Netflix ha acquistato An Open Field e One Last Order, due cortometraggi documentari che arrivano sulla piattaforma dopo essersi fatti notare nei festival e che potrebbero entrare seriamente nella corsa agli Oscar. Le storie, però, non potrebbero essere più diverse: la prima nasce dalla tragedia del Boeing 737 MAX precipitato in Etiopia nel 2019, la seconda racconta l’ultimo giorno di lavoro di una donna che per 37 anni ha servito hamburger in Florida ricordandosi ordini, nomi e persone.
Due film brevi, due modi completamente diversi di parlare di esseri umani.
An Open Field nasce da una tragedia personale
An Open Field è diretto da Teboho Edkins e dura 38 minuti. Il regista parte da una storia che lo riguarda direttamente: suo fratello minore, Max Thabiso Edkins, era tra le 157 persone morte il 10 marzo 2019 nello schianto del volo Ethiopian Airlines 302, precipitato pochi minuti dopo il decollo da Addis Abeba.
Il documentario segue Teboho e suo padre Don mentre tornano sul luogo dell’incidente, un campo agricolo nel distretto etiope di Gimbichu.
Non cercano di ricostruire semplicemente le cause tecniche del disastro. Il film guarda soprattutto a ciò che è rimasto dopo.
Gli abitanti dei villaggi vicini furono tra i primi ad arrivare sul posto dopo lo schianto. Alcuni rimasero nell’area per settimane, proteggendola e aiutando a preservare quello che restava. Anni dopo, continuano a condividere il lutto con le famiglie delle vittime che tornano a visitare quel campo.
Il contrasto è forte: da una parte una tragedia che ha generato indagini, accuse e polemiche internazionali; dall’altra persone comuni che, senza conoscere chi si trovava su quell’aereo, hanno scelto di restare.
Edkins trasforma quindi un dolore privato in una riflessione sulla memoria e sulla capacità di una comunità di prendersi cura persino degli sconosciuti.
An Open Field ha già vinto il premio come miglior cortometraggio documentario all’IDFA 2025, uno dei festival più importanti al mondo per il cinema documentario.
One Last Order racconta una donna che conosceva tutti dal finestrino di un drive-through
Poi c’è One Last Order, diretto da Lauren DeFilippo e Sam Soko.
La storia sembra minuscola rispetto alla precedente. Probabilmente è proprio questo a renderla così efficace.
Sighle Williams lavora da 37 anni al Mac’s Drive-Thru di Gainesville, in Florida. Il documentario segue il suo ultimo turno prima di lasciare il lavoro. In tutti quegli anni Sighle non si è limitata a prendere ordinazioni: ricordava quello che mangiavano i clienti, li riconosceva, scambiava qualche parola con loro e trasformava una sosta di pochi minuti in qualcosa di personale.
Nel giorno del suo addio, il proprietario del locale decide che l’intero incasso della giornata sarà destinato a lei.
La risposta della città è enorme.
Le automobili formano una fila attorno all’isolato e alcune persone aspettano ore pur di passare ancora una volta davanti a quel finestrino. Non vanno soltanto a comprare un hamburger. Vanno a salutare Sighle.
Ognuno sembra avere un ricordo da raccontare.
Ed è difficile trovare una dimostrazione più semplice di quanto possano pesare i piccoli gesti ripetuti per anni.
Il pubblico dei festival si è già innamorato di One Last Order
Il corto ha raccolto premi praticamente ovunque sia passato.
All’Aspen Shortsfest 2026 ha ottenuto sia il premio della giuria come miglior documentario sia quello del pubblico. Al Miami Film Festival è stato scelto dal pubblico come miglior cortometraggio, mentre anche il Nantucket Film Festival gli ha assegnato un Audience Award.
Numeri e riconoscimenti raccontano qualcosa: una storia apparentemente ordinaria sta riuscendo a colpire spettatori molto diversi.
Forse perché è difficile non pensare a qualcuno come Sighle.
La barista che si ricorda come prendiamo il caffè. Il negoziante che ci saluta per nome. La persona che vediamo quasi ogni mattina senza renderci conto che, dopo anni, è diventata una presenza familiare.
One Last Order parla proprio di persone così.
Netflix sembra avere individuato altri due possibili candidati agli Oscar
L’acquisizione non arriva in un momento casuale.
Netflix ha costruito negli ultimi anni una presenza molto forte nella categoria del miglior cortometraggio documentario agli Academy Awards, e questi due titoli entreranno ora in una fase importante della stagione dei premi. Le regole ufficiali della 99ª edizione degli Oscar prevedono per i documentari brevi un periodo di qualificazione che si chiude il 30 settembre 2026.
Parlare già di nomination sarebbe prematuro. I riconoscimenti ottenuti nei festival, però, rendono An Open Field e One Last Order due titoli da seguire.
Netflix ha scelto soprattutto due storie che lavorano sullo stesso sentimento attraverso direzioni opposte.
Una racconta persone che si stringono attorno a una famiglia dopo una tragedia enorme.
L’altra mostra una comunità che si mette in fila per ringraziare una donna che, per quasi quattro decenni, è stata semplicemente gentile con chi passava davanti al suo finestrino.
A volte bastano meno di quaranta minuti per raccontare qualcosa che un film di due ore fatica a spiegare.
Quale dei due documentari vi incuriosisce di più: la storia dolorosa di An Open Field o quella più luminosa di One Last Order? Scriveteci la vostra nei commenti.


