Vent’anni senza Oriana Fallaci: aveva visto prima degli altri i problemi che oggi l’Europa affronta ogni giorno con l’immigrazione clandestina
Oriana Fallaci moriva a Firenze il 15 settembre 2006. Vent’anni dopo, molte delle battaglie che le valsero accuse, polemiche e attacchi sono diventate temi quotidiani della politica europea:…
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Vedi tutte →Oriana Fallaci moriva a Firenze il 15 settembre 2006. Vent’anni dopo, molte delle battaglie che le valsero accuse, polemiche e attacchi sono diventate temi quotidiani della politica europea: terrorismo jihadista, immigrazione clandestina, difficoltà nei rimpatri, integrazione fallita, criminalità legata a sacche di marginalità e una crescente difficoltà nel far rispettare regole comuni. Per questo, rileggendo oggi i suoi ultimi libri e articoli, la sensazione è netta: Fallaci aveva previsto molto di ciò che sarebbe accaduto.
Dopo l’11 settembre 2001, Fallaci tornò a scrivere con La rabbia e l’orgoglio. Non si limitava a condannare Al Qaeda. Sosteneva che il problema non fosse circoscritto a un singolo gruppo terroristico, ma riguardasse una forma di fanatismo religioso capace di trovare spazio anche in Europa, sfruttando società aperte, libertà individuali e istituzioni spesso impreparate. Il Corriere della Sera, ripubblicando anni dopo alcuni suoi interventi, ha ricordato come in quelle pagine emergessero problemi che avrebbero segnato i decenni successivi.
Poi arrivarono Madrid nel 2004, Londra nel 2005, gli attentati di Parigi, Bruxelles, Berlino, Manchester e la stagione dell’ISIS.
Fallaci aveva insistito su un concetto preciso: eliminare un leader terroristico non avrebbe eliminato l’ideologia. Vent’anni dopo Europol continua a monitorare il terrorismo jihadista come una delle principali minacce presenti nell’Unione Europea, insieme ad altre forme di estremismo. Il rapporto TE-SAT analizza ogni anno attentati, arresti, radicalizzazione e propaganda, segno che quel problema non è scomparso con Bin Laden né con la sconfitta territoriale dell’ISIS.
La sua critica, però, riguardava anche l’immigrazione clandestina.
Fallaci rifiutava l’idea che qualsiasi ingresso in Europa dovesse essere considerato automaticamente immigrazione da accogliere. Scrisse apertamente di una “invasione condotta all’insegna della clandestinità”, attaccando una politica che, secondo lei, permetteva l’ingresso irregolare senza essere poi in grado di identificare, rimpatriare e controllare chi non aveva diritto a restare.
Oggi è difficile sostenere che quel problema non esista.
Nel 2025 nell’Unione Europea sono state individuate 719.395 persone presenti illegalmente, mentre quasi 492 mila cittadini di Paesi terzi hanno ricevuto un ordine di lasciare uno Stato membro. I rimpatri effettivi verso Paesi terzi sono stati 135.460. Significa che una larga parte delle persone raggiunte da un provvedimento di espulsione non è stata rimpatriata nello stesso periodo. È uno dei motivi per cui Bruxelles continua a cercare nuove regole comuni sui rimpatri e sul controllo delle frontiere.
Fallaci aveva previsto anche un altro problema: l’integrazione non può funzionare se viene data per scontata.
Secondo la scrittrice non bastava entrare in Europa per diventare automaticamente parte della società che accoglie. Servivano rispetto delle leggi, accettazione della parità tra uomo e donna, libertà religiosa, libertà di espressione e riconoscimento della superiorità della legge civile sulle regole religiose. Temendo la nascita di comunità chiuse, Fallaci sosteneva che l’Europa stesse sottovalutando il rischio di creare zone nelle quali l’integrazione avrebbe lasciato spazio all’isolamento culturale e sociale.
Anche la criminalità rientra oggi nella discussione che lei aveva aperto.
Sarebbe scorretto sostenere che immigrazione e criminalità siano automaticamente la stessa cosa: milioni di stranieri vivono e lavorano legalmente senza commettere reati. Ma sarebbe altrettanto poco serio fingere che non esistano problemi di delinquenza collegati a marginalità, clandestinità, traffico di droga, sfruttamento, bande e reti criminali transnazionali. Il Ministero della Giustizia continua a pubblicare statistiche specifiche sulla presenza di detenuti stranieri nelle carceri italiane, proprio perché il fenomeno ha una dimensione rilevante e deve essere misurato.
Il nodo che Fallaci indicava era proprio questo: uno Stato che perde il controllo degli ingressi finisce inevitabilmente per avere più difficoltà a controllare anche ciò che accade dopo. Se una persona entra illegalmente, non viene identificata correttamente, riceve un ordine di lasciare il Paese e poi rimane comunque sul territorio, il sistema mostra una falla. Se quella falla riguarda migliaia di persone, smette di essere un’eccezione amministrativa e diventa un problema politico.
Lo stesso discorso vale per il fanatismo religioso.
Fallaci era stata durissima con l’islamismo molto prima dell’11 settembre. Nel 1979, durante l’intervista all’ayatollah Khomeini, si tolse il chador davanti a lui dopo aver contestato apertamente la condizione imposta alle donne iraniane. Quella scena è diventata uno dei simboli della sua carriera perché riassumeva perfettamente la sua posizione: nessuna religione doveva avere il diritto di limitare libertà che lei considerava fondamentali.
Vent’anni dopo la sua morte, molti dei temi per cui veniva accusata di esagerare sono ancora davanti a noi.
Terrorismo jihadista. Radicalizzazione. Immigrazione clandestina. Rimpatri inefficaci. Comunità difficili da integrare. Criminalità nelle aree più marginali. Scontro tra regole religiose e principi delle democrazie occidentali.
Fallaci li aveva messi insieme prima che diventassero argomenti quotidiani di governi, Bruxelles, forze di polizia e campagne elettorali.
Il suo linguaggio era durissimo, ma la domanda che poneva resta attuale: quanto può resistere una società se pretende di essere tollerante senza pretendere, allo stesso tempo, il rispetto delle proprie regole?
A vent’anni dalla morte, la risposta che arriva dall’Europa è molto meno rassicurante di quanto molti avrebbero voluto credere nel 2001.
Secondo te Oriana Fallaci aveva previsto ciò che sarebbe successo in Europa oppure le sue parole vengono rivalutate soltanto oggi? Scrivicelo nei commenti.