La seconda stagione di The Gentlemen mi è piaciuta. Non allo stesso livello della prima, però continua a essere una serie che guardo volentieri e che conserva parecchio di quello che mi aveva conquistato: personaggi forti, dialoghi taglienti, eleganza, violenza improvvisa e soprattutto quella sensazione che qualsiasi conversazione possa degenerare da un momento all’altro.
La differenza più evidente, per me, sta in Eddie.
Nella prima stagione era interessante proprio perché non apparteneva davvero a quel mondo. Si ritrovava dentro un sistema criminale enorme, cercava di capirne le regole e allo stesso tempo provava a non perdere completamente i propri principi. Era intelligente, molto più pericoloso di quanto sembrasse e riusciva spesso a battere i criminali al loro stesso gioco senza essere ancora diventato uno di loro.
Nella seconda stagione questo equilibrio cambia.
Eddie ha scelto di restare.
Non è più il duca trascinato dentro qualcosa che non vuole. Adesso è più ambizioso, più freddo e soprattutto molto più consapevole del potere che può esercitare. Theo James interpreta bene questa evoluzione e rende credibile il passaggio, ma personalmente preferivo l’Eddie della prima stagione, proprio perché quella distanza dal mondo criminale lo rendeva più interessante.
Non considero comunque questa trasformazione un errore.
Dopo ciò che aveva vissuto, sarebbe stato poco credibile riportarlo al punto di partenza. La serie sceglie quindi di mostrare cosa succede quando una persona scopre di essere molto brava in un ambiente nel quale inizialmente non voleva nemmeno entrare.
Ed è una direzione che funziona.
Anche Susie Glass continua a essere uno dei personaggi migliori della serie.
Kaya Scodelario ha ancora quella capacità di sembrare pericolosa senza bisogno di alzare la voce o trasformare ogni scena in una dimostrazione di forza. Il rapporto tra lei ed Eddie rimane uno degli elementi più riusciti perché continua a essere ambiguo: sono soci, rivali, complici e due persone che non si fidano mai completamente l’una dell’altra.
La tensione tra loro funziona proprio perché la serie non cerca di renderla semplice.
Una delle novità principali della stagione è l’espansione in Italia.
Visivamente, questa parte è splendida.
Il Lago Maggiore, le ville, gli alberghi, le auto e soprattutto le barche eleganti italiane si sposano perfettamente con l’estetica di The Gentlemen. La serie ha sempre giocato con il contrasto tra lusso e criminalità e l’Italia sembra costruita apposta per questo tipo di racconto.
Ci sono momenti in cui basta guardare una scena per capire quanto sia alta la cura visiva.
Le location hanno classe, gli interni sono bellissimi e anche le sequenze sulle barche danno alla stagione un’eleganza particolare.
Il problema, per me, è che la parte italiana funziona meglio da vedere che da seguire.
Non sono riuscito a entrare davvero dentro quella storyline e alcuni nuovi personaggi mi hanno lasciato piuttosto freddo. In particolare Cico Maldini, interpretato da Michele Morrone, mi è risultato parecchio odioso.
Capisco che il personaggio debba avere arroganza, sicurezza e un certo fascino ambiguo, ma nel mio caso ha prodotto soprattutto fastidio. Non l’ho trovato abbastanza interessante da rendere davvero forte questa parte della stagione.
Il contrasto con Benedetta Porcaroli è netto.
Per me è probabilmente la migliore aggiunta della seconda stagione.
La sua Bella ha molta personalità e riesce a farsi notare senza bisogno di essere continuamente sopra le righe. Porcaroli ha una presenza molto naturale, non forza mai troppo la recitazione e riesce a rendere il personaggio interessante anche nelle scene più semplici.
Ogni volta che compare, quella parte della storia acquista qualcosa.
Per questo il mio giudizio sulla parentesi italiana è molto diviso: bellissima da vedere, molto meno convincente sul piano narrativo.
La stagione, in generale, ha anche un altro problema.
Vuole raccontare tante cose.
Eddie, Susie, Bobby, Freddy, l’espansione del business, i nuovi criminali, il fronte italiano, i rapporti familiari e una trama più grande rispetto alla prima stagione. In alcuni momenti questo allargamento funziona bene, in altri avrei preferito una struttura più compatta.
La prima stagione aveva un meccanismo molto semplice ma efficacissimo.
Eddie doveva risolvere un problema.
Quel problema ne generava un altro.
Poi un altro ancora.
Ogni tentativo di sistemare la situazione lo trascinava più in profondità nel mondo criminale.
Nella seconda stagione la narrazione è più ampia e più continua, ma perde un po’ di quella imprevedibilità.
Non significa che manchino momenti riusciti.
Ce ne sono parecchi.
L’azione funziona, i dialoghi hanno ancora ritmo e la violenza arriva spesso proprio nel momento in cui la scena sembra più tranquilla.
Anche dal punto di vista visivo siamo ancora su livelli molto alti.
The Gentlemen vuole essere una serie elegante e non cerca di nasconderlo. Abiti, case di campagna, automobili, locali, alberghi e proprietà vengono fotografati con grandissima cura.
A volte, però, sembra quasi voler sottolineare troppo il proprio stile.
Alcune soluzioni grafiche e certe scelte di montaggio mi sono sembrate meno naturali rispetto alla prima stagione. Come se la serie sentisse il bisogno di ricordarti continuamente quanto vuole essere raffinata.
Rimane comunque un’identità molto riconoscibile.
Bastano pochi secondi per capire che stai guardando The Gentlemen.
Un altro personaggio che avrei voluto vedere meglio gestito è Freddy.
Daniel Ings continua a funzionare benissimo.
Freddy è irresponsabile, assurdo, imprevedibile e spesso insopportabile, ma ogni volta che compare succede qualcosa. Ha una comicità che sembra nascere direttamente dal personaggio e non da battute costruite apposta per far ridere.
In questa stagione, però, la sua storia sembra a tratti un po’ sacrificata.
Avrei voluto qualche passaggio in più per capire meglio certe decisioni e per dare maggiore peso a ciò che gli succede.
Anche Bobby Glass continua a essere una presenza forte, sebbene alcune scelte legate al personaggio mi abbiano convinto meno.
Ray Winstone rimane perfetto per questo mondo.
La seconda stagione, nel complesso, è anche più cupa.
Eddie diventa meno facile da amare.
Le conseguenze delle sue decisioni sono più pesanti e la serie sembra interessata a capire fino a dove possa spingersi prima di diventare indistinguibile dalle persone che inizialmente guardava con sospetto.
Questo aspetto mi è piaciuto.
La trasformazione non viene trattata come una semplice evoluzione verso il criminale affascinante.
Eddie sta cambiando realmente.
Sta perdendo qualcosa.
La sua sicurezza cresce, ma allo stesso tempo diventa più difficile giustificarlo.
È proprio questo, secondo me, il miglior elemento della stagione.
La serie acquista qualcosa sul piano del personaggio, anche se perde un po’ della leggerezza che aveva reso la prima stagione così irresistibile.
Non condivido quindi l’idea che The Gentlemen abbia perso completamente ciò che funzionava.
È ancora divertente.
È ancora elegante.
Theo James e Kaya Scodelario funzionano ancora benissimo insieme.
Benedetta Porcaroli è un’ottima aggiunta e visivamente la stagione continua a essere una delle produzioni Netflix più curate del genere.
Avrei semplicemente preferito una trama più asciutta, una parte italiana meglio scritta e qualche episodio capace di recuperare la struttura più immediata della prima stagione.
Mi è piaciuta.
Ma la prima mi aveva divertito di più.
La Recensione
The Gentlemen 2
Una buona seconda stagione, più oscura e ambiziosa, ma meno fresca della prima. Theo James e Kaya Scodelario restano eccellenti, Benedetta Porcaroli è la migliore novità e visivamente la parte italiana è splendida, anche se la sua storia mi ha convinto meno.
PRO
- Theo James continua a funzionare molto bene come Eddie.
- Kaya Scodelario resta una delle presenze migliori della serie.
- Il rapporto tra Eddie e Susie è ancora molto interessante.
- Le location italiane, le ville e le barche sono bellissime da vedere.
CONTRO
- Eddie perde parte del fascino che aveva come outsider.
- La prima stagione era più fresca e compatta.


