Chum, lo shark movie diretto da Jonathan Zuck arrivato tra cinema selezionati e VOD lo scorso 5 giugno, aveva tutte le carte in regola per essere un guilty pleasure godibile nel filone ormai collaudato dei film sugli squali. Il risultato, purtroppo, resta ben al di sotto delle attese anche per chi si avvicina a questo genere con aspettative già ridimensionate in partenza.
La trama segue un gruppo di amici riuniti a Malta per il matrimonio di una giovane coppia, interpretata da Alice Eve ed Eric Michael Cole, che decide di festeggiare l’evento con una gita in catamarano nel Mediterraneo. Quello che doveva essere un momento di puro relax si trasforma presto in un incubo, quando gli invitati si ritrovano intrappolati tra un vero squalo affamato e un pescatore dal passato oscuro, interpretato da Jim Klock, che nasconde intenzioni tutt’altro che rassicuranti nei loro confronti.
A mio avviso il problema principale del film sta nella scrittura, incapace di reggere né la parte più propriamente splatter legata allo squalo né quella dedicata al thriller psicologico costruito attorno al personaggio del pescatore. Il colpo di scena che dovrebbe legare le due linee narrative arriva prevedibile e già visto in altri film dello stesso filone usciti anche solo l’anno prima, mentre i dialoghi suonano spesso artificiosi, come se i personaggi stessero leggendo un copione piuttosto che vivendo davvero la situazione. Anche sul piano tecnico il film convince poco, con lo squalo digitale che non riesce mai a risultare davvero minaccioso, complice un utilizzo eccessivo di rallenty proprio nei momenti in cui servirebbe invece chiarezza visiva per costruire tensione.
Il tema del riscaldamento globale, annunciato come sottotesto capace di dare un minimo di spessore alla vicenda, resta invece quasi del tutto abbozzato per l’intera durata del film, per poi essere buttato lì nel finale con una battuta esplicativa piuttosto goffa, come se gli sceneggiatori si fossero ricordati solo all’ultimo momento di voler dire qualcosa su questo argomento. Il risultato è un messaggio ambientale che non nasce da un vero percorso narrativo, ma che viene semplicemente appiccicato sopra una storia che fino a quel momento non gli aveva dedicato quasi nessuno spazio, lasciando la sensazione di un’operazione furba più che sincera.
Va riconosciuto al film qualche merito sul piano puramente visivo, con alcune riprese sottomarine e paesaggistiche di Malta piuttosto suggestive, e con il cast che, seppur alle prese con un materiale debole, prova comunque a metterci del proprio senza mai risultare imbarazzante. Non basta però a salvare un’operazione che sembra più interessata a cavalcare la moda recente degli shark movie che a raccontare davvero qualcosa allo spettatore.
Tu l’hai già visto? Facci sapere nei commenti se anche per te il tema ambientale meritava uno spazio più ampio nella sceneggiatura o se preferisci gli shark movie senza troppe pretese di messaggio.
La Recensione
Chum
Chum è uno shark movie mediocre, che spreca una premessa interessante tra squali e thriller psicologico con una scrittura debole e un finale ambientalista buttato lì senza alcun vero approfondimento nel corso del film.
PRO
- Alcune riprese sottomarine e paesaggistiche di Malta, tra i pochi punti tecnici riusciti del film
CONTRO
- Un colpo di scena centrale già visto in film simili usciti da poco
- Uno squalo digitale che non risulta mai davvero minaccioso, penalizzato da scelte di montaggio poco efficaci
- Il tema del riscaldamento globale resta abbozzato per quasi tutto il film, per poi comparire in modo forzato solo nel finale


