A Sanremo 2027 si potrà utilizzare l’Auto-Tune. Avete capito bene: al Festival della canzone italiana sarà permesso usare un software capace di correggere l’intonazione della voce. E la motivazione fornita da Stefano De Martino, nuovo conduttore e direttore artistico della manifestazione, ci lascia sinceramente perplessi. Anzi, siamo decisamente contrari.
Durante la presentazione del regolamento del Festival, in programma dal 16 al 20 febbraio 2027, De Martino ha spiegato che vietare l’Auto-Tune significherebbe escludere una parte importante della musica contemporanea, in particolare rap, trap e drill.
Secondo il conduttore, infatti, questi generi utilizzano spesso lo strumento come elemento stilistico e impedire il suo impiego renderebbe Sanremo meno rappresentativo della scena musicale attuale.
Ma la dichiarazione che ci ha colpito maggiormente è un’altra.
«È una gara di canzoni, non di canto», ha affermato De Martino.
Scusate, ma questa frase ci sembra il modo perfetto per giustificare una scelta che rischia di compromettere la credibilità delle esibizioni dal vivo.
Certamente Sanremo premia le canzoni. Lo sappiamo benissimo. Non è un talent dedicato esclusivamente alle capacità vocali. Ma quelle canzoni devono essere interpretate da artisti che salgono su un palco, prendono un microfono e cantano davanti a milioni di spettatori.
Da quando saper cantare è diventato un requisito secondario per partecipare alla più importante manifestazione musicale italiana?
L’Auto-Tune, per chi non lo sapesse, è una tecnologia che permette di modificare l’intonazione di una voce. Può essere utilizzato in maniera evidente, creando l’effetto elettronico tipico di numerosi brani trap, oppure in modo molto più discreto, correggendo note imprecise senza che il pubblico se ne accorga facilmente.
Ed è proprio questa seconda possibilità a preoccuparci.
Un artista può essere intonato grazie alle proprie capacità, mentre un altro potrebbe ottenere un risultato simile attraverso una correzione digitale.
Come facciamo a sapere se stiamo ascoltando una grande interpretazione oppure una voce aggiustata dal computer?
De Martino ha precisato che l’utilizzo dell’Auto-Tune dovrà essere riconoscibile e coerente con lo stile musicale. Ha inoltre assicurato che non sarà ammesso chi pretende di ottenere prestazioni vocali straordinarie senza possederne le capacità.
Prendiamo atto di questa precisazione. Ma resta un problema enorme: chi controllerà effettivamente che il software venga utilizzato soltanto per creare un effetto artistico?
E soprattutto, attraverso quali parametri?
Perché una cosa è utilizzare un filtro elettronico per ottenere un determinato suono, un’altra è affidarsi alla tecnologia per raggiungere note che senza quell’intervento risulterebbero stonate.
Sono due utilizzi diversi dello stesso strumento e la distinzione, durante una performance, non è sempre evidente.
Ci sembra assurdo che un Festival capace di ospitare alcune delle più grandi voci della musica italiana debba accettare questa ambiguità.
Pensiamo a Mina, Mia Martini, Giorgia, Laura Pausini, Elisa, Andrea Bocelli. Artisti che hanno dimostrato quanto l’interpretazione vocale possa rendere straordinaria una canzone.
Pensiamo anche a tutti quei giovani cantanti che studiano per anni, seguono lezioni, imparano a controllare il respiro e si esercitano per migliorare la propria intonazione.
Che messaggio stiamo mandando loro? Che possono tranquillamente affidare una parte del lavoro a un software?
Non abbiamo nulla contro il rap, la trap o la drill. Ogni genere musicale merita rispetto e può trovare spazio sul palco dell’Ariston.
Ma sostenere che senza Auto-Tune questi generi non potrebbero partecipare a Sanremo significa, secondo noi, sottovalutare le capacità degli stessi artisti.
Esistono rapper straordinari che si esibiscono dal vivo senza bisogno di correggere l’intonazione. Esistono cantanti trap capaci di interpretare i propri brani anche in versione acustica, dimostrando di possedere talento e preparazione.
Perché dovremmo pensare che un genere musicale dipenda necessariamente da uno strumento di correzione vocale?
La modernità non dovrebbe diventare una scusa per abbassare gli standard delle esibizioni.
E poi c’è una contraddizione che troviamo particolarmente difficile da accettare.
Il regolamento di Sanremo 2027 pone limiti all’impiego dell’intelligenza artificiale nella creazione delle canzoni, per tutelare il contributo umano degli artisti.
Una scelta che condividiamo.
Ma allora perché mostrarsi così permissivi verso una tecnologia che può intervenire direttamente sulla voce durante l’esecuzione?
Sia chiaro: l’Auto-Tune non coincide necessariamente con l’intelligenza artificiale generativa. Si tratta di tecnologie differenti. Tuttavia, entrambe sollevano interrogativi sul confine tra prestazione umana e intervento tecnologico.
Se vogliamo proteggere l’autenticità della musica, dovremmo preoccuparci anche dell’autenticità della voce che ascoltiamo.
A nostro parere la soluzione sarebbe semplice: consentire qualsiasi effetto elettronico negli arrangiamenti, ma vietare le correzioni dell’intonazione durante le esibizioni in gara.
Chi desidera utilizzare una voce artificiosamente modificata potrebbe farlo nelle registrazioni discografiche. Sul palco dell’Ariston, invece, dovrebbe dimostrare di saper eseguire il proprio brano senza correzioni vocali in tempo reale.
Qualcuno potrebbe obiettare che anche microfoni, compressori, riverberi e altri strumenti modificano il suono della voce.
Certamente. Ma rendere una voce più presente o aggiungere un riverbero non equivale a correggerne le note sbagliate.
È una differenza sostanziale.
Non chiediamo a Sanremo di tornare agli anni Sessanta. Chiediamo semplicemente che un cantante venga giudicato per ciò che è realmente capace di fare sul palco.
De Martino vuole un Festival contemporaneo, aperto ai nuovi linguaggi e alle trasformazioni della musica. È un obiettivo comprensibile, ma essere contemporanei non significa accettare qualsiasi tecnologia senza interrogarsi sulle conseguenze.
La musica italiana possiede artisti straordinari, voci riconoscibili e interpreti capaci di emozionare senza bisogno di correzioni digitali.
Sanremo dovrebbe valorizzarli, non rischiare di mettere sullo stesso piano chi padroneggia la propria voce e chi potrebbe affidarsi a un programma per migliorarla.
Per noi permettere la correzione dell’intonazione durante una competizione canora sarebbe una scelta scandalosa. La distinzione promessa tra utilizzo artistico e correzione vocale dovrà essere rigorosa, verificabile e trasparente. Altrimenti rischia di diventare una semplice dichiarazione di intenti.
Perché alla fine una domanda rimane senza risposta: se un cantante non riesce a eseguire correttamente la propria canzone senza Auto-Tune, perché dovrebbe essere ammesso a competere sul palco di Sanremo?
E soprattutto, perché il pubblico dovrebbe premiarlo come se avesse cantato senza alcun aiuto?
Voi siete d’accordo con Stefano De Martino oppure pensate, come noi, che l’Auto-Tune debba essere vietato durante le esibizioni in gara? Scriveteci cosa ne pensate nei commenti.


