzo realizzato con Doechii per la soundtrack di The Devil Wears Prada 2.
Prima piccola precisazione: il titolo corretto è Shape of a Woman, non Shape of Woman. Cambia poco nella conversazione, ma cambia molto nel senso. Perché quella “a” rende il titolo più specifico, quasi più fisico: non “la forma della donna” come concetto generico, ma la forma di una donna, una figura concreta, desiderata, guardata, inseguita, forse anche fraintesa.
E qui Lady Gaga gioca in casa. Da anni lavora proprio su questo terreno: il corpo come immagine, la femminilità come performance, la moda come linguaggio, il desiderio come trappola e liberazione. Non è un caso che una canzone così arrivi dentro Il Diavolo veste Prada 2, un film che riprende l’immaginario del primo capitolo ma lo porta in un contesto nuovo, con il ritorno di Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci nei ruoli che hanno reso il film del 2006 una specie di comfort movie spietato per chi ama moda, carriera e cattiverie servite con eleganza.
Nel primo Il Diavolo veste Prada, la moda non era solo vestiti belli. Era potere. Era accesso. Era giudizio. Era quella sensazione terribile per cui una persona entra in una stanza e capisce subito se è nel posto giusto o se tutti l’hanno già bocciata mentalmente. Andy Sachs partiva da lì: una ragazza intelligente, preparata, ma fuori codice. Miranda Priestly invece era il codice vivente. Fredda, precisa, spaventosa, quasi mitologica.
Dentro questo mondo, Shape of a Woman sembra avere un senso molto chiaro. Non è soltanto una canzone da colonna sonora piazzata lì perché Lady Gaga fa notizia. È un brano che dialoga con il tema del film: chi decide cosa deve essere una donna? La moda? Lo sguardo degli altri? Il desiderio maschile? Il successo? Il corpo? La carriera? Oppure la donna stessa, finalmente?
Il significato della canzone sembra partire proprio da questa tensione. Dai primi riferimenti circolati sul testo, il brano lavora su immagini di desiderio, attrazione, ossessione e perdita di controllo. C’è una figura femminile che non viene descritta come fragile o passiva, ma come una presenza che può mandare fuori asse chi la guarda. Una donna che resta impressa, che diventa quasi una forza magnetica. Non solo bella. Pericolosa, nel senso più teatrale del termine.
E Gaga queste cose le sa fare. Perché quando canta una donna potente, non la rende mai semplicemente “bella”. La rende ingombrante. La rende eccessiva. La rende difficile da contenere. Anche quando usa un’estetica super patinata, sotto c’è quasi sempre una domanda più scomoda: quanto devi deformarti per essere accettata? Quanto devi brillare per non essere ignorata? Quanto devi diventare spettacolo prima che qualcuno ti prenda sul serio?
Musicalmente, Shape of a Woman sembra costruita per stare benissimo dentro quel tipo di cinema. Non è difficile immaginarla su una sequenza di abiti, corpi che camminano, flash, sfilate, ascensori lucidi, uffici pieni di gente che finge di non avere paura. Ha quel tipo di energia che non deve per forza esplodere come un tormentone da discoteca, ma che punta su atmosfera, seduzione e controllo. Una canzone da ascoltare con le cuffie e, sì, anche da immaginare mentre qualcuno attraversa una stanza sapendo benissimo che tutti si gireranno.
Rispetto a Runway, che con Doechii gioca in modo più diretto con l’idea della passerella, della sicurezza e della performance, Shape of a Woman sembra più sensuale e meno immediata. Runway è il colpo di tacchi sul pavimento. Shape of a Woman è lo sguardo che arriva dopo. Quello che non ha bisogno di urlare, perché sa già di essere stato notato. Il video di Runway, tra look esagerati e riferimenti fashion, ha già chiarito il tono della colonna sonora: glamour, identità, corpo, potere e un pizzico di teatralità pop.
La cosa interessante, senza farla troppo complicata, è che Gaga non sembra usare Il Diavolo veste Prada 2 come semplice vetrina. La soundtrack le permette di tornare in una zona artistica che le appartiene da sempre: quella in cui musica pop, moda e racconto visivo diventano la stessa cosa. È il suo habitat. Non a caso, oltre ai brani inediti, la colonna sonora riunisce anche nomi femminili molto forti, da Dua Lipa a Miley Cyrus, Olivia Dean e altre artiste, costruendo un immaginario sonoro molto orientato alla presenza femminile.
Il bello è che Shape of a Woman non parla solo di una donna guardata. Parla anche del modo in cui quello sguardo può diventare ossessione. La “forma” del titolo può essere il corpo, certo. Ma può essere anche la forma di una personalità. La forma di una ferita. La forma di una donna che non si piega al ruolo che qualcuno aveva preparato per lei. In un film come Il Diavolo veste Prada, dove l’apparenza è sempre anche un campo di battaglia, questa lettura funziona benissimo.
E poi c’è il fattore Gaga. Lei riesce a rendere credibile anche una canzone pensata per un grande film perché non sembra mai davvero ospite. Quando entra in un’estetica così, pare che le abbiano solo aperto una porta di casa. Il rischio, con brani da soundtrack, è sempre quello di avere pezzi eleganti ma un po’ freddi. Qui invece l’idea è diversa: usare il glamour non come decorazione, ma come linguaggio emotivo.
Alla fine, Shape of a Woman sembra uno di quei singoli che non vogliono solo accompagnare un film, ma aggiungere un pezzo alla sua atmosfera. Parla di desiderio, di potere, di femminilità e di immagine. E lo fa nel modo più coerente possibile per Lady Gaga: con stile, teatralità e quella sensazione leggermente pericolosa di quando una donna entra in scena e nessuno riesce più a guardare altrove.
Secondo te Shape of a Woman è il brano giusto per raccontare il mondo di Il Diavolo veste Prada 2 o ti aspettavi qualcosa di diverso da Lady Gaga? Scrivilo nei commenti.


