Vinicio Capossela torna su una sua canzone del 1996 e la riscrive pensando al presente. Esce oggi Tutti Bodyguard, nuova versione di Body Guard, brano contenuto nell’album Il Ballo di San Vito, realizzata insieme a Pierpaolo Capovilla, Fan Fath Al e al produttore genovese FiloQ.
Non si tratta però della classica operazione nostalgia. Trent’anni dopo, la figura della guardia del corpo cambia completamente significato: non protegge più soltanto qualcuno dai pericoli della strada, ma diventa la metafora di una società che cerca continuamente di difendersi dagli altri, dalle responsabilità e persino da ciò che preferisce non vedere.
Capossela prende quindi un pezzo del proprio passato e gli fa dire qualcosa di nuovo.
Da Body Guard a Tutti Bodyguard
La prima versione apparteneva a un periodo molto preciso della carriera di Capossela. Durante il tour de Il Ballo di San Vito, sul palco compariva spesso Renato Striglia con occhiali scuri, giacca, cravatta e braccia conserte accanto al Fender Rhodes zebrato del cantautore.
Era la bodyguard del testo diventata persona.
A distanza di tre decenni quella stessa immagine viene recuperata, ma cambia bersaglio. Capossela spiega che oggi la guardia serve a “corazzarsi la coscienza”, a tenere il mondo lontano dal proprio divano e a difendere privilegi e tranquillità personale.
L’idea è piuttosto semplice e proprio per questo funziona: viviamo circondati da strumenti, muri, parole e paure che dovrebbero proteggerci, ma a volte finiscono per impedire qualsiasi contatto con ciò che accade fuori.
Il bodyguard, insomma, diventa interiore.
Una canzone sulla paura degli altri
Pierpaolo Capovilla definisce Tutti Bodyguard una sorta di allegoria dei tempi attuali, costruiti sempre più spesso sul timore dell’altro.
La paura può naturalmente avere ragioni concrete. Il problema nasce nel momento in cui diventa una giustificazione universale per chiudersi, respingere e non vedere.
Capossela utilizza proprio la parola “sicurezza” in questo senso. Un concetto necessario può trasformarsi in un alibi capace di mettere a tacere qualsiasi reazione davanti alle sofferenze altrui.
Non serve quindi immaginare una guardia enorme con auricolare e completo nero davanti alla porta. Secondo la canzone, ormai possiamo diventare tutti bodyguard di noi stessi: difendiamo il nostro piccolo spazio, le nostre abitudini, ciò che possediamo e soprattutto la comodità di non sentirci coinvolti.
Il titolo al plurale acquista così un significato preciso. Non c’è più una guardia del corpo: siamo diventati “tutti bodyguard”.
Pierpaolo Capovilla aggiunge una voce molto politica
La presenza di Pierpaolo Capovilla non è decorativa.
L’ex voce de Il Teatro degli Orrori entra nella canzone con quello stile diretto e civile che ha caratterizzato gran parte della sua produzione. Capossela cita anche uno dei suoi versi più forti: «qualcuno spieghi agli sbirri che sui cuori innamorati i manganelli sono inutili».
È una frase che chiarisce subito il tono dell’operazione.
La nuova versione vuole essere divertente, persino giocosa in alcuni momenti, ma sotto la superficie c’è una lettura abbastanza esplicita del presente. Capovilla parla infatti di “mistificazione”, paura e isolamento, descrivendo quella diffidenza verso gli altri che finisce per sistemarsi dentro le persone fino a sembrare normale.
Curiosamente, i due artisti non avevano mai collaborato prima in studio.
Capovilla racconta che la proposta è arrivata quasi all’improvviso. Nessun grande piano preparato a tavolino: soprattutto il desiderio di incontrarsi artisticamente e vedere cosa sarebbe successo.
A giudicare dalle loro parole, qualcosa è successo eccome.
Tutto è nato durante l’omaggio a Don Andrea Gallo
Tutti Bodyguard nasce anche da un’occasione molto precisa.
La nuova versione è stata preparata in occasione dell’omaggio a Don Andrea Gallo, organizzato a Genova nel decennale della sua scomparsa. Una cornice che si lega perfettamente al nuovo significato del brano.
Don Gallo ha trascorso buona parte della propria vita accanto alle persone lasciate ai margini, opponendosi proprio alla tentazione di costruire una società divisa tra chi può stare dentro e chi deve rimanere fuori.
La canzone mantiene inoltre un rapporto molto stretto con Genova. FiloQ è genovese, il progetto è legato anche all’etichetta Pioggia Rossa Dischi e l’incontro artistico è maturato proprio in quella città.
La produzione cambia parecchio anche il suono rispetto al brano originale.
Capossela descrive la nuova veste musicale come l’incontro tra due mondi che hanno segnato fortemente gli anni Novanta: il dub e le sonorità balcaniche. Fan Fath Al porta la componente esplosiva della fanfara, mentre FiloQ costruisce una versione che conserva qualcosa dell’originale senza limitarsi a copiarlo.
Capossela e Capovilla non si fermano a una sola canzone
Tutti Bodyguard rappresenta anche l’inizio di una collaborazione più ampia.
Capossela e Capovilla lavoreranno insieme alla Ballad Opera E Morte non avrà dominio, che debutterà il 3 e 4 ottobre al Teatro Olimpico nell’ambito del Romaeuropa Festival, per poi proseguire nei teatri italiani.
La sintonia tra i due sembra quindi destinata a continuare.
Capovilla parla addirittura di una nuova “fratellanza”, sottolineando quanto due autori apparentemente lontani possano scoprire improvvisamente di avere uno sguardo molto simile.
Musicalmente le differenze sono evidenti. Capossela arriva da un universo fatto di folk, letteratura, teatro e canzone d’autore; Capovilla ha costruito buona parte della propria identità attraverso rock, spoken word e scrittura politica.
Mettendoli insieme, però, la distanza si riduce parecchio.
Una vecchia canzone che nel 2026 sembra aver trovato un nuovo motivo per esistere
Riprendere un brano dopo trent’anni è sempre rischioso. Si può finire facilmente nella celebrazione del passato oppure nella nuova versione che nessuno aveva particolarmente chiesto.
Tutti Bodyguard prova una strada diversa: usa il passato come materiale per parlare del presente.
La guardia del corpo del 1996 diventa così una figura molto più ampia. Protegge dall’esterno, ma soprattutto protegge dalla necessità di confrontarsi con quello che accade intorno.
E forse la battuta più amara della canzone sta proprio nella sua idea di fondo: a forza di cercare qualcuno che ci protegga da ogni pericolo, rischiamo di finire per proteggerci anche dall’empatia.
Il brano sarà presentato dal vivo durante la quattordicesima edizione dello Sponz Fest, in Alta Irpinia, nelle serate del 28 e 29 agosto.
Hai già ascoltato Tutti Bodyguard? Ti convince questa nuova lettura del vecchio brano di Vinicio Capossela? Scrivilo nei commenti e dicci cosa ne pensi.


