Vent’anni dopo il debutto del primo “I Fantastici 4” diretto da Tim Story, Michael Chiklis ha deciso di rompere il silenzio e difendere a spada tratta i film che lo hanno visto protagonista nei panni di Ben Grimm, alias La Cosa. In una recente intervista con Collider, l’attore non ha usato mezzi termini nel criticare la stampa specializzata dell’epoca, sostenendo che “molti critici hanno sbagliato il loro giudizio” sui due film del 2005 e 2007.
Le parole di Chiklis arrivano in un momento particolarmente significativo: l’uscita di “I Fantastici 4: Gli Inizi” ha infatti riacceso la nostalgia per i film originali, spingendo molti fan a rivalutare quelle pellicole che all’epoca furono accolte con freddezza dalla critica. “Hanno davvero denigrato i nostri film, che sono stati molto sottovalutati”, ha dichiarato l’attore, aggiungendo che “erano molto amati dal pubblico”.
La difesa di Chiklis non si basa solo su considerazioni artistiche ma anche su dati concreti di incasso: “Abbiamo incassato tre quarti di miliardo di dollari con quei due film”, ha ricordato l’attore. “Quindi tutte quelle persone non possono essere completamente fuori di testa, capite cosa intendo?”. Un argomento che dimostra come, nonostante le stroncature, il pubblico avesse abbracciato con entusiasmo questi adattamenti.
L’attore ha anche sottolineato come il tempo abbia dato ragione al pubblico piuttosto che ai critici: “Ho sempre pensato in silenzio: ‘Ok, dite quello che volete, ma la gente lo vede’. E ora, dopo tutti questi anni, la gente sta riconoscendo che questi film sono adatti alle famiglie, divertenti“. Una rivalutazione che sta effettivamente avvenendo, specialmente tra le nuove generazioni di spettatori cresciuti con l’esplosione del Marvel Cinematic Universe.
Il contesto cinematografico che nessuno ricorda
Per comprendere appieno la posizione di Chiklis, è fondamentale contestualizzare l’epoca in cui uscirono i film. Il 2005 rappresentava un momento di transizione per il cinema di supereroi: da una parte c’erano successi più cupi come “Blade” e “X-Men”, dall’altra si stava preparando il terreno per l’arrivo del MCU con “Iron Man” del 2008.
“I Fantastici 4” scelse deliberatamente un tono più leggero e family-friendly, una decisione che all’epoca fu vista come un limite ma che oggi, nell’era della “superhero fatigue”, appare quasi profetica. Il film di Tim Story privilegiava l’aspetto avventuroso e il dinamismo familiare rispetto al realismo cupo che dominava il genere.
Dal punto di vista della produzione cinematografica, il film rappresentava anche un esperimento tecnico significativo. Il costume pratico di Chiklis per La Cosa, realizzato con schiuma di lattice, costituiva un approccio artigianale che oggi molti fan rimpiangono, specialmente confrontandolo con le soluzioni CGI contemporanee. Una scelta che dimostra l’attenzione ai dettagli fisici e alla credibilità del personaggio.
La performance che ha definito un’epoca
Michael Chiklis portò nei panni di La Cosa un’interpretazione che mescolava forza fisica e vulnerabilità emotiva. L’attore, reduce dal successo nella serie “The Shield”, riuscì a umanizzare un personaggio che poteva facilmente scadere nel grottesco, creando una caratterizzazione che ancora oggi viene considerata il punto di riferimento per il personaggio.
La sua interpretazione beneficiava anche di un approccio metodico alla costruzione del personaggio: Chiklis studiò approfonditamente i fumetti originali di Stan Lee e Jack Kirby, cercando di catturare l’essenza tragica ma coraggiosa di Ben Grimm. Il risultato fu una performance che bilanciava perfettamente l’aspetto comico e quello drammatico del personaggio.
L’uso del costume pratico permetteva inoltre un’interazione fisica diretta con gli altri attori, creando una chimica di gruppo che nelle versioni successive, realizzate interamente in digitale, è stata più difficile da replicare. Questo aspetto contribuì significativamente al successo del film presso il pubblico famiglia.
I numeri che parlano chiaro
Il successo commerciale dei due film è innegabile: “I Fantastici 4” incassò circa 333 milioni di dollari worldwide con un budget di 100 milioni, mentre “I Fantastici 4 e Silver Surfer” raggiunse i 289 milioni con un investimento di 130 milioni. Cifre che, soprattutto per l’epoca, rappresentavano un successo significativo per una proprietà Marvel ancora relativamente di nicchia.
Su Rotten Tomatoes i film si attestano rispettivamente al 28% e 37% di gradimento della critica, ma i punteggi del pubblico raccontano una storia diversa, dimostrando il divario tra percezione critica e accoglienza popolare che Chiklis sottolinea nella sua intervista.
Il fenomeno è particolarmente interessante se confrontato con l’evoluzione del giudizio critico su altri film di supereroi: molte pellicole inizialmente stroncate hanno poi trovato rivalutazione critica, dimostrando come i parametri di valutazione del genere siano cambiati nel tempo.
La rivalutazione nell’era Marvel
L’uscita di “I Fantastici 4: Gli Inizi” ha innescato una ondata di nostalgia che sta portando molti spettatori a rivedere i film di Tim Story con occhi diversi. La distanza temporale permette di apprezzare aspetti che all’epoca passarono inosservati, come la chimica tra i protagonisti e l’approccio più rilassato alla mitologia superoistica.
Anche Ioan Gruffudd ha recentemente confermato che inizialmente erano previsti tre film, ma la trilogy fu interrotta nonostante il successo commerciale. “L’idea era di realizzarne tre, e penso che il secondo film abbia avuto lo stesso successo del primo”, ha dichiarato l’attore che interpretava Mister Fantastic.
Il cast originale ha mostrato grande classe nel passare il testimone ai nuovi interpreti: lo stesso Chiklis ha pubblicamente augurato buona fortuna a Ebon Moss-Bachrach, che interpreterà La Cosa nel nuovo film. Un gesto che dimostra la maturità professionale e l’affetto genuino per questi personaggi.
L’eredità cinematografica che resta
Guardando indietro, i film di Tim Story appaiono come precursori di molte scelte narrative che il MCU avrebbe poi adottato: il tono più leggero, l’importanza delle dinamiche familiari, l’equilibrio tra azione e commedia. Elementi che all’epoca furono criticati come “troppo infantili” ma che si sono rivelati vincenti.
La tecnica cinematografica, pur con i limiti dell’epoca, mostrava già una comprensione dei poteri dei personaggi che molti film successivi hanno faticato a eguagliare. Le sequenze di volo della Torcia Umana e i combattimenti di La Cosa conservano ancora oggi un fascino artigianale che il digitale puro non sempre riesce a replicare.
L’influenza culturale di questi film è innegabile: hanno introdotto i Fantastici Quattro a una generazione di spettatori che forse non li conosceva attraverso i fumetti, creando una base di fan che ancora oggi li ricorda con affetto.
Chiklis ha ragione quando dice che il pubblico ha sempre visto qualcosa che i critici avevano perso. Forse è arrivato il momento di riconoscere che quei film, pur con i loro difetti, avevano capito qualcosa di importante sul cinema di supereroi: che non sempre serve essere cupi per essere profondi.
Cosa ne pensi della difesa di Michael Chiklis? Credi che i film originali meritassero più rispetto dalla critica? Raccontaci nei commenti quale versione cinematografica dei Fantastici Quattro preferisci!


