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Misery non deve morire, la recensione del thriller

Serena Grosso di Serena Grosso
23 Giugno 2015 - Aggiornato il 9 Giugno 2024
in Horror, Recensioni Film
Tempo di lettura 6 minuti
Misery non deve morire recensione

https://www.youtube.com/watch?v=8cWcGdpPbGI


TITOLO: Misery non deve morire

TITOLO ORIGINALE: Misery

REGIA: Rob Reiner

CAST: James Caan, Kathy Bates, Richard Farnsworth, Frances Sternhagen

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14 Aprile 2026

PAESE: USA

ANNO: 1990

GENERE: thriller

DURATA: 107 minuti

 

 


TRAMA: Paul Sheldon (James Caan) è uno scrittore di successo divenuto famoso grazie ad una serie di romanzi la cui protagonista si chiama Misery. Tuttavia ha deciso di far finire la serie per dedicarsi a romanzi del tutto nuovi e, così, decide di pubblicare l’ultimo libro intitolato “Il figlio di Misery”, nel cui finale la protagonista muore. Per scaramanzia, Paul, ogni volta che deve terminare uno dei suoi lavori, si trasferisce dalla chiassosa e caotica New York a Silver Creek, in Colorado, dove alloggia in un grazioso e tranquillo albergo sulla montagna.
Il giorno in cui ultima il libro, Paul, come da consuetudine, decide di far ritorno a casa ma durante il tragitto s’imbatte in una bufera di neve che gli fa perdere il controllo dell’auto facendolo finire fuori strada. Le sue condizioni sono critiche ma, per sua fortuna, una persona lo trova e lo porta in salvo a casa sua: è Annie Wilkes (Kathy Bates), una donna apparentemente calma e buona che si presenta come infermiera. La situazione per Paul non è delle più rosee, egli è, difatti, immobilizzato a letto poiché ha riportato gravi fratture ad entrambe le gambe e ad un braccio.
Annie gli comunica che, purtroppo, a causa del maltempo, tutte le strade sono inagibili e il telefono non funziona, per cui non è in grado di cercare aiuto, si offre, però, volontaria per prendersi amorevolmente cura del celebre scrittore: non solo gli somministra antidolorifici, gli dà da mangiare, lo pulisce e lo cambia, ma gli rivela anche di essere da sempre una sua grande ammiratrice, forse la fan più fedele.
Inizialmente Paul è lusingato dalle tante attenzioni che la donna gli presta ma, col passare dei giorni, si accorge che qualche cosa non va. Annie, infatti, mostra dei preoccupanti problemi mentali che influiscono sull’umore e sul suo atteggiamento. Per tentare di rabbonirla, egli le propone di leggere la bozza del suo ultimo romanzo. La signora reagisce con gioia e gratitudine ma quando finisce di leggerla diviene furibonda e si scaglia con violenza sull’invalido Paul, denigrando quest’ultima opera in cui lui ha deliberatamente deciso di uccidere la protagonista. Inoltre, in tale momento di ira, tira fuori la verità: le strade sono tutte agibili, non solo quelle per il paese come aveva precedentemente dichiarato a lui e, per di più, nessuno verrà a cercarlo dal momento che lei non ha avvisato alcuna persona, come invece aveva promesso di fare.
A Paul la situazione adesso è chiara e limpida: Annie soffre davvero di disturbi mentali.
Ciò che però non sa è che qualcuno sulle sue tracce c’è: lo sceriffo della contea, Buster McCain (Richard Farnsworth), dopo aver ricevuto una telefonata dalla manager dello scrittore, assai preoccupata per la scomparsa di Paul, è intenzionato ad andare a fondo della faccenda. Mobilita tutti a cercare la soluzione al mistero ma, tutti gli abitanti, così come la moglie, credono che lo scrittore abbia avuto un incidente e sia rimasto sepolto, fatalmente, sotto montagne di neve. Nonostante ciò, Buster crede ci sia di più e continua le indagini per conto proprio.
Nel frattempo, Annie, dà sempre più i numeri: obbliga l’ospite a bruciare il romanzo e dopo gli lascia intendere che dovrà riscriverne uno nuovo, decisamente migliore dello scempio dell’ultima volta. La donna in paese si procura macchina da scrivere e carta e impone così il suo desiderio al povero Paul che, intanto, non si rassegna. Egli, difatti, le escogita tutte: prova più volte ad uscire di casa (benché debba provarci strisciando visto che le gambe sono ancora rotte), tenta di trovare armi per difendersi, di chiamare aiuto e, una sera, prova anche ad avvelenare la padrona di casa, purtroppo fallendo.
La situazione peggiora giorno dopo giorno, Annie proclama il suo amore profondo e fantastica su una vita insieme, oltretutto non smette di fare sfuriate, minaccia di morte Paul e, quando si accorge che ha provato a scappare, gli rompe i piedi con un martello. Non pare esserci più via d’uscita fino a quando, un giorno, lo sceriffo intuisce che la nemica possa essere la signora Wilkes che, tra l’altro, scopre avere un passato turbolento fatto di uccisioni e notti in prigione. Buster si reca alla fattoria della donna dove lei, vedendolo arrivare, si vede costretta a sedare Paul e nasconderlo in cantina.
Il detective improvvisato ispeziona la casa, trattando con diffidenza Annie che, invece, si finge una donna amabile e per bene. Non trova prove o indizi a confermare la sua ipotesi e così fa per uscire quando, Paul, dalla cantina, che pian piano sta riacquisendo i sensi, riesce ad urtare un barbecue e a fare così il rumore necessario per attirare nuovamente in casa lo sceriffo. Qui la pazza signora uccide il povero Buster e rivela a Paul come ormai sia giunto il loro momento: ella ritiene di dover morire con lui, l’ha capito grazie al “Signore” e inizia a scendere le scale della cantina con una pistola caricata con soli due proiettili, uno per ciascuno.
La fine è vicina ma allo scrittore viene un’idea lampante: imbambola la donna a parole, dicendo di aver capito anch’egli come sia appunto giunta la loro ora ma non prima di aver ultimato il romanzo in cui Misery si salva. Paul, difatti, fa credere ad Annie come sia loro compito far vivere in eterno la protagonista della serie. La donna ci casca in pieno e aspetta per alcune ore che l’amato termini l’opera.
Con l’inganno Paul riesce a prendere le redini della situazione e, nonostante le gravi ferite riportate su tutto il corpo, riesce ad avere la meglio nello scontro con Annie che, alla fine, uccide.
Il film si conclude con lui, a New York, che consegna il romanzo nuovo, esterno alla serie di Misery.

“Non credo si possa superare veramente un’esperienza del genere. Che buffo, anche se so che l’ho uccisa…ogni tanto è come se fosse viva”

Misery non deve morire recensione – non sembra male l’idea di avere una donna che si prenda cura di noi.

 

COMMENTO: Misery non deve morire è un thriller tratto dal romanzo Misery di Stephen King. La pellicola ha riscontrato un successo coinvolgente e, l’interpretazione di Kathy Bates, nel ruolo di Annie Wilkes, le ha portato un Oscar e un Golden Globe, oltre ad essere stata inserita nella classifica americana dei 50 migliori cattivi del cinema statunitense.

“Se muoio io, muori anche tu”

Il thriller è decisamente (e fortunatamente oserei dire!) vecchia scuola. La suspense si rifà un po’ a quella di Shining e It. Le musiche di sottofondo creano una tensione formidabile e ti tengono incollato allo schermo (io, coraggiosa quale sono, con un cuscino davanti al volto).
La trama è originale ed avvincente, mostra molti colpi di scena, come la morte dello sceriffo che nessuno si aspettava dato che era il vero buono della pellicola.
Il personaggio di Paul fa una pena tremenda, tutto acciaccato e costretto a vivere per più di un anno con la pazza signora Annie, interpretata egregiamente.
Come cattiva, il personaggio della donna è fenomenale: incute realmente terrore e, la manifestazione dei suoi disturbi mentali creano panico e ansia a tutti gli spettatori, che è un bene se consideriamo che è lo scopo dei thriller. Annie è una pazza psicopatica, quasi bipolare, alterna momenti in cui si dimostra una donna dolce, premurosa e gentile, ad attimi in cui dà sfogo a tutta la sua rabbia, divenendo volgare e lanciando oggetti. E forse è proprio questa contrapposizione presente nel suo personaggio a terrorizzare più di tutto.
Fino alla fine non si capisce se avrà la meglio lei o lui ma, per fortuna, essendo un thriller semi horror vecchia scuola, il protagonista sopravvive.
Alcune scene sono cruente, come quando lei rompe i piedi a lui con un martello per impedirgli di uscire, altre ancora sono cliché cinematografici: la signora Wilkes, difatti, come animale domestico indovinate che cos’ha? Un maiale. Più precisamente una scrofa, una femmina di nome Misery. Mi sono sempre chiesta come mai nei film di paura l’animale simbolo fosse sempre il maiale (vedi anche la saga di Saw)…accetto risposte al mio dilemma.

Se non siete dei fifoni fatevi avanti e non perdetemi un film cult degli anni Novanta, Misery non deve morire!
(Se siete dei fifoni non perdetevelo lo stesso e fate come me che ancora mi copro gli occhi)

“Ti infastidisce la volgarità?”
“E’ che non c’è nobiltà!”

[review]

Misery non deve morire recensione – vorreste essere accuditi da un’amorevole donna come questa?

La Recensione

Il Verdetto

9 Voto

Se non siete dei fifoni fatevi avanti e non perdetemi un film cult degli anni Novanta, Misery non deve morire! (Se siete dei fifoni non perdetevelo lo stesso e fate come me che ancora mi copro gli occhi)

Recensione

  • Voto Globale 0
Tags: horror
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Serena Grosso

Serena Grosso

Ciao a tutti, sono Serena Grosso (25.02.1993) e scrivo da Torino. Mi occupo della sezione cinema e serie televisive dal momento che vivere come in un film é la mia filosofia di vita.

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