Thrash – Furia dall’Oceano aveva un’idea molto semplice e, detta così, anche abbastanza efficace: un uragano travolge una cittadina costiera e insieme all’acqua arrivano anche gli squali. Bastava questo per pensare a un film teso, rumoroso, magari un po’ esagerato, ma capace di intrattenere. Non serviva altro. Non servivano grandi finezze psicologiche. Bastava prendere questa premessa, spingere bene sulla paura e sul caos, e portare a casa un thriller di quelli da vedere con aspettative giuste e senza troppe pretese. Il problema è che Thrash – Furia dall’Oceano non riesce quasi mai a trasformare la sua idea in un film davvero coinvolgente.
La storia segue soprattutto Lisa, interpretata da Phoebe Dynevor, una donna incinta ormai vicina al parto che resta intrappolata quando la tempesta fa cedere gli argini e l’acqua invade la città. Intorno a lei si muovono altri personaggi, tra cui Dale, interpretato da Djimon Hounsou, che prova a raggiungere la zona più colpita per salvare la nipote. Il film allarga subito il racconto, apre più linee narrative e prova a costruire una specie di mosaico di sopravvivenza. Ed è proprio lì che, secondo me, cominciano i problemi.
Un film del genere funziona meglio quando ti tiene addosso a qualcuno, quando ti costringe a restare dentro una situazione precisa e a viverla quasi in tempo reale. Thrash – Furia dall’Oceano, invece, si disperde troppo. Salta da un gruppo all’altro, da un pericolo all’altro, e così finisce per indebolire proprio la tensione che dovrebbe sostenere il racconto. Ogni volta che una scena potrebbe crescere davvero, il film cambia direzione, si interrompe, si mette a seguire qualcun altro. Alla lunga il ritmo ne risente e anche gli attacchi degli squali perdono forza.
E questa è la delusione più grossa. Non il fatto che il film sia poco realistico. Da un film con squali trascinati da un uragano nessuno si aspetta realismo assoluto. Il problema è che Thrash – Furia dall’Oceano è meno teso e meno divertente di quanto dovrebbe essere. Gli squali ci sono, il sangue pure, ma spesso gli attacchi risultano confusi, poco chiari, quasi privi di vera costruzione. Si vede gente agitarsi nell’acqua rossa, si intuisce il pericolo, ma raramente c’è una scena che resti davvero impressa. E per un film di questo tipo è un limite pesante.
Mi aspettavo almeno qualche momento capace di giocare bene con l’assurdità della situazione. Una scena forte, una trovata visiva, un attacco costruito con più cattiveria o con più fantasia. Invece il film sembra quasi trattenersi. Ed è strano, perché una premessa così non chiede misura. Chiede energia, inventiva e un po’ di coraggio nel portare fino in fondo la propria follia. Qui, invece, ho avuto spesso la sensazione di un film che si accontenta della propria idea iniziale senza svilupparla davvero.
Gli attori fanno il possibile. Phoebe Dynevor prova a dare credibilità a un personaggio che passa quasi subito dalla condizione di persona a quella di bersaglio in fuga. Regge bene la scena e riesce almeno a mantenere un minimo di presenza emotiva. Djimon Hounsou, come spesso accade, porta serietà e solidità anche quando il materiale non lo aiuta molto. Ma la loro presenza non basta a dare spessore a una sceneggiatura che preferisce muovere i personaggi come pedine invece di costruire situazioni davvero forti attorno a loro.
Anche sul piano visivo il film lascia un po’ di amaro in bocca. Non perché sia brutto da vedere in senso stretto, ma perché sfrutta poco un’ambientazione che poteva offrire molto di più. Una città invasa dall’acqua, case sommerse, strade trasformate in canali, squali che si muovono dove non dovrebbero stare: c’erano gli elementi per creare immagini più forti e più disturbanti. Invece il film si limita spesso a fare il suo compitino senza trovare davvero una personalità.
Alla fine, il punto è abbastanza semplice. Thrash – Furia dall’Oceano non è un film offensivo o disastroso nel senso più clamoroso del termine. È più frustrante di così. Perché parte da un’idea che poteva funzionare e la tratta in modo pigro. Non riesce a essere un thriller teso, non riesce a essere un film catastrofico memorabile e non riesce nemmeno a essere quel tipo di visione esagerata e liberatoria che almeno ti fa dire “ok, era assurdo, ma mi sono divertito”. Resta nel mezzo, ed è proprio quel mezzo a penalizzarlo di più. Tu da un film così cosa ti aspetti di più: paura vera o puro divertimento da serata leggera?
La Recensione
Thrash – Furia dall’Oceano
Per me Thrash – Furia dall’Oceano spreca una premessa molto semplice ma potenzialmente efficace. Gli squali e l’uragano bastavano per costruire un buon thriller di puro intrattenimento. Invece il film si disperde, non trova abbastanza tensione e lascia molto meno di quanto prometta.
PRO
- L’idea di partenza è immediata e facile da seguire
- Phoebe Dynevor e Djimon Hounsou danno un minimo di solidità al racconto
CONTRO
- La tensione è debole
- Gli attacchi degli squali sono spesso poco memorabili
- Il film apre troppi fili e perde compattezza
- Non sfrutta abbastanza la sua ambientazione


