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Home Recensioni Film Drammatico

Recensione film storico “Napoleon”, l’ultimo prodotto di Ridley Scott

Matteo Franco Russo di Matteo Franco Russo
1 Dicembre 2023 - Aggiornato il 29 Agosto 2024
in Drammatico, Recensioni Film
Tempo di lettura 9 minuti
foto film Napoleon

Ci siamo. Il tanto atteso biopic dedicato a Napoleone Bonaparte è uscito il 23 novembre nelle sale cinematografiche. Negli States il titolo è da tempo nei cinema, e proprio per questo sono trapelate importanti informazioni e critiche da parte di esperti di alto rango nel settore. Il film, diretto da un ormai invecchiato Ridley Scott, tenta invano di mostrare la potenza dell’uomo Napoleone, insaporendo questo piatto con essenze aromatiche al sapore di tiranno e generale.

Trama

Il film narra sommariamente gli avvenimenti che hanno accompagnato Napoleone Bonaparte dalla Rivoluzione Francese fino alla sua morte a Sant’Elena. Napoleone Bonaparte nasce il 15 agosto del 1769 in Corsica, probabilmente sotto il vessillo di un regno diverso dalla monarchia transalpina. Al di là delle congetture, ciò che importa è che Napoleone si forma militarmente in Francia, ove si trova durante il periodo della Rivoluzione Francese. Il film accenna allo scoppio della Rivoluzione, ma questa non è mai realmente presente come l’evento epocale che ci viene narrato sui libri. Lo scoppio di un moto così incontenibile, il suo svolgersi ed il suo concludersi sono sempre un contorno insapore. Insomma, la Rivoluzione viene relegata ad un piccolo siparietto in secondo piano, il quale, purtroppo, propone allo spettatore tre eventi particolari. Il primo è il ghigliottinamento di Maria Antonietta avvenuto nel 1793; il secondo è la cattura di Robespierre; il terzo è la Rivolta Realista. Per l’uccisione della Regina di Francia, probabilmente, Napoleone non era nemmeno presente; Robespierre nel film viene inseguito e braccato dai politici di quella che (probabilmente) è la Comune di Parigi, quando, verosimilmente, il Cittadino Robespierre venne catturato altrove, presso l’Hotel de Ville (anche in quel caso tentò di suicidarsi, però il colpo fallì e si ruppe la mandibola. Altri storici sostengono che venne ferito da un gendarme con il grilletto facile.

In aggiunta, le divergenze di vedute maggiori appaiono essere incentrate sull’origine dell’arma: l’aveva con se o gli venne consegnata al momento dell’irruzione delle guardie?); il terzo evento è la rivolta Realista, durante la quale Napoleone Bonaparte sconfisse i popolani insorti grazie a dei cannoni di provenienza oscura (in quell’occasione ebbe una relazione con Murat, imprescindibile figura per il Meridione Italiano durante il periodo delle Repubbliche Sorelle. Invero, Murat visse a Caserta, all’interno dello sfarzoso palazzo che è la Reggia di Caserta). Insomma, già qui ci stiamo dilungando parecchio su omissioni ed orrori storici. Ad ogni modo, quello che abbiamo descritto è il cosiddetto “Periodo del terrore”, ossia quell’arco di tempo che anticipa il cosiddetto Direttorio (una forma di Governo che viene utilizzata ancora oggi in Svizzera). Io il “Terrore” non l’ho nemmeno respirato. Ma ad ogni modo, Napoleone si fa strada con la liberazione di Tolone, ove sconfigge gli Inglesi e con la conquista dell’Italia. Se la prima viene riportata grossolanamente e riprodotta malamente come una baraonda in una birreria, la seconda non viene nemmeno accennata (nella serie di Napoleon, ad esempio, viene riproposta la Battaglia del ponte di Arcole). E dire che su Napoleone liberatore e mercenario si son spesi litri di inchiostro: da Ugo Foscolo costernato per il trattato di Campoformio, al ricordo indelebile ed incisivo di Bonaparte nella mente di Alessandro Manzoni. Ma d’accordo, a Ridley Scott pare importare poco della storia.

Napoleone approda diretto in Egitto. Nella patria dei Faraoni resta, almeno per la storia, bloccato per molti dì. Nel film il caldo logorante dell’Egitto ed il suo sole picchiettante vengono mostrati solo per qualche minuto. Nemmeno citata la campagna di Spagna, in cui perse tragicamente la vita Horacio Nelson, eroe nazionale Inglese, a cui è stato, peraltro, dedicata Trafalgar Square. Per Ridley Scott la storia, però, non l’ha fatta l’uomo, ma la donna. Napoleone si innamora follemente di Giuseppina, un’aristocratica dissoluta e voluttuosa, attratta unicamente dai soldi e dai giovani e ricchi uomini. In poco tempo le anabasi e catabasi del tiranno mutano in un racconto di coppia.

Ed in sala non c’è da stupirsi se, dopo ore di piagnistei ed erotismo, Jaquin Phoenix sembra assumere i lineamenti di Adam Driver in “Storia di un matrimonio”. Il rapporto tra Napoleone e Giuseppina è del tutto patetico. Scott ha ridotto la donna alla sua essenza di nullità sottile, al suo ruolo relegato nel mondo della politica, collocandola in quell’angolo così cupo da lasciarla appassire come un fiore tramortito da una sfrenata passione verso il divertimento ed il piacere del benessere mondano. Eppure, per quanto sia giusto ricordare, Giuseppina è una donna che si erge non tanto come allegoria della perfezione familiare, bensì come Imperatrice di Francia. E quando Napoleone si autoincorona Sovrano di Francia -spezzando quello schema di dualismo Stato Pontificio-Stato Sovrano che aveva iniziato Carlo Magno e che lo stesso Dante Alighieri aveva duramente criticato- Giuseppina è lì, immobile, a scrutare l’inevitabile destino che si compie. E poi, nulla più. È gettata nel film solo per mostrare al mondo la sua impotenza generatrice, il suo ovulo infecondo, la sua assoluta oggettività ed inutilità nel mondo politico. È solo una donna che deve concedersi a Napoleone per dargli un erede, dedicandosi a lui in un incalcolabile numero di imbarazzanti scene di sesso. Su queste apro una piccola parentesi: è superfluo presentare diverse scene di sesso pessime (non ho conteggiato il numero esatto, ma sicuramente sono circa cinque), con attori completamente vestiti, senza realismo nei movimenti e nelle espressioni. Il cinema, siamo d’accordo, non deve importare il modello pornografico delle pellicole per adulti, però nemmeno ridurre l’atto ad un mero movimento meccanico.

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Insomma, in House of Gucci, tanto per fare un esempio, sono presenti diverse scene di intimità più intense e passionali, in cui i protagonisti restano completamente vestiti, ma il risultato finale è più soddisfacente all’occhio ed indubbiamente più realistico. Il film offre e propone questo schema per circa la metà della durata, lasciando strascichi di tedio e insopportazione allo spettatore. Il bilancio è certamente negativo. È inutile dilungarsi nella trama. Austerlitz è un nulla, la campagna di Russia (partirono seicentomila uomini circa) è ridicola, infine Waterloo è penosa. Come si fa ad offrire un prodotto così scadente ed inconcludente al pubblico pagante? Non pretendo di vedere la storia, però quantomeno di divertirmi. E se qualcuno ha detto “Meglio un film divertente che un film storicamente accurato”, io rispondo che questo non è entrambi.

Le battaglie, le strategie e l’accuratezza storica

Questo lavoro preferisco lasciarlo ad uno storico, ma non serve uno specialista per capire che le battaglie proposte sembrano essere troppo vicine a quelle contemporanee. Non c’è spettacolo nella battaglia, gli scontri sono pochi e non sempre sanguinari, nessuno sterminio, alcun esercito trucidato. Sul web potete reperire facilmente numerosi siti o articoli che riportano in maniera più certa le disattenzioni storiche del film. Un tracotante Ridley Scott rispose alle critiche storiche quando uscì il trailer: “Fottet***, fatevi una vita!”. Questa volta il regista ha un po’ esagerato. D’accordo sfidare la critica con la tipica hybris di un condottiero, ma forse era meglio affidare questa presunzione eccessiva allo stratega Francese. D’altronde, gli unici uomini la cui hybris è ancora meritevole d’essere ricordata sono tre guerrieri: Cesare, Alessandro e Napoleone.

A Ridley Scott spetterà la titis, ossia la punizione divina della critica e del pubblico. La storicità è poco accurata. Le battaglie spoglie e povere di patos. Ad oggi, vent’anni dopo l’uscita del film che tra poco citerò, Alexander è davvero così tanto terribile? Alexander racconta la storia di Alessandro Magno in maniera impeccabile, con scontri enormi, violenti, colmi di quella componente eroica e di quella lucente fascia che, come un baluginio, riflette sulla fronte madida ed inumidita dei combattenti. Gaugamela è fedelmente riproposta: le sarisse dei macedoni spezzano l’aria ed il cielo, mentre le bighe persiane si scaraventano ad altissima velocità contro gli scudi dei cinquantamila ellenici giunti in Iran. E Dario che fugge sulla biga, a due passi dagli occhi voraci e guardinghi di Alessandro, coperto e difeso dai suoi diadochi e dalla sua fedele ombra Efestione (Jared Leto all’alba della sua carriera era davvero “Tanta roba”) è così tanto evocativo da riecheggiare ancora tra le menti degli appassionati. Ed in quella scena Oliver Stone sembrò aver colto tutta l’essenza della complessità del mosaico di Alessandro, una superba opera d’arte collocata a Pompei.

Tale produzione illustra un Alessandro giovane e dai capelli serici attaccare un Dario terrorizzato, in fuga, costretto a ritirarsi con la sua biga e con i suoi cavalli, i quali in preda all’ira ed al panico, travolgono i Persiani stessi. Certo, il mosaico in questione raffigura la “Battaglia dell’albero secco”, ossia quella di Isso e non di Gaugamela, ma sono queste le imprecisioni storiche che vogliamo vedere al cinema. Le piccole licenze sono fondamentali nell’universo del cinema, ma perché traviare eccessivamente dalla narrazione originale della vita, già di per se epica, di Napoleone? Scelta e decisione totalmente ridicola. Senza negare che non ci sono spazi alle personalità secondarie degli altri generali. In Alexander ogni diadoco viene correttamente raffigurato. “Il mio regno passerà al più meritevole” dirà Alessandro alla fine dei suoi giorni (un simpatico gioco di parole in lingua antica faceva corrispondere una strana somiglianza di suoni tra Cratero e “Il più meritevole”. Il primo era un generale sottoposto di Alessandro a cui, con ogni probabilità, sarebbe dovuto passare il regno. Senonché gli altri commilitoni non parevano accettare questa scelta e spinsero per “Il più meritevole”), Napoleone pronuncerà solo “Francia… Esercito… Giuseppina”. Ed in questo film, fidatevi, c’è soprattutto l’ultima. Ad ogni modo, Ridley Scott -proprio come Oliver Stone- poteva comunque ispirarsi agli innumerevoli quadri che riproducono le fasi salienti delle campagne Napoleoniche ed i suoi squarci di vita vissuta.

Invece no, questo film non sembra ispirarsi realmente a qualcosa, se non a qualche piccolo ed incantevole ritaglio di dipinto raffigurante un generale solingo durante i suoi esili nelle terre e nei luoghi proibiti. Illacrimata sepoltura quella di Napoleone. E del 5 maggio e del suo potere straordinario non se ne compie una minima menzione. In sintesi: questo film non è neppure buono come base meme. A coloro che mi chiedono se sia salvabile rispondo: “Sir, there is nothing we can do” con in sottofondo Amor Plastique dei Videoclub.

Personaggi

Nulla da aggiungere. Napoleone è scialbo e senza personalità. Penso che basti questo per demolire un film non solo con suo nome ma anche a lui dedicato. Giuseppina è un oggetto, non ha alcuno scopo nel film. È vero, probabilmente veicola le azioni di Napoleone e dirige gli affari della famiglia, ma non riveste mai un ruolo importante come avrebbe dovuto. E a chi sostiene che le donne in casa nel mondo politico neoclassico non avessero abbastanza spazio, vorrei ricordare l’esempio di Servilia, amante di Cesare. Ella garantì a Giulio la possibilità di sovvertire l’ordine della Repubblica e di soggiogare il Senato al suo interesse. Se in un mondo come quello romano c’era spazio per Servilia, mi chiedo perché Giuseppina assurga dei compiti così basilari e volti al solo ruolo di moglie. Insomma, non sarò pur un esperto in materia, però vorrei evidenziare come in quindici anni di matrimonio Giuseppina, almeno secondo le intricate trame del reame filmico, non suggerisca mai a Napoleone l’iniziativa o un’azione da compiere. Se Napoleone è così tanto padrone di se stesso perché si crede tanto impotente a Giuseppina? Tutti i grandi della storia hanno sempre avuto, seppur talvolta nell’oscurità, una donna ad affiancarli nelle scelte e nelle decisioni. Se condividi per quindici anni le lenzuola, penso proprio che qualche suggerimento o parere in materia politica possa venire scambiato.

Cast

Sinteticamente possiamo parlare solamente di Joaquin Phoenix e di Vanessa Kirby. Il primo è totalmente bocciato, l’ombra di se stesso. Cancellate dalle vostre memorie quel folle Joker che tanto intimoriva Gotham City. È una partecipazione deludente quella dell’ormai avvezzo attore Statunitense. Ciò che fa più rabbia, però, è certamente la sbalorditiva assenza di espressività e di carisma. Vanessa Kirby, al contrario, risplende molto più di Napoleone stesso. È bella, luminosa, sempre attraente ed accattivante, seducente alle volte con quella sua pelle curata e l’acconciatura perfetta. Peccato, però, che anche lei sia stata sfruttata malamente per riprodurre qualche scena ridicola incentrata talvolta sull’oggettivazione del suo corpo, altre sul suo temperamento salace e poco dedito alla diligenza tipica di un’imperatrice. Complimenti però a Vanessa che, nel complesso, supera il buon Joaquin Phoenix. Bocciato con insufficienza piena il resto del cast, sempre anonimo e poco incisivo. Le restanti interpretazioni, per quanto nella maggior parte dei casi siano tutte comparse, non sorprendono e neppure stupiscono. In sintesi, il cast stellare del film si è rivelato la fine stessa della pellicola. Se un attore come Jpaquin Phoenix non brilla, di riflesso, come una stella del firmamento, neppure l’intero lungometraggio potrà risplendere. Perciò, il film si chiama Napolen ma non ha ne un protagonista ben scritto e nemmeno un attore disposto a rendere apprezzabile un personaggio penosamente sceneggiato.

Regista

Carissimo Ridley, ti vogliamo bene e ti siamo grati per l’eterno lavoro che ha contribuito a rendere le nostre vite migliori ed il cinema un luogo di cultura meraviglioso. Proprio per la tua carriera sorprendete, il mio vivido suggerimento è quello di battere ritirata ed accasciarsi sul divano bevendo Martini. Magari con Miles Davis in sottofondo. Possiamo comprendere che il cinema per te assuma una dimensione sovrumana e che il tuo addio al grande schermo potrebbe corrispondere ad un male incoercibile. Nonostante ciò, se fossi in te, ad ottantacinque anni non infangherei la mia reputazione da megalite del settore. Piuttosto abbandonerei la regia e mi dedicherei unicamente alla produzione. Da Alien Covenant (film pessimo) le uscite di Mr. Scott sono apparse molto rivedibili. E con le dichiarazioni su Napoleon, il magnifico regista ha anche sottolineato di non saper più accettare le critiche o dialogare con il pubblico.

Aspetto tecnico

Poche parole: un film con questo esorbitante portafoglio non può avere difetti tecnici. Leggermente insopportabili i filtri utilizzati per la stagione invernale. Il resto è impeccabile…

Durata

Tanta delusione per la durata. Avrei assistito volentieri alle quattro ore di film che erano state originariamente previste. Possibilmente, quei tagli successivi hanno danneggiato l’intero assetto prestabilito. Magari all’interno di quelle ore tagliate si celano dei segreti, delle possibili sorprese. Domanda spontanea: se tra anni rivalutassimo il film integrale.

La Recensione

Napoleon

4 Voto

Non vale assolutamente il prezzo del biglietto. È -utilizzando un gergo familiare a Scott ed affine al suo universo cult- una sorta di Xenomorfo nello stomaco: una sofferenza che ti lascia tramortito. Prima di entrare in sala esalate l'ultimo respiro, godetevi gli afflati del vento brioso dell'autunno ed amate il sonno. Sia ben inteso, aspettatelo nelle piattaforme streaming e poi... evitatelo.

PRO

  • Storico
  • Aspetto tecnico
  • Cast
  • Costumi

CONTRO

  • Inaccuratezza storica
  • Terribile trama sotto ogni aspetto
  • Personaggi
  • Jaquin Phoenix patetico

Recensione

  • Voto 0
Tags: DrammaticoJoaquin PhoenixRidley Scott
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Matteo Franco Russo

Matteo Franco Russo

Sono un ragazzo di ventuno anni con grandi passioni per diverse materie umanistiche. Amo soprattutto scrivere e creare. Studio Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Catania.

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