Sei matrimoni, più mogli morte in circostanze sospette, assicurazioni sulla vita, un presunto sicario e un uomo che per anni ha continuato a proclamarsi innocente. È questa la storia al centro di The Widower: finché morte non ci separi, il nuovo true crime arrivato su Netflix e dedicato a Thomas Randolph, soprannominato negli Stati Uniti “Black Widower”, il Vedovo Nero.
Il motivo è facile da capire. Randolph si è sposato sei volte e alcune delle donne con cui ha condiviso la vita sono morte in circostanze che, col passare degli anni, hanno attirato sempre più l’attenzione degli investigatori.
Il documentario ricostruisce soprattutto il caso di Sharon Causse, l’ultima moglie di Randolph, uccisa nel 2008 nella loro abitazione di Las Vegas.
Secondo la versione raccontata inizialmente da Thomas, quella sera un uomo sarebbe entrato in casa e avrebbe sparato a Sharon. Randolph avrebbe poi affrontato l’aggressore, Michael Miller, uccidendolo a sua volta.
Una storia che, sulla carta, poteva sembrare quella di un marito sopravvissuto a una rapina finita nel sangue.
Gli investigatori, però, cominciarono presto a vedere qualcosa che non tornava.
La loro ricostruzione portò a un’ipotesi completamente diversa: Miller non sarebbe stato un semplice intruso. Secondo l’accusa, avrebbe avuto un rapporto con Randolph e sarebbe stato coinvolto in un piano per uccidere Sharon. Dopo l’omicidio della moglie, Thomas avrebbe poi eliminato anche lui.
Il possibile movente? Il denaro.
Sharon aveva una polizza assicurativa sulla vita e questo particolare diventò uno degli elementi centrali dell’indagine.
Più gli investigatori scavavano, più il passato matrimoniale di Randolph cominciava a sembrare inquietante.
Una delle storie più importanti riguarda Becky Gault, la sua seconda moglie. Becky morì per un colpo d’arma da fuoco e la sua morte venne inizialmente considerata un suicidio.
Randolph finì comunque sotto processo per omicidio.
Era il 1989.
Fu assolto.
A distanza di molti anni, però, quella vicenda tornò a essere osservata con occhi diversi, soprattutto dopo la morte di Sharon. Per gli investigatori diventava difficile ignorare il fatto che Thomas Randolph si fosse trovato più volte accanto a mogli morte in circostanze violente o comunque insolite.
Non significa che ogni morte collegata ai suoi sei matrimoni sia stata attribuita a lui. Ed è proprio questo uno degli elementi che rendono il caso così difficile da raccontare in modo semplice.
Il documentario ricostruisce una storia fatta di episodi differenti, sospetti, processi e versioni che cambiano.
Randolph, intanto, continua a parlare.
Ed è forse questo uno degli aspetti più disturbanti di The Widower.
Thomas non appare come qualcuno che cerca disperatamente di evitare le telecamere. Al contrario, nel corso degli anni ha parlato molto con giornalisti e investigatori, spesso con un atteggiamento sorprendentemente rilassato.
Il giornalista Dan Slepian lo ha seguito a lungo, ottenendo conversazioni e materiale che permettono allo spettatore di ascoltare direttamente Randolph mentre racconta la propria versione.
Il risultato è particolare perché non stiamo guardando soltanto una ricostruzione affidata a terze persone.
Vediamo l’uomo al centro della storia parlare, spiegarsi, scherzare e provare a controllare il modo in cui viene percepito.
E questo rende alcune scene molto più inquietanti di qualsiasi ricostruzione drammatizzata.
Il primo grande processo per l’omicidio di Sharon arrivò nel 2017.
Randolph venne dichiarato colpevole e condannato a morte.
Sembrava la conclusione definitiva del caso.
Non lo fu.
Nel 2020 quella condanna venne annullata. La Corte Suprema del Nevada stabilì che durante il processo erano state utilizzate informazioni relative alla precedente morte di Becky Gault in un modo che avrebbe potuto influenzare ingiustamente la giuria.
Tradotto: bisognava ricominciare.
Randolph si ritrovò quindi davanti a un nuovo processo diversi anni dopo la morte di Sharon.
Nel 2023 arrivò una seconda condanna.
Questa volta la giuria lo dichiarò nuovamente colpevole per l’omicidio della moglie e per la morte di Michael Miller. La pena inflitta fu molto pesante e Randolph, ormai oltre i settant’anni, si trova ancora in carcere.
La parte più assurda è proprio la quantità di tempo trascorsa tra i diversi capitoli della storia.
La morte di Becky risale agli anni ’80.
Sharon viene uccisa nel 2008.
La prima condanna arriva nel 2017.
Poi viene annullata.
Segue un nuovo processo.
Infine un’altra condanna.
Per questo The Widower: finché morte non ci separi non sembra raccontare un singolo delitto. Sembra seguire una storia che continua ad aprire nuove domande ogni volta che si prova a chiuderla.
Ci sono poi i sei matrimoni.
Ed è inevitabile che questo dettaglio abbia contribuito al soprannome di “Vedovo Nero”.
Randolph ha avuto diverse mogli e alcune sono morte prima di lui. Nel corso delle indagini, gli investigatori hanno cercato di capire se esistesse uno schema ricorrente oppure se alcune coincidenze fossero state interpretate alla luce dei casi successivi.
Netflix costruisce proprio su questa domanda gran parte della tensione.
Quante cose possono essere considerate coincidenze prima che qualcuno inizi a guardare indietro e a chiedersi se ci sia un disegno?
Il documentario non funziona solo perché contiene omicidi e processi.
Funziona perché Thomas Randolph è un personaggio difficile da decifrare.
A tratti sembra voler convincere chiunque di essere semplicemente un uomo perseguitato dalle circostanze. In altri momenti il suo modo di parlare appare quasi troppo tranquillo rispetto alla gravità degli eventi raccontati.
Chi guarda finisce inevitabilmente per analizzare ogni frase.
Sta dicendo la verità?
Sta provocando?
Sta cercando di manipolare la conversazione?
Oppure il suo carattere è semplicemente così?
Sono domande che rendono il true crime particolarmente efficace perché non serve aggiungere suspense artificiale. La storia reale ne contiene già abbastanza.
E poi c’è quel dettaglio impossibile da ignorare: sei matrimoni.
Se The Widower fosse una serie di finzione, probabilmente qualcuno direbbe che gli sceneggiatori hanno esagerato. Il fatto che gran parte di ciò che vediamo provenga da processi, indagini e testimonianze reali rende invece la storia molto più difficile da dimenticare.
Thomas Randolph continua a sostenere la propria innocenza, mentre la giustizia americana è arrivata a una conclusione diversa.
Per chi ama documentari come Making a Murderer, The Staircase o le storie criminali nelle quali un caso apparentemente chiaro diventa sempre più complicato, The Widower: finché morte non ci separi è probabilmente uno dei titoli Netflix da recuperare in questo periodo.
Ma c’è una domanda che resta inevitabile anche dopo aver conosciuto la storia.
Se avessi scoperto che il tuo nuovo compagno si era sposato sei volte e che diverse sue mogli erano morte, avresti continuato quella relazione? Scrivilo nei commenti: vogliamo sapere cosa avresti fatto al posto loro.


