“Bugie” di Shiva racconta una storia piuttosto semplice da seguire sulla carta: un amore finito, il rimpianto, la distanza e la sensazione che ciò che prima sembrava vero venga improvvisamente riscritto come una menzogna. Il problema arriva all’ascolto. La voce è talmente processata che in diversi passaggi bisogna concentrarsi parecchio per capire le parole, e questo penalizza proprio la parte che dovrebbe reggere il brano: il testo.
La canzone punta su un’atmosfera malinconica, estiva e notturna. Shiva parla di una persona persa, delle difficoltà nel comunicare e del modo in cui una relazione può trasformarsi dopo la rottura.
L’idea non è male.
La resa, invece, lascia parecchi dubbi.
Il significato di Bugie: l’estate diventa il ricordo di una perdita
Il ritornello parte da un’immagine molto chiara: l’estate ricorda a Shiva di aver perso quella persona.
Non è quindi la stagione leggera e felice che troviamo in centinaia di tormentoni. Diventa il momento dell’anno associato a una separazione.
Lui sembra aver esaurito le possibilità di difendersi e ammette che proprio quella persona possiede ancora la capacità di ferirlo.
Il titolo nasce invece dal modo in cui lei guarda indietro alla relazione.
Quelle notti che per lui avevano avuto un significato vengono ora chiamate “bugie”.
È una dinamica molto comune dopo una rottura: due persone hanno vissuto gli stessi momenti, ma una volta finita la storia cominciano a ricordarli in maniera completamente diversa.
Per uno erano amore.
Per l’altra potrebbero essere diventati qualcosa di falso.
Shiva racconta distanza, tour e incapacità di parlarsi
Nella prima strofa entra anche la vita da musicista.
Shiva dice di odiare il tour proprio perché lo tiene lontano dalla persona a cui sta pensando.
Poi la scrittura torna nei codici che usa spesso: soldi, sostanze, donne, problemi con la legge e tradimenti.
Il contrasto serve a costruire un personaggio che può avere praticamente qualsiasi cosa dal punto di vista materiale ma continua a essere incapace di risolvere la relazione che gli interessa.
Uno dei concetti più riusciti è quello di due persone che non hanno il coraggio di aprirsi.
Il problema quindi non sarebbe soltanto ciò che è successo.
È anche l’incapacità di parlarne.
Lui vorrebbe tornare indietro, riavvolgere l’ultima notte e renderla permanente. Ma nello stesso momento sembra sapere che quel rapporto è già arrivato alla fine.
Nella seconda parte arriva anche un’ammissione di responsabilità
Il testo diventa più interessante nella seconda strofa perché Shiva smette, almeno in parte, di attribuire il dolore soltanto all’altra persona.
Ammette che ogni volta che ha amato ha perso e si chiede se sia stato veramente onesto.
C’è anche un’idea di karma.
Le relazioni che non funzionano sembrano quasi diventare la conseguenza delle sue azioni precedenti.
La frase sulle ferite che non guariscono ma semplicemente “si sono spostate” è probabilmente una delle immagini migliori del pezzo.
Rende bene quella sensazione per cui un problema emotivo non viene realmente risolto: cambia forma, cambia persona, ma continua a tornare.
Il problema è che spesso capire queste parole è difficile
Ed è proprio questo che rende Bugie frustrante.
Leggendo il testo, ci sono immagini che funzionano e alcune frasi che potrebbero arrivare bene all’ascoltatore.
Ascoltando il brano senza avere le parole davanti, però, diversi passaggi diventano molto meno comprensibili.
La voce di Shiva è pesantemente trattata.
L’Autotune non viene utilizzato soltanto per correggere l’intonazione: diventa praticamente parte permanente del timbro vocale.
È naturalmente una scelta stilistica legittima e ormai normalissima nella trap e nell’urban.
Ma quando il trattamento della voce comincia a rendere meno distinguibili le consonanti e le parole, qualcosa si perde.
Soprattutto in una canzone che vuole raccontare una storia sentimentale.
L’Autotune rischia di rendere molti brani troppo simili
Il problema più ampio riguarda anche il suono.
L’Autotune può essere uno strumento creativo fantastico. Artisti diversi lo hanno utilizzato per deformare la voce, creare melodie impossibili o trasformarla quasi in un sintetizzatore.
Ma se viene applicato nello stesso modo, con melodie vocali simili e produzioni costruite sugli stessi codici, il rischio è che molti pezzi urban inizino ad assomigliarsi.
Bugie soffre un po’ di questo problema.
La base è piacevole, il ritornello funziona, l’atmosfera malinconica è immediata.
Poi però ascolti la voce e hai la sensazione di aver già sentito quella combinazione molte altre volte: frase melodica, voce estremamente processata, vocali allungate, ad-lib e parole che finiscono quasi dentro l’effetto.
A quel punto diventa difficile distinguere la personalità del brano da quella di decine di produzioni dello stesso genere.
Il testo è firmato da quattro persone
C’è inoltre una curiosità interessante nei crediti.
Bugie non risulta scritto esclusivamente da Shiva: tra gli autori figurano Shiva, Drillionaire, Toro2x e Chakra.
Non c’è niente di anomalo.
Nella musica contemporanea è comunissimo che un brano venga costruito da più persone, soprattutto perché nei crediti possono rientrare contributi alla composizione, alla melodia e alla produzione.
Però crea un contrasto curioso con il tipo di testo.
Stiamo ascoltando una confessione molto personale, costruita intorno a frasi come “ti ho perso”, “ho amato”, “ho mentito”, ma dietro la canzone lavorano più autori.
Questo non significa che l’esperienza raccontata sia falsa.
Significa semplicemente che l’intimità nella musica pop e urban è spesso il risultato di un lavoro collettivo, non necessariamente di una persona chiusa da sola in una stanza a scrivere il proprio diario.
Bugie funziona più per atmosfera che per scrittura
Alla fine Bugie non è un brutto brano.
Il ritornello entra facilmente in testa e il tema sentimentale è immediato.
Ci sono anche alcune immagini riuscite.
Ma sarebbe stato molto più efficace se la voce avesse lasciato respirare maggiormente le parole.
Perché se una canzone parla di incomunicabilità e poi anche l’ascoltatore fatica a capire ciò che il cantante sta dicendo, il problema diventa quasi involontariamente parte del brano.
Shiva ha una voce riconoscibile e non avrebbe necessariamente bisogno di nasconderla dietro un trattamento così pesante.
L’Autotune può aggiungere qualcosa.
In Bugie, in diversi momenti, finisce invece per togliere chiarezza.
E soprattutto rende una canzone che avrebbe qualche frase da ricordare molto più simile al resto dell’urban melodico contemporaneo di quanto dovrebbe essere.
Tu riesci a capire bene il testo di Bugie al primo ascolto oppure anche tu trovi che l’Autotune sia diventato troppo invasivo? Scrivilo nei commenti.


