Prepárati per quello che potrebbe essere il plot twist più scioccante dell’anno nel mondo delle serie TV: Neil Druckmann, il creatore del videogioco The Last of Us, ha deciso di abbandonare l’adattamento televisivo HBO prima dell’inizio della produzione della terza stagione. La notizia, confermata dal CEO di HBO Max Casey Bloys, ha colto di sorpresa i fan, ma le motivazioni dietro questa scelta sono più pragmatiche di quanto si possa immaginare. Druckmann dovrà concentrarsi sul suo lavoro full-time come studio head di Naughty Dog, dove ha la responsabilità di sviluppare nuovi videogiochi per PlayStation. Una decisione che, secondo Bloys, non nasce da conflitti creativi ma da pure priorità professionali.
Il timing dell’uscita di scena di Druckmann è particolarmente delicato: la terza stagione di The Last of Us è programmata per il 2026-2027 e dovrà affrontare una delle transizioni narrative più complesse dell’intera saga. Con Pedro Pascal (Joel) già scritto fuori dalla storia e il ruolo di Bella Ramsey (Ellie) in una fase di evoluzione drammatica, la serie si prepara a diventare uno show completamente diverso, centrato sul personaggio di Abby interpretato da Kaitlyn Dever. Una sfida creativa monumentale che Casey Bloys sembra affrontare con sicurezza: “Craig [Mazin] è un professionista, e credo che saremo in ottima forma. Non sono preoccupato per niente”. Ma la domanda sorge spontanea: può un adattamento televisivo mantenere la sua anima senza il creatore originale del materiale di partenza?
L’eredità creativa di un game changer
Casey Bloys ha voluto chiarire immediatamente che l’uscita di Druckmann non è il risultato di tensioni creative o divergenze artistiche. Durante le interviste celebrate per le 142 nomination agli Emmy di HBO e Max, il CEO ha spiegato: “Ovviamente è stato fantastico avere Neil coinvolto dall’inizio. L’intera ragione per cui ho voluto fare The Last of Us è che, dopo Chernobyl, ho chiesto a Craig: ‘Cosa vuoi fare dopo?’ E The Last of Us era quello che voleva fare. Questo era ciò che mi importava di più: l’eccitazione creativa di Craig per lo show”.
La dichiarazione di Bloys rivela una dinamica produttiva interessante: fin dall’inizio, il vero driving force creativo della serie televisiva è stato Craig Mazin, non Druckmann. Il creatore del videogioco ha fornito il materiale di base e la supervisione creativa, ma l’adattamento per il piccolo schermo è sempre stato il progetto personale di Mazin, reduce dal successo critico e commerciale di Chernobyl. Una distinzione importante che potrebbe spiegare perché l’uscita di Druckmann non preoccupa eccessivamente la produzione HBO.
La sfida della transizione narrativa
La terza stagione di The Last of Us dovrà affrontare quello che potrebbe essere definito il “Problem Abby”: come trasformare un personaggio inizialmente antagonista in una protagonista convincente. Nel finale della seconda stagione, Abby (Kaitlyn Dever) ha sparato a Tommy (Gabriel Luna), ucciso Jesse (Young Mazino) e puntato l’arma contro Ellie. Il cliffhanger suggerisce un rewind di tre giorni dal punto di vista di Abby, una scelta narrativa rischiosa che potrebbe complicare la loyalty dei fan, soprattutto se gli sceneggiatori seguiranno il piano di renderla protagonista entro la fine dell’arco narrativo.
Dal punto di vista del marketing e del branding, Bloys non sembra preoccupato per la perdita dei protagonisti storici: “Non dal punto di vista del marketing. Il titolo è ovviamente aiutato dal videogioco, e ora le prime due stagioni sono abbastanza consolidate. Apprezzo gli show che prendono le cose e fanno uno show da un punto di vista diverso”. Una filosofia produttiva che privilegia la sperimentazione narrativa rispetto alla comfort zone dei personaggi iconici.
Il dilemma della fedeltà al materiale originale
Con Druckmann fuori dai giochi, la serie dovrà navigare tra due esigenze contrapposte: mantenere la fedeltà al materiale videoludico originale e sviluppare una propria identità televisiva autonoma. Mazin ha ancora da decidere se concludere l’adattamento con una stagione lunga o distribuirlo su due stagioni aggiuntive, ma senza l’input diretto del creatore originale, ogni scelta narrativa diventerà una responsabilità esclusiva del team televisivo.
La situazione ricorda casi precedenti di adattamenti che hanno dovuto emanciparsi dal loro materiale di origine, come Game of Thrones negli ultimi stagioni quando David Benioff e D.B. Weiss hanno dovuto proseguire senza i libri completi di George R.R. Martin. La differenza è che The Last of Us ha già un blueprint narrativo completo dai videogiochi, ma senza Druckmann a garantire la continuità creativa, l’interpretazione di quel materiale diventa più libera e potenzialmente più rischiosa.
Il futuro di un franchise senza il suo creatore
The Last of Us è attualmente in streaming su NOW e ha rappresentato uno dei maggiori successi televisivi per HBO negli ultimi anni. Con la terza stagione programmata per il 2027, la serie avrà tutto il tempo per sviluppare la nuova direzione creativa sotto la guida esclusiva di Craig Mazin. La vera prova del nove sarà vedere se l’adattamento televisivo riuscirà a mantenere l’emotional core che ha reso The Last of Us uno dei videogiochi più amati e rispettati della storia.
Il precedente di Mazin con Chernobyl dimostra la sua capacità di gestire narrazioni complesse e emotivamente devastanti, ma The Last of Us rappresenta una sfida diversa: non si tratta più di adattare una storia storica, ma di proseguire un universo narrativo beloved con personaggi iconici e aspettative altissime da parte di fan in tutto il mondo.
Cosa ne pensi dell’uscita di scena di Neil Druckmann? Credi che Craig Mazin riuscirà a mantenere alta la qualità della serie senza il creatore originale? E sei pronto a seguire The Last of Us anche senza Joel e con Abby come protagonista? Raccontaci la tua nei commenti!


